per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

lunedì 3 dicembre 2012

La strada maestra


La strada maestra che ci riporta a casa

strada
Cacciati via

Essere esclusi, cacciati via, espulsi, allontanati, estromessi, banditi, deportati, esiliati... Quali immagini, sentimenti o persino esperienze personali questi termini suscitano in voi? L'idea di poter essere scacciati, buttati fuori, causa in molti di noi una profonda ansia, l'angoscia. La paura di essere lasciati fuori è spesso quella che, per evitarlo, causa in molti il conformismo e la disponibilità a fare compromessi.Quanta paura vi è di dover seguire un cammino solitario che nessuno ha mai calcato prima, con nessuno al fianco che ci accompagni!
La paura dell'esclusione è radicata in noi per la stessa condizione in cui ci troviamo. Secondo la Bibbia, la condizione umana, la nostra situazione esistenziale, potrebbe essere descritta come un esilio. E' un segnale che ci rammenta quello che è accaduto quando Adamo, con sua moglie, dopo aver infranto le regole che Dio aveva stabilito per la loro vita, ricevono la loro sentenza: "Perciò Dio il SIGNORE mandò via l'uomo dal giardino d'Eden" (Ge. 3:23). Esclusi dal quel Giardino, dov'erano in comunione con Dio e dove Egli aveva loro provveduto tutto ciò di cui avevano bisogno, la vita sarebbe stata molto difficile. Inoltre, "là fuori", la morte, in tutti i suoi aspetti, sarebbe stato il loro destino. La Bibbia lo mette in questo modo: "Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Ge. 3:17-19).
Peggio ancora, quando il male diventa sempre più sfrenato e Caino commette il primo omicidio, la punizione sarebbe stata: "Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra" (Ge. 4:12). Il suo angoscioso grido continua ad echeggiare anche nella nostra vita: "Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà" (Ge. 4:13,14).
Lo stesso sentimento di angoscia pervadeva l'antico Israele quando esso aveva infranto patto che lo legava a Dio come Suo popolo. Essendo allo stesso modo caduto nella tentazione che avrebbero potuto vivere meglio senza Dio e le Sue leggi, essi sono espulsi dalla Terra Promessa e letteralmente portati con la forza in esilio, lontani migliaia di chilometri. Dio aveva permesso che degli stranieri si impossessassero della loro terra e dei loro beni e fossero deportati in Babilonia.
Chiediamoci ora: forse che l'umanità ha perduto ogni possibilità di ritornare nella sua felice e sicura condizione precedente? Siamo noi condannati a rimanere per sempre "nel deserto di questo mondo" dominato da frustrazioni e dalla morte? L'antico Israele si era pregiudicata la prospettiva di ritornare nella propria terra? Era forse la loro (e la nostra) una condanna all'ergastolo, la prigione a vita? Beh, sì, eccetto che per una sola cosa: la possibilità di ricevere la grazia, di "essere graziati".
Di fatto la grazia era già stata annunziata da Dio subito dopo le Sue stesse parole di condanna. Egli, infatti, aveva detto a Satana: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno" (Ge. 3:15). Sono parole enigmatiche, ma erano già Evangelo, buona notizia. Esse proclamavano che Dio avrebbe provveduto la grazia attraverso un futuro Liberatore e Salvatore.
Anche all'antico popolo di Israele, esiliato in Babilonia, era stata annunciata, per bocca dei profeti, la grazia: un residuo fedele fra essi sarebbe ritornato nella Terra Promessa. Entrambe queste promesse di grazia, verso l'umanità in generale e ad Israele in particolare, sono fuse assieme nelle parole dei profeti d'Israele.

La strada del ritorno
via
Una di queste profezie di grazia, è contenuta nel testo biblico di Isaia 35. Essa si sarebbe avverata per l'antico popolo d'Israele e continua ad essere rilevante per noi oggi. Essa proclama che la via del ritorno, la via del ritorno a Dio, del ritorno alla comunione con Lui ed alle Sue benedizioni, può diventare per noi realtà quando ci affidiamo completamente al Liberatore e Salvatore promesso: il Signore Gesù Cristo.
Leggiamo, allora, ciò che troviamo nel libro del profeta Isaia, capitolo 35 dal versetto 1. " Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; si coprirà di fiori, festeggerà con gioia e canti d'esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del SIGNORE, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari; il terreno riarso diventerà un lago, e il suolo assetato si muterà in sorgenti d'acqua; nel luogo dove dimorano gli sciacalli vi sarà erba, canne e giunchi. Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà; ma vi cammineranno i redenti.  I riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; una gioia eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia; il dolore e il gemito scompariranno" (Is. 35:1-10).
oasi
Ecco la scena di un deserto. Siete mai stati in un deserto? Io no, ma ho udito chi vi è stato raccontarne l'esperienza. La vita di molti, anche se non vi sono fisicamente, può essere come un deserto. C'è sabbia bruciante, caldo torrido, sete, poca vegetazione... E' quasi impossibile orientarsi in un deserto perché non vi sono punti di riferimento. Chi vi si è perduto è disorientato e la disperazione lo coglie. Dopo tanto camminare si diventa estenuati, le ginocchia si indeboliscono. Ci si vorrebbe fermare e riposare, ma fermarsi sotto quel sole può essere peggio ancora. Gli occhi sono abbagliati dalla forte luce e irritati dalla sabbia. Si hanno persino miraggi, allucinazioni che ci fanno vedere cose inesistenti. Anche le orecchie è come se diventino sorte. Non si ha nemmeno più voglia di parlare ai compagni che sono con noi e che non ci possono aiutare. Si ha paura di incontrare bestie feroci, sciacalli... Come siamo potuti finire in una situazione del genere – ci si chiede? Potremo mai uscire da questo deserto oppure diventerà la nostra tomba? Se solo potessimo trovare la via per tornare a casa, alla nostra confortevole e fresca casa, insieme ai nostri cari... Improvvisamente, però, proprio quando pensiamo di aver perduto ormai ogni speranza, scorgiamo laggiù un beduino su un cammello. Un miraggio? No, è proprio qualcuno che ci potrebbe aiutare. Lui conosce il deserto e ci potrebbe aiutare ad uscirne. Non ne siete proprio sicuri perché potrebbe essere un brigante, un assassino...Vi avvicinate... Lui capisce la vostra situazione. E' amichevole. Vi porge la sua borraccia d'acqua. E' disposto ad accompagnarvi, compassionevolmente sulla via di casa. Vi fa salire sul cammello. Dopo un po' ecco una strada, una strada nel deserto, ben curata e segnalata. La percorrete. Dopo un po' il panorama cambia, comincia ad esserci più verde, dei torrenti e delle fonti d'acqua. Ora energia e gioia ravviva il vostro stanco corpo e la vostra mente. "Che fortuna abbiamo avuto!", dite. No, non si tratta della fortuna. E' la compassione e la provvidenza di Dio, la Sua grazia. Presto sarete a casa, nel luogo a cui appartenete.

Le caratteristiche della strada maestra
deserto
Sì, voi non appartenete a quel deserto, così come Israele non apparteneva a Babilonia. Israele apparteneva alla terra che Dio aveva loro provveduto, "paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi" (Ez. 20:15). Là avrebbero goduto di tutto ciò di cui hanno bisogno, in comunione con Dio. Perché si erano allontanati da quello splendido paese? Perché di quel paese, col tempo, si erano dimostrati ingrati, privi di apprezzamento. Avevano col tempo cominciato a disprezzare Colui che aveva dato loro quella terra. Avevano cominciato ad essere pretenziosi, a volere di più. Che cosa avrebbero mai potuto avere di più? Era stato il loro peccato a far si che ne fossero scacciati e finissero nel deserto. Anche noi apparteniamo a Dio. Siamo stati creati proprio per essere in comunione con Lui. Senza di Lui la nostra vita non può che diventare un deserto, morale, spirituale, in ogni senso, una desolazione. Perché siamo finiti in questo deserto? Perché abbiamo pensato di poter fare a meno di Dio, la fonte di ogni bene.
Mosso a compassione, però, attraverso l'intervento del santo e giusto Figlio di Dio, Dio offre di ricondurci indietro. Ravvedendoci e confidando in Cristo, il nostro Liberatore e Salvatore, una strada maestra si apre davanti a noi. Allora, come Dio disse attraverso il profeta Ezechiele: "Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò condotti fuori dai popoli e vi avrò radunati dai paesi dove sarete stati dispersi; io sarò santificato in voi davanti alle nazioni; voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando vi avrò condotti nella terra d'Israele, paese che giurai di dare ai vostri padri. Là vi ricorderete della vostra condotta e di tutte le azioni con le quali vi siete contaminati; sarete disgustati di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse; conoscerete che io sono il SIGNORE, quando avrò agito con voi per amor del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia, né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d'Israele! dice DIO, il Signore" (Ez. 20:41-44). Per grazia di Dio ci è offerta una via d'uscita, una strada maestra, che riporta al conforto ed alla sicurezza. E' una strada specifica, chiara, non ambigua. Potremmo scorgere altre strade, ma dobbiamo fare attenzione, sono ingannevoli, vicoli ciechi. E' Dio che ci mostra con precisione la strada che dobbiamo percorrere e le cose che dovremmo fare. Quali sono le caratteristiche di questa strada maestra? Essa è:

1. La strada maestra di Dio 

La prima e più ovvia caratteristica di questa strada è che è di Dio, appartiene a Lui, è Lui "il gestore" di questa strada. Il testo dice: " Là sarà una strada maestra". Questo vuol dire che questa strada non è stata né progettata né costruita dall'uomo. Non ha nulla a che fare con le futili religioni e progetti di riforma sociale ideati in questo mondo. Questa strada maestra è stata progettata e tracciata da Dio da ogni eternità, costruita da Lui e ad un costo molto elevato, per la Sua gloria e per il nostro beneficio. La Bibbia dice che per essa Dio non ha risparmiato neanche Suo Figlio, ma l'ha dato per la nostra salvezza. In altre parole, questa strada maestra è stata costruita con il Suo sangue, con il Suo sudore e con le Sue lacrime. "Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tt. 2:14). Noi che siamo invitati a camminare per essa, sappiamo che "...non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia" (1 Pi. 1:18,19).

2. La strada maestra conduce a Sion

Questa strada maestra è quella che conduce dalla città del peccato ("La fiera delle vanità") a Sion, la città di Dio. E' la via che esce dall'Egitto ed attraverso il deserto giunge in "un paese dove scorre il latte ed il miele". Come la scala che vede Giacobbe e che dalla terra raggiunge il cielo, così questa strada maestra parte dalle profondità del nostro peccato e raggiunge l'elevato e puro cielo. Isaia 11:16 ci dice: "Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d'Egitto" (Is. 11:16). Questa strada parte dall'Egitto e dall'Assiria, cioè dall'inferno del nostro esilio. Dio ha mandato Suo Figlio fin giù dove noi siamo e ha posto i nostri piedi sulla via che porta alla comunione con Dio, in questo mondo e per l'eternità.

3. Gesù è la via maestra 

Dov'è questa strada maestra che ci condurrà a casa? Non dovremmo chiedere "dove sia" questa strada, ma "chi è" questa via. Il Signore Gesù Cristo in Giovanni 14:6 dice: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Magari oggi non è "politicamente corretto" dire questo, ma dobbiamo avere il coraggio di dire: non esiste altra via che porta a Dio che questa. Tutte le altre vie sono solo illusioni e vane speranze, frutto della immaginazione umana. Un vecchio proverbio dice: "Tutte le strade conducono a Roma". Poteva certamente essere vero per la rete di strade che congiungeva ogni regione dell'impero a Roma, la capitale, per promuovere la loro potenza e profitti, ma non è vero spiritualmente. Gesù Cristo solo è Dio con noi, la via che porta a Dio Padre, al Cielo, alla vita eterna.
In atti 4:12 l'apostolo Pietro dice: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati". Gesù Cristo "...da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Co. 1:30). Il Suo sacrificio sulla croce è l'unico che ci possa far conseguire il perdono dei nostri peccati e la riconciliazione con Dio. Egli è il solo che abbia per noi dato l'intera Sua vita. Gesù disse che ogni altro preteso salvatore non è che un ladro ed un brigante, ciechi che conducono altri ciechi a cadere nel fosso dell'eterna disperazione.

4. La strada antica delle Scritture

Questa strada maestra è pure chiamata: "il sentiero antico", quello certo e sicuro dove che tanti già hanno percorso e non sono stati delusi. Come disse il profeta Geremia: "Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: "Non c'incammineremo per essa!" (Gr. 6:16). C'è tanta gente oggi che, con tutta la loro istruzione, pretende di essere superiore ed odia questo sentiero antico di Dio. Essi chiedono: "Dov'è il sentiero più recente e moderno? Voglio camminare per esso". Qui però ci è detto: "State ad un bivio e non sapete in quale direzione andare. Dovreste chiedere informazioni a qualcuno che conosce la via giusta". A chi dovremmo domandare? Dovremmo domandare ai fedeli ministri dell'Evangelo.
Dite loro: "Voglio sapere quale sia il sentiero antico, dove sia il vecchio sentiero, quello più sicuro".
"Domandate qual è il sentiero antico", dice Dio, "e quando lo trovate incamminatevi per esso. In esso solo troverete riposo per la vostra anima". Al tempo di Isaia tanta gente "cercava lumi" per la loro vita in oroscopi ed in medium. Il profeta, però, li sfida con queste parole:"Se vi si dice: «Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano», rispondete: «Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora! Andrà peregrinando per il paese, affranto, affamato; quando avrà fame, si irriterà, maledirà il suo re e il suo Dio; volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso terra, ed ecco, non vedrà che difficoltà, tenebre, oscurità piena d'angoscia; sarà sospinto in mezzo a fitte tenebre" (Is. 8:19-22).

 5. Una via chiaramente tracciata

Questa strada maestra è pure una via riconoscibile, tracciata con chiarezza, che non inganna. E' così chiara che non abbiamo bisogno di essere particolarmente istruiti e sofisticati per trovarla e incamminarci per essa. Il nostro testo dice: "...anche gli insensati, non potranno smarrirvisi". La Bibbia ci dice che a seguire Gesù era soprattutto la gente comune. Lo ascoltava con gioia. "Pubblicani e peccatori" si rallegravano del Suo insegnamento. 1 Corinzi 1 ci dice, difatti, che non molte persone d'istruzione elevata, non molte persone influenti e nobili di nascita avevano trovato questa via, nonostante i vantaggi che essa offre. Coloro che camminano per essa sono gente ordinaria, ma è proprio la gente che Dio ha scelto. "Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti" (1 Co. 1:27).

6. La via santa

Il nostro testo dice che questa strada maestra è pure "la via santa" disegnata e costruita dal Dio tre volte santo. Per questo: "Nessun impuro vi passerà". Perché tanti anche oggi non vogliono incamminarsi su questa strada? Perché non vogliono separarsi dai loro peccati favoriti, nonostante le conseguenze negative che comportano! Ostinatamente vi vogliono rimanere attaccati! La strada maestra è la via della santità, cioè una via che si eleva al di sopra della confusione, del disordine, dello sporco, della spazzatura di questo mondo. Coloro che vi camminano sono chiamati ad elevarsi moralmente, a concentrare la loro attenzione su ciò che sta in alto, non ciò che sta in basso. Certo, nessuno da solo può ripulirsi dal peccato che lo contamina. Ma nessuno potrà camminare sulla via di Dio se non è pulito. L'apostolo Pietro scrive: "come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»" (1 Pi. 1:15,16). Dio, che ci dice: "Siate santi", è pure Colui che ci può rendere santi. Egli ci tira su dal fango del nostro peccato, ci lava e ci purifica con il sangue di Cristo. Quando Dio ci purifica, la nostra colpevolezza viene rimossa, i nostri peccati sono espiati, e noi siamo giustificati, santificati e presto glorificati. Gesù è venuto a salvare il Suo popolo dai loro peccati. Coloro che fanno fatica ad accettare di camminare sulla via maestra di Dio, amano il peccato più di quanto amino Gesù Cristo.

7. Una strada sicura

Si tratta, infine di una strada sicura: "In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà". Non ci saranno là leoni pronti a sbranarci. Sì, possiamo anche udire dei ruggiti, ma non dobbiamo avere paura. Possiamo vincere questi "leoni" per la fede in Colui che è venuto per distruggere le opere del diavolo. Il Signore sarà come un muro che ci protegge dal fuoco. Potremmo anche attraversare "la valle dell'ombra della morte", come dice il Salmo 23, ma non abbiamo paura. L'ombra dei leoni non ci morde, l'ombra di una spada non può ferirci, l'ombra della morte non può ucciderci! Esclamiamo allora, con Paolo: "«O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?». Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Co. 15:55-57). Attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo otteniamo vita eterna. Siamo sicuri nella potente mano di Dio, non periremo per la via... Quando così, camminando sulla via di Cristo, siamo tentati ad abbandonarla, abbiamo la garanzia che Dio stesso ci darà modo di resisterle e, se cadiamo in essa, di venirne fuori.

La strada maestra che ci riporta a casa
strada maestra
Abbiamo iniziato riflettendo sul fatto che a nessuno piace essere esclusi, respinti, allontanati, ignorati e mandati via. Questa è un'indicazione, come abbiamo osservato, della nostra condizione esistenziale, fatta di costanti tensioni e di rapporti spezzati con il nostro prossimo e con Dio. Vivere nel deserto e nella desolazione della miseria e della frustrazione è il risultato, la conseguenza inevitabile, di ciò che la Bibbia chiama peccato, ad ogni livello. Di conseguenza, viviamo come l'antico Israele, esiliati in una terra straniera. Sogniamo la nostra patria ed i suoi tratti, col passare del tempo, diventano, nella nostra mente, sempre più indistinti. Perdiamo allora la speranza di poterci tornare e cerchiamo di adattarci "quaggiù", sapendo che la nostra vita è veramente simile ad un ergastolo. Un giorno, però, ecco che ci viene annunziata la grazia. Quello stesso Dio che giustamente ci condanna a causa del nostro peccato, è lo stesso che provvede a noi un Salvatore in Gesù Cristo. Il profeta Isaia Lo proclama come "la strada maestra" che ci può ricondurre "a casa", là dove noi apparteniamo. Egli disse: "Io sono la via, la verità e la vita". Questa è la strada antica e sicura che ci porta a Dio e che la Bibbia continua a mostrarci, nonostante le tante moderne, ma ingannevoli "strade alternative". La via maestra, però, è chiara, distinta ed onesta. E' la via della santità di Gesù Cristo, del quale la Bibbia dice: "Egli non commise peccato e  nella sua bocca non si è trovato inganno" (1 Pi. 1:22).
Potremmo paragonare Cristo al moderno "navigatore satellitare" che è oggi sempre più comune nelle automobili. E' un piccolo apparecchio elettronico in costante contatto con un satellite in cielo e che permette di localizzare la nostra posizione e di mostrarci come arrivare passo passo alla nostra destinazione attraverso le strade migliori e più sicure. Usare un navigatore satellitare dà un meraviglioso senso di sicurezza tanto che non ci perdiamo più quando non conosciamo la via per giungere ad un determinato luogo. Di un navigatore satellitare possiamo avere completa fiducia, anche quando sembra farci passare in zone sconosciute che ci rendono perplessi e ci fanno chiedere: "Ma sarà la via giusta?". Seguiamo, però, le sue indicazioni e ci arriviamo senza ritardo. Lo stesso possiamo dire quando ci affidiamo al Signore e Salvatore Gesù Cristo, di cui la Bibbia dice: "Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro... Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Eb. 7:25; 13:8).

tratto da: http://www.riforma.net/
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


 “Facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
O Eterno, DIO degli eserciti, ristoraci; fa' risplendere il tuo volto e saremo salvati” 
(Salmi 80:18-19)

La strada maestra che ci riporta a casa

strada
Cacciati via

Essere esclusi, cacciati via, espulsi, allontanati, estromessi, banditi, deportati, esiliati... Quali immagini, sentimenti o persino esperienze personali questi termini suscitano in voi? L'idea di poter essere scacciati, buttati fuori, causa in molti di noi una profonda ansia, l'angoscia. La paura di essere lasciati fuori è spesso quella che, per evitarlo, causa in molti il conformismo e la disponibilità a fare compromessi.Quanta paura vi è di dover seguire un cammino solitario che nessuno ha mai calcato prima, con nessuno al fianco che ci accompagni!
La paura dell'esclusione è radicata in noi per la stessa condizione in cui ci troviamo. Secondo la Bibbia, la condizione umana, la nostra situazione esistenziale, potrebbe essere descritta come un esilio. E' un segnale che ci rammenta quello che è accaduto quando Adamo, con sua moglie, dopo aver infranto le regole che Dio aveva stabilito per la loro vita, ricevono la loro sentenza: "Perciò Dio il SIGNORE mandò via l'uomo dal giardino d'Eden" (Ge. 3:23). Esclusi dal quel Giardino, dov'erano in comunione con Dio e dove Egli aveva loro provveduto tutto ciò di cui avevano bisogno, la vita sarebbe stata molto difficile. Inoltre, "là fuori", la morte, in tutti i suoi aspetti, sarebbe stato il loro destino. La Bibbia lo mette in questo modo: "Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Ge. 3:17-19).
Peggio ancora, quando il male diventa sempre più sfrenato e Caino commette il primo omicidio, la punizione sarebbe stata: "Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra" (Ge. 4:12). Il suo angoscioso grido continua ad echeggiare anche nella nostra vita: "Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà" (Ge. 4:13,14).
Lo stesso sentimento di angoscia pervadeva l'antico Israele quando esso aveva infranto patto che lo legava a Dio come Suo popolo. Essendo allo stesso modo caduto nella tentazione che avrebbero potuto vivere meglio senza Dio e le Sue leggi, essi sono espulsi dalla Terra Promessa e letteralmente portati con la forza in esilio, lontani migliaia di chilometri. Dio aveva permesso che degli stranieri si impossessassero della loro terra e dei loro beni e fossero deportati in Babilonia.
Chiediamoci ora: forse che l'umanità ha perduto ogni possibilità di ritornare nella sua felice e sicura condizione precedente? Siamo noi condannati a rimanere per sempre "nel deserto di questo mondo" dominato da frustrazioni e dalla morte? L'antico Israele si era pregiudicata la prospettiva di ritornare nella propria terra? Era forse la loro (e la nostra) una condanna all'ergastolo, la prigione a vita? Beh, sì, eccetto che per una sola cosa: la possibilità di ricevere la grazia, di "essere graziati".
Di fatto la grazia era già stata annunziata da Dio subito dopo le Sue stesse parole di condanna. Egli, infatti, aveva detto a Satana: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno" (Ge. 3:15). Sono parole enigmatiche, ma erano già Evangelo, buona notizia. Esse proclamavano che Dio avrebbe provveduto la grazia attraverso un futuro Liberatore e Salvatore.
Anche all'antico popolo di Israele, esiliato in Babilonia, era stata annunciata, per bocca dei profeti, la grazia: un residuo fedele fra essi sarebbe ritornato nella Terra Promessa. Entrambe queste promesse di grazia, verso l'umanità in generale e ad Israele in particolare, sono fuse assieme nelle parole dei profeti d'Israele.

La strada del ritorno
via
Una di queste profezie di grazia, è contenuta nel testo biblico di Isaia 35. Essa si sarebbe avverata per l'antico popolo d'Israele e continua ad essere rilevante per noi oggi. Essa proclama che la via del ritorno, la via del ritorno a Dio, del ritorno alla comunione con Lui ed alle Sue benedizioni, può diventare per noi realtà quando ci affidiamo completamente al Liberatore e Salvatore promesso: il Signore Gesù Cristo.
Leggiamo, allora, ciò che troviamo nel libro del profeta Isaia, capitolo 35 dal versetto 1. " Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; si coprirà di fiori, festeggerà con gioia e canti d'esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del SIGNORE, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari; il terreno riarso diventerà un lago, e il suolo assetato si muterà in sorgenti d'acqua; nel luogo dove dimorano gli sciacalli vi sarà erba, canne e giunchi. Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà; ma vi cammineranno i redenti.  I riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; una gioia eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia; il dolore e il gemito scompariranno" (Is. 35:1-10).
oasi
Ecco la scena di un deserto. Siete mai stati in un deserto? Io no, ma ho udito chi vi è stato raccontarne l'esperienza. La vita di molti, anche se non vi sono fisicamente, può essere come un deserto. C'è sabbia bruciante, caldo torrido, sete, poca vegetazione... E' quasi impossibile orientarsi in un deserto perché non vi sono punti di riferimento. Chi vi si è perduto è disorientato e la disperazione lo coglie. Dopo tanto camminare si diventa estenuati, le ginocchia si indeboliscono. Ci si vorrebbe fermare e riposare, ma fermarsi sotto quel sole può essere peggio ancora. Gli occhi sono abbagliati dalla forte luce e irritati dalla sabbia. Si hanno persino miraggi, allucinazioni che ci fanno vedere cose inesistenti. Anche le orecchie è come se diventino sorte. Non si ha nemmeno più voglia di parlare ai compagni che sono con noi e che non ci possono aiutare. Si ha paura di incontrare bestie feroci, sciacalli... Come siamo potuti finire in una situazione del genere – ci si chiede? Potremo mai uscire da questo deserto oppure diventerà la nostra tomba? Se solo potessimo trovare la via per tornare a casa, alla nostra confortevole e fresca casa, insieme ai nostri cari... Improvvisamente, però, proprio quando pensiamo di aver perduto ormai ogni speranza, scorgiamo laggiù un beduino su un cammello. Un miraggio? No, è proprio qualcuno che ci potrebbe aiutare. Lui conosce il deserto e ci potrebbe aiutare ad uscirne. Non ne siete proprio sicuri perché potrebbe essere un brigante, un assassino...Vi avvicinate... Lui capisce la vostra situazione. E' amichevole. Vi porge la sua borraccia d'acqua. E' disposto ad accompagnarvi, compassionevolmente sulla via di casa. Vi fa salire sul cammello. Dopo un po' ecco una strada, una strada nel deserto, ben curata e segnalata. La percorrete. Dopo un po' il panorama cambia, comincia ad esserci più verde, dei torrenti e delle fonti d'acqua. Ora energia e gioia ravviva il vostro stanco corpo e la vostra mente. "Che fortuna abbiamo avuto!", dite. No, non si tratta della fortuna. E' la compassione e la provvidenza di Dio, la Sua grazia. Presto sarete a casa, nel luogo a cui appartenete.

Le caratteristiche della strada maestra
deserto
Sì, voi non appartenete a quel deserto, così come Israele non apparteneva a Babilonia. Israele apparteneva alla terra che Dio aveva loro provveduto, "paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi" (Ez. 20:15). Là avrebbero goduto di tutto ciò di cui hanno bisogno, in comunione con Dio. Perché si erano allontanati da quello splendido paese? Perché di quel paese, col tempo, si erano dimostrati ingrati, privi di apprezzamento. Avevano col tempo cominciato a disprezzare Colui che aveva dato loro quella terra. Avevano cominciato ad essere pretenziosi, a volere di più. Che cosa avrebbero mai potuto avere di più? Era stato il loro peccato a far si che ne fossero scacciati e finissero nel deserto. Anche noi apparteniamo a Dio. Siamo stati creati proprio per essere in comunione con Lui. Senza di Lui la nostra vita non può che diventare un deserto, morale, spirituale, in ogni senso, una desolazione. Perché siamo finiti in questo deserto? Perché abbiamo pensato di poter fare a meno di Dio, la fonte di ogni bene.
Mosso a compassione, però, attraverso l'intervento del santo e giusto Figlio di Dio, Dio offre di ricondurci indietro. Ravvedendoci e confidando in Cristo, il nostro Liberatore e Salvatore, una strada maestra si apre davanti a noi. Allora, come Dio disse attraverso il profeta Ezechiele: "Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò condotti fuori dai popoli e vi avrò radunati dai paesi dove sarete stati dispersi; io sarò santificato in voi davanti alle nazioni; voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando vi avrò condotti nella terra d'Israele, paese che giurai di dare ai vostri padri. Là vi ricorderete della vostra condotta e di tutte le azioni con le quali vi siete contaminati; sarete disgustati di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse; conoscerete che io sono il SIGNORE, quando avrò agito con voi per amor del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia, né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d'Israele! dice DIO, il Signore" (Ez. 20:41-44). Per grazia di Dio ci è offerta una via d'uscita, una strada maestra, che riporta al conforto ed alla sicurezza. E' una strada specifica, chiara, non ambigua. Potremmo scorgere altre strade, ma dobbiamo fare attenzione, sono ingannevoli, vicoli ciechi. E' Dio che ci mostra con precisione la strada che dobbiamo percorrere e le cose che dovremmo fare. Quali sono le caratteristiche di questa strada maestra? Essa è:

1. La strada maestra di Dio 

La prima e più ovvia caratteristica di questa strada è che è di Dio, appartiene a Lui, è Lui "il gestore" di questa strada. Il testo dice: " Là sarà una strada maestra". Questo vuol dire che questa strada non è stata né progettata né costruita dall'uomo. Non ha nulla a che fare con le futili religioni e progetti di riforma sociale ideati in questo mondo. Questa strada maestra è stata progettata e tracciata da Dio da ogni eternità, costruita da Lui e ad un costo molto elevato, per la Sua gloria e per il nostro beneficio. La Bibbia dice che per essa Dio non ha risparmiato neanche Suo Figlio, ma l'ha dato per la nostra salvezza. In altre parole, questa strada maestra è stata costruita con il Suo sangue, con il Suo sudore e con le Sue lacrime. "Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tt. 2:14). Noi che siamo invitati a camminare per essa, sappiamo che "...non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia" (1 Pi. 1:18,19).

2. La strada maestra conduce a Sion

Questa strada maestra è quella che conduce dalla città del peccato ("La fiera delle vanità") a Sion, la città di Dio. E' la via che esce dall'Egitto ed attraverso il deserto giunge in "un paese dove scorre il latte ed il miele". Come la scala che vede Giacobbe e che dalla terra raggiunge il cielo, così questa strada maestra parte dalle profondità del nostro peccato e raggiunge l'elevato e puro cielo. Isaia 11:16 ci dice: "Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d'Egitto" (Is. 11:16). Questa strada parte dall'Egitto e dall'Assiria, cioè dall'inferno del nostro esilio. Dio ha mandato Suo Figlio fin giù dove noi siamo e ha posto i nostri piedi sulla via che porta alla comunione con Dio, in questo mondo e per l'eternità.

3. Gesù è la via maestra 

Dov'è questa strada maestra che ci condurrà a casa? Non dovremmo chiedere "dove sia" questa strada, ma "chi è" questa via. Il Signore Gesù Cristo in Giovanni 14:6 dice: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Magari oggi non è "politicamente corretto" dire questo, ma dobbiamo avere il coraggio di dire: non esiste altra via che porta a Dio che questa. Tutte le altre vie sono solo illusioni e vane speranze, frutto della immaginazione umana. Un vecchio proverbio dice: "Tutte le strade conducono a Roma". Poteva certamente essere vero per la rete di strade che congiungeva ogni regione dell'impero a Roma, la capitale, per promuovere la loro potenza e profitti, ma non è vero spiritualmente. Gesù Cristo solo è Dio con noi, la via che porta a Dio Padre, al Cielo, alla vita eterna.
In atti 4:12 l'apostolo Pietro dice: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati". Gesù Cristo "...da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Co. 1:30). Il Suo sacrificio sulla croce è l'unico che ci possa far conseguire il perdono dei nostri peccati e la riconciliazione con Dio. Egli è il solo che abbia per noi dato l'intera Sua vita. Gesù disse che ogni altro preteso salvatore non è che un ladro ed un brigante, ciechi che conducono altri ciechi a cadere nel fosso dell'eterna disperazione.

4. La strada antica delle Scritture

Questa strada maestra è pure chiamata: "il sentiero antico", quello certo e sicuro dove che tanti già hanno percorso e non sono stati delusi. Come disse il profeta Geremia: "Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: "Non c'incammineremo per essa!" (Gr. 6:16). C'è tanta gente oggi che, con tutta la loro istruzione, pretende di essere superiore ed odia questo sentiero antico di Dio. Essi chiedono: "Dov'è il sentiero più recente e moderno? Voglio camminare per esso". Qui però ci è detto: "State ad un bivio e non sapete in quale direzione andare. Dovreste chiedere informazioni a qualcuno che conosce la via giusta". A chi dovremmo domandare? Dovremmo domandare ai fedeli ministri dell'Evangelo.
Dite loro: "Voglio sapere quale sia il sentiero antico, dove sia il vecchio sentiero, quello più sicuro".
"Domandate qual è il sentiero antico", dice Dio, "e quando lo trovate incamminatevi per esso. In esso solo troverete riposo per la vostra anima". Al tempo di Isaia tanta gente "cercava lumi" per la loro vita in oroscopi ed in medium. Il profeta, però, li sfida con queste parole:"Se vi si dice: «Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano», rispondete: «Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora! Andrà peregrinando per il paese, affranto, affamato; quando avrà fame, si irriterà, maledirà il suo re e il suo Dio; volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso terra, ed ecco, non vedrà che difficoltà, tenebre, oscurità piena d'angoscia; sarà sospinto in mezzo a fitte tenebre" (Is. 8:19-22).

 5. Una via chiaramente tracciata

Questa strada maestra è pure una via riconoscibile, tracciata con chiarezza, che non inganna. E' così chiara che non abbiamo bisogno di essere particolarmente istruiti e sofisticati per trovarla e incamminarci per essa. Il nostro testo dice: "...anche gli insensati, non potranno smarrirvisi". La Bibbia ci dice che a seguire Gesù era soprattutto la gente comune. Lo ascoltava con gioia. "Pubblicani e peccatori" si rallegravano del Suo insegnamento. 1 Corinzi 1 ci dice, difatti, che non molte persone d'istruzione elevata, non molte persone influenti e nobili di nascita avevano trovato questa via, nonostante i vantaggi che essa offre. Coloro che camminano per essa sono gente ordinaria, ma è proprio la gente che Dio ha scelto. "Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti" (1 Co. 1:27).

6. La via santa

Il nostro testo dice che questa strada maestra è pure "la via santa" disegnata e costruita dal Dio tre volte santo. Per questo: "Nessun impuro vi passerà". Perché tanti anche oggi non vogliono incamminarsi su questa strada? Perché non vogliono separarsi dai loro peccati favoriti, nonostante le conseguenze negative che comportano! Ostinatamente vi vogliono rimanere attaccati! La strada maestra è la via della santità, cioè una via che si eleva al di sopra della confusione, del disordine, dello sporco, della spazzatura di questo mondo. Coloro che vi camminano sono chiamati ad elevarsi moralmente, a concentrare la loro attenzione su ciò che sta in alto, non ciò che sta in basso. Certo, nessuno da solo può ripulirsi dal peccato che lo contamina. Ma nessuno potrà camminare sulla via di Dio se non è pulito. L'apostolo Pietro scrive: "come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»" (1 Pi. 1:15,16). Dio, che ci dice: "Siate santi", è pure Colui che ci può rendere santi. Egli ci tira su dal fango del nostro peccato, ci lava e ci purifica con il sangue di Cristo. Quando Dio ci purifica, la nostra colpevolezza viene rimossa, i nostri peccati sono espiati, e noi siamo giustificati, santificati e presto glorificati. Gesù è venuto a salvare il Suo popolo dai loro peccati. Coloro che fanno fatica ad accettare di camminare sulla via maestra di Dio, amano il peccato più di quanto amino Gesù Cristo.

7. Una strada sicura

Si tratta, infine di una strada sicura: "In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà". Non ci saranno là leoni pronti a sbranarci. Sì, possiamo anche udire dei ruggiti, ma non dobbiamo avere paura. Possiamo vincere questi "leoni" per la fede in Colui che è venuto per distruggere le opere del diavolo. Il Signore sarà come un muro che ci protegge dal fuoco. Potremmo anche attraversare "la valle dell'ombra della morte", come dice il Salmo 23, ma non abbiamo paura. L'ombra dei leoni non ci morde, l'ombra di una spada non può ferirci, l'ombra della morte non può ucciderci! Esclamiamo allora, con Paolo: "«O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?». Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Co. 15:55-57). Attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo otteniamo vita eterna. Siamo sicuri nella potente mano di Dio, non periremo per la via... Quando così, camminando sulla via di Cristo, siamo tentati ad abbandonarla, abbiamo la garanzia che Dio stesso ci darà modo di resisterle e, se cadiamo in essa, di venirne fuori.

La strada maestra che ci riporta a casa
strada maestra
Abbiamo iniziato riflettendo sul fatto che a nessuno piace essere esclusi, respinti, allontanati, ignorati e mandati via. Questa è un'indicazione, come abbiamo osservato, della nostra condizione esistenziale, fatta di costanti tensioni e di rapporti spezzati con il nostro prossimo e con Dio. Vivere nel deserto e nella desolazione della miseria e della frustrazione è il risultato, la conseguenza inevitabile, di ciò che la Bibbia chiama peccato, ad ogni livello. Di conseguenza, viviamo come l'antico Israele, esiliati in una terra straniera. Sogniamo la nostra patria ed i suoi tratti, col passare del tempo, diventano, nella nostra mente, sempre più indistinti. Perdiamo allora la speranza di poterci tornare e cerchiamo di adattarci "quaggiù", sapendo che la nostra vita è veramente simile ad un ergastolo. Un giorno, però, ecco che ci viene annunziata la grazia. Quello stesso Dio che giustamente ci condanna a causa del nostro peccato, è lo stesso che provvede a noi un Salvatore in Gesù Cristo. Il profeta Isaia Lo proclama come "la strada maestra" che ci può ricondurre "a casa", là dove noi apparteniamo. Egli disse: "Io sono la via, la verità e la vita". Questa è la strada antica e sicura che ci porta a Dio e che la Bibbia continua a mostrarci, nonostante le tante moderne, ma ingannevoli "strade alternative". La via maestra, però, è chiara, distinta ed onesta. E' la via della santità di Gesù Cristo, del quale la Bibbia dice: "Egli non commise peccato e  nella sua bocca non si è trovato inganno" (1 Pi. 1:22).
Potremmo paragonare Cristo al moderno "navigatore satellitare" che è oggi sempre più comune nelle automobili. E' un piccolo apparecchio elettronico in costante contatto con un satellite in cielo e che permette di localizzare la nostra posizione e di mostrarci come arrivare passo passo alla nostra destinazione attraverso le strade migliori e più sicure. Usare un navigatore satellitare dà un meraviglioso senso di sicurezza tanto che non ci perdiamo più quando non conosciamo la via per giungere ad un determinato luogo. Di un navigatore satellitare possiamo avere completa fiducia, anche quando sembra farci passare in zone sconosciute che ci rendono perplessi e ci fanno chiedere: "Ma sarà la via giusta?". Seguiamo, però, le sue indicazioni e ci arriviamo senza ritardo. Lo stesso possiamo dire quando ci affidiamo al Signore e Salvatore Gesù Cristo, di cui la Bibbia dice: "Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro... Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Eb. 7:25; 13:8).

tratto da: http://www.riforma.net/
Rielaborato da: Consapevoli nella Parola


 “Facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
O Eterno, DIO degli eserciti, ristoraci; fa' risplendere il tuo volto e saremo salvati” 
(Salmi 80:18-19)

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/12/strada-Cristo-grazia-salvezza.html


martedì 27 novembre 2012

La vecchia e la nuova Croce



Tutta inattesa e prevalentemente non percepita ci è pervenuta, in epoca moderna, nei popolari circoli evangelici,una nuova croce. E' come la vecchia croce, ma diversa: le somiglianze sono superficiali, le differenze,fondamentali.

Da questa nuova croce è scaturita una nuova filosofia della vita cristiana, e da questa nuova filosofia è pervenuta,una nuova tecnica evangelica, un nuovo tipo di incontro e un nuovo tipo di predicazione. Questa nuova evangelizzazione utilizza lo stesso linguaggio della vecchia, ma il suo contenuto non è lo stesso e il suo tono nonè come prima.

La vecchia croce non avrebbe dovuto avere alcun rapporto con il mondo. Per la carne orgogliosa di Adamosignificava la morte. Essa portava ad effetto la pena inflitta dalla legge del Sinai. La nuova croce non si contrappone al genere umano ma piuttosto, è un' amica cordiale e, se ben compresa, è fonte di un mare di sano divertimento e innocente piacere. Consente ad Adamo di vivere senza inibizioni.
  
Il suo scopo di vita è immutato, egli vive ancora per il proprio piacere, solo che ora si diletta a cantare in cori e aguardare film religiosi invece di cantare canzoni oscene e bere superalcolici. L'accento è ancora sul piacere, anche se il divertimento è ora su un piano più elevato moralmente, se non intellettualmente.

La nuova croce incoraggia un approccio evangelico nuovo e completamente diverso. L'evangelista non chiedeche si rinneghi la vecchia vita, prima che la nuova vita possa essere ricevuta. Egli non predica contrasti, masimilitudini. Egli cerca di andare alla chiave dell'interesse pubblico, mostrando che il cristianesimo non farichieste spiacevoli, anzi, offre le stesse cose che offre il mondo, solo ad un livello più alto. Di qualunque cosacui,  il mondo, corrotto dal peccato, sembri essere attualmente alla ricerca, chiedendolo ansiosamente,  èabilmente dimostrato di essere proprio quello che offre il Vangelo, soltanto che il prodotto religioso è migliore.
 
La nuova croce non uccide il peccatore, essa lo reindirizza. Lo prepara in una direzione di vita più pulita,  più allegra,  più meticolosa e salva il suo amor proprio. All'orgoglioso viene detto: "Vieni e afferma te stesso a favore di Cristo".  All'egoista viene detto: "Vieni e glorifica te stesso nel Signore". A colui che ricerca emozioni viene detto: "Vieni a godere il fremito della fratellanza cristiana". Il messaggio cristiano è deviato in direzione della moda corrente per renderlo accettabile al pubblico.

La filosofia che sta dietro a questo tipo di cose può essere sincera ma la sua sincerità non la salva dall'esserefalsa. È falsa, perché è cieca. Essa perde completamente di vista il significato integrale della croce.  Lavecchia croce è un simbolo di morte. Si erge per la rude, e violenta morte di un uomo. L' uomo che, in epoca romana prese la sua croce e si avviò su per la strada,  aveva già detto addio ai suoi amici. 

Egli non sarebbe tornato. Stava andando verso la sua morte. La croce non fece alcun compromesso, non modificò nulla, non risparmiò nulla; essa uccise tutto dell'uomo, completamente e per sempre. Non cercò di rimanere in buoni rapporti con la sua vittima. Colpì crudele e duro, e quando ebbe finito il suo lavoro, l'uomo non c'era più.

La razza di Adamo è sotto condanna a morte. Non vi è alcuna commutazione di pena e non c'è scampo.Dio non può approvare alcuno dei frutti del peccato, per quanto innocenti possano apparire o gradevoli agli occhi degli uomini. Dio quando salva l'individuo dall' ucciderlo poi lo eleva  a novità di vita.
 
Quell'evangelismo che suggerisce parallelismi amichevoli tra le vie di Dio e le vie degli uomini è falso per la Bibbia e spietato per le anime dei suoi uditori. La fede in Cristo non è in parallelo con il mondo, essa lo taglia di netto. Nell'andare a Cristo, non portiamo la nostra vecchia vita sollevata su un livello superiore, noi la abbandoniamo alla croce. Il chicco di grano deve cadere in terra e morire. Noi che predichiamo il vangelo non dobbiamo pensare a noi stessi come ad agenti di pubbliche relazioni inviati per dimostrare la benevolenza tra Cristo e il mondo.

Non dobbiamo immaginare noi stessi incaricati di creare un Cristo accettabile per le grandi imprese, per la stampa, per il mondo dello sport o per l'educazione moderna. Noi non siamo diplomatici, ma profeti, e il nostro messaggio non è un compromesso, ma è un ultimatum.

Dio offre la vita, ma non la vita vecchia migliorata. La vita che Egli offre è la vita che rinasce  dalla morte. Essa si erge sempre sul lato lontano della croce. Colui che vuole possederla deve passare prima sotto la verga di Dio. Egli deve ripudiare se stesso e approvare la giusta sentenza di Dio contro di lui.

Che cosa significa questo per l'individuo, l'uomo condannato che vorrebbe trovare la vita in Cristo Gesù? Come può questa teologia essere tradotta in vita? Semplicemente, egli deve pentirsi e credere. Egli deve prima abbandonare i suoi peccati e poi procedere ad abbandonare se stesso. Non deve nascondere nulla, difendere nulla, scusare nulla. Non deve cercare di negoziare condizioni con Dio, ma deve chinare il capo sotto il severo giudizio di Dio e riconoscersi meritevole di morte.

Fatto questo deve fissare lo sguardo con fede semplice sul Salvatore risorto, e da Lui verrà la vita e la rinascita, la purificazione e la potenza. La croce che pose fine alla vita terrena di Gesù pone oggi fine al peccatore, e la potenza che risuscitò Cristo dai morti, oggi fa rinascere il peccatore morto ad una nuova vita insieme a Cristo.

Chiunque possa opporsi a questa visione o faccia affidamento,  semplicemente, su una visione ristretta e privata ​​della verità, mi lasci dire che Dio ha messo il suo marchio di approvazione su questo messaggio dal giorno di Paolo ad oggi. Se pur asserito con queste parole esatte o no, questo è stato il contenuto di tutta la predicazioneche ha portato la vita e la potenza al mondo attraverso i secoli. I mistici, i riformatori, i revivalisti  hanno messoqui la loro enfasi, e segni, prodigi e operazioni potenti dello Spirito Santo hanno dato testimonianza dell'approvazione di Dio.

Osiamo noi, gli eredi di un tale patrimonio di potenza, manomettere la verità?
Osiamo noi con le nostre matite tozze cancellare le linee del piano o alterare il disegno mostratoci sul Monte?Che Dio non voglia. 

Cerchiamo di predicare la vecchia croce e conosceremo il vecchio potere.
"Signore, non è popolare oggi di essere 'vecchio stile'. Ma mi impegno oggi alla vecchia croce. Aiutami oggi a negare me stesso, a prendere la mia croce, e seguirti. Amen ".


Traduzione di Consapevoli nella Parola 
da "Man, the Dwelling Place of God, 1966" di A.W. Tozer





"Ma quanto a me, non avvenga mai che io mi vanti all'infuori della croce del Signor nostro Gesú Cristo, per la quale il mondo è crocifisso a me e io al mondo."
(Galati 6,14) 

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/11/sermone-tozer-vecchiacroce-verovangelo.html

martedì 13 novembre 2012

La vera Chiesa


Introduzione

La Scrittura parla così spesso della chiesa che lo studio del suo insegnamento a riguardo è una parte separata dello studio della teologia. Vari libri del Nuovo Testamento hanno come loro punto focale la chiesa. Atti racconta la storia del raduno della chiesa del Nuovo Testamento; I Corinzi parla in modo particolare della fedeltà di Dio verso la Sua chiesa (1:9); Efesini ha come suo tema principale la chiesa in quanto corpo di Cristo (1:22-23; 5:30-32); Colossesi enfatizza la gloriosa verità che Cristo è il Capo della chiesa (1:18; 2:10); I Timoteo ci insegna il comportamento appropriato da tenersi nella chiesa (3:15); e Tito promuove il buon ordine nella chiesa (1:5). Tuttavia vi sono pochi che conoscono ciò che la Bibbia insegna a riguardo della chiesa o che realizzano perché la chiesa è così importante.
La parola greca tradotta chiesa significa "chiamata fuori". Il nome chiesa nel suo senso più alto e migliore si riferisce a coloro che sono salvati e a loro soltanto. Il nome ci ricorda che i veri membri della chiesa sono coloro che sono "chiamati … dall’oscurità alla sua luce meravigliosa" (I Pietro 2:9). Ci ricorda, anche, che il loro luogo nella chiesa è per grazia. Essi non sono membri per loro scelta o opere, ma per la chiamata di Dio.
Che i membri della chiesa sono chiamati fuori fa riferimento non soltanto alla loro salvezza dal peccato (essi sono chiamati fuori dall’oscurità), ma anche alla loro separazione spirituale dal mondo e dalla sua malvagità (II Corinzi 6:14-18). Implicata nel nome chiesa, quindi, è la santità ed ubbidienza dei membri della chiesa. Una chiesa i cui membri non sono santificati non merita il nome chiesa.
La santità è essenziale per l’esistenza stessa della chiesa. I membri d’essa sono chiamati, scelti a santità (Efesini 1:4), e redenti (Colossesi 1:21-22). La santità della chiesa è importante perché ha a che fare con il proposito di Dio nei suoi confronti. La ragione per l’esistenza della chiesa è la gloria di Dio (Efesini 1:6, 12). E’ nella santità della chiesa e dei suoi membri che questo proposito è realizzato. Una chiesa non santa, una chiesa i cui membri non sono santi, non può glorificare e non glorifica Dio. Nella santità della chiesa, soprattutto, la gloria di Dio risplende ed è riflessa.
E’ una vergogna e un danno per la chiesa che oggi i suoi membri non vivano come coloro che sono chiamati fuori. Se la chiesa stessa non è per niente differente dal mondo nel suo insegnamento, nella condotta dei suoi membri, e nelle sue pratiche, la sua testimonianza sarà inefficace. La gloria della chiesa, e la gloria della sua testimonianza in questo mondo perduto, sta nel suo essere chiamata fuori, separata, e santa, differente dal mondo malvagio.
Tre gruppi distinti di persone appartengono alla chiesa eletta di Dio, anche se alla fine essi saranno radunati in uno in Cristo. Vi sono, prima di tutto, gli eletti sulla terra in un qualsiasi particolare momento nella storia (Efesini 1:10).Ad essi si fa riferimento come la chiesa militante.
Secondo, vi sono gli eletti che hanno combattuto il buon combattimento, hanno terminato il loro corso, e sono andati in gloria. Essi sono la chiesa trionfante (II Timoteo 4:7; Apocalisse 6:10).
Infine, vi sono coloro che appartengono alla chiesa per elezione, ma che devono ancora nascere ed essere portati a ravvedimento e fede. Quella che chiamiamo la chiesa latente, o nascosta (II Pietro 3:9).
  
La Chiesa Militante 
chiesa
 La chiesa sulla terra è correttamente chiamata la chiesa militante, ovvero la chiesa che combatte. Essa è descritta nella Scrittura come un esercito (Canzone di Salomone 6:4, 10; Apocalisse 19:11-16). La sua chiamata è per far guerra (II Corinzi 10:3-4; I Timoteo 1:18; II Timoteo 2:4). I suoi membri devono indossare l’armatura di Dio (Efesini 6:10-18). Cristo è il suo Capitano (Ebrei 2:10; Apocalisse 19:11-16).
Il termine militante significa che la chiesa non è soltanto pronta a combattere; essa è sempreimpegnata in guerra. Questa è l’intera chiamata e vita della chiesa (II Timoteo 2:4). La battaglia non è finita fino a che lasciamo questa vita ed andiamo ad essere con Cristo in gloria (vv. 7-8).
La guerra della chiesa non è meramente difensiva. La chiesa ed i suoi membri sono chiamati a portare la battaglia nel territorio e campo del nemico, ad assumere l’offensiva. Di sicuro questo è ciò che la Parola intende in II Corinzi 10:4-5: "Perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti attraverso Dio per distruggere le fortezze; abbattendo le immaginazioni ed ogni alta cosa che esalta se stessa contro la conoscenza di Dio, e portando in cattività ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo."Questo passaggio insegna anche che la battaglia è spirituale. I nemici (Efesini 6:12), le armi (vv. 13-17), e la guerra stessa sono tutti spirituali, ma ciò non rende affatto il combattimento meno reale o difficile.
I nemici sono Satana, il mondo, e la nostra carne peccaminosa, il peccato e la tentazione in tutte le loro forme e dovunque essi siano trovati, perfino in noi stessi. Contro tali nemici, la battaglia non può essere combattuta con la potenza politica, sociale, economica, o militare. Essa è combattuta mediante la fede e la Parola di Dio (Efesini 6:13-17; I Giovanni 5:4).
E' una battaglia per le menti e le anime degli uomini, una battaglia contro false idee ed eresie come anche contro la malvagità e la tentazione (II Corinzi 10:4-5; Giacomo 4:7). E’ una battaglia contro qualsiasi cosa che sia non amichevole verso Dio e verso la conoscenza di Dio.
In questa battaglia, tuttavia, noi non combattiamo per la vittoria. Noi combattiamo nella vittoria, come coloro che già la possiedono attraverso la sofferenza, morte, risurrezione, ed ascensione del nostro Signore. Noi siamo più che vincitori attraverso Colui che ci ha amati (Romani 8:37). Ma noi dobbiamo combattere. In questo mondo non dobbiamo "godercela," ma dobbiamo essere soldati (II Timoteo 2:3-4).

La Chiesa Trionfante
chiesa tronfante
Chiesa trionfante è il nome dato a quella parte della chiesa che ora riposa dalle sue fatiche in gloria. Coloro che appartengono alla chiesa trionfante hanno combattuto il buon combattimento della fede, hanno finito il loro corso, ed hanno ricevuto una corona di giustizia dal Signore (II Timoteo 4:7-8).
Il fatto che parliamo della chiesa trionfante non dovrebbe suggerirci che la chiesa sulla terra non sia trionfante nella battaglia della fede. Anche coloro che stanno ancora combattendo la battaglia, soffrendo e lottando, sono più che vincitori attraverso Colui che li ha amati (Romani 8:37). Cristo ha trionfato gloriosamente sopra i Suoi nemici, la morte il peccato e Satana, e li ha totalmente sconfitti (Luca 10:17-18; Efesini 4:8; Colossesi 2:15). Noi siamovittoriosi in Cristo.
Ciò ha bisogno di essere enfatizzato al giorno d’oggi. Cristo non sta aspettando di essere incoronato Re dei re. Egli è stato coronato di gloria ed onore alla destra di Dio (Ebrei 2:9), ed Egli governa nel mezzo del Suoi nemici (Salmo 110:2). Perfino mentre la battaglia è ancora combattuta, noi abbiamo già la vittoria in Lui e combattiamo un nemico già sconfitto. Tutto ciò che rimane è ciò che viene chiamato, in termini militari, le "operazioni di rastrellamento." Il regno è vinto. Deve soltanto essere consegnato al Padre (I Corinzi 15:24).
La vittoria di Cristo prevale anche mentre gli empi peggiorano sempre di più ed il mondo intero giace nelle tenebre. Gli empi sono così completamente sconfitti che Cristo non soltanto continua a governare su di loro, ma mediante il Suo sovrano governo inoltre li usa per il Suo proprio proposito.
Noi facciamo riferimento ai santi in gloria come "la chiesa trionfante" perché essi sono entrati nel godimento della vittoria. Mentre i santi sulla terra continuano la battaglia, essi si riposano dalle loro fatiche (Apocalisse 14:13) e "non usciranno mai più fuori" (Apocalisse 3:12). Mentre i guerrieri terrestri devono ancora indossare l’armatura della fede, i santi in cielo l’hanno deposta e sono vestiti di bianco (v. 5). Essi non vedono più i volti dei loro nemici, ma contemplano il volto dell’Agnello (Apocalisse 22:4). Le loro lacrime sono asciugate, e non vi è più morte per loro o tristezza o pianto o dolore (Apocalisse 21:4).
E’ buono per noi pensare alla chiesa trionfante in cielo. La loro gloria è una testimonianza del fatto che la vittoria è anche nostra. Tra non molto noi saremo dove sono loro, e riposeremo con loro. Che grande giorno che sarà! E mentre attendiamo, essi pregano in cielo per la vendetta di Dio sui nostri nemici, una preghiera che Dio di certo ode (Apocalisse 6:9-11).
Solo in due aspetti il trionfo dei santi in cielo è ancora incompleto. Primo, i loro corpi non sono ancora risuscitati, così che essi non godono della gloria celeste con anima e corpo glorificati. Secondo, il riposo della chiesa non è ancora glorificato, e, come i versi 9-11 suggeriscono, la loro gloria non è completa senza di noi. L’intero corpo di Cristo deve essere radunato in uno per la gloria di Dio il Padre, e fino a che non lo sarà, la chiesa trionfante deve attendere come noi.
Nella sicura speranza di quel giorno a venire, sicuro per il decreto di Dio, per il sangue ed il governo di Cristo, e per la sovrana opera dello Spirito, la chiesa militante combatte ed attende e prega, mentre la chiesa trionfante riposa ed attende e prega.

La Chiesa Latente 
chiesa latente
Coloro che sono glorificati in cielo e coloro che sono salvati e stanno ancora vivendo qui sulla terra non sono i soli che appartengono al corpo di Gesù Cristo, la chiesa invisibile. Vi sono anche quelli che non sono ancora nati e salvati ("latente"), ma che sono stati scelti da Dio. Essi, anche, appartengono alla chiesa per elezione e per lo spargimento del sangue di Cristo alla croce, anche se non ancora per rigenerazione e fede.
Cristo ha parlato spesso di coloro che il Padre Gli ha dato e che non erano ancora stati salvati (Giovanni 6:37, 39; Giovanni 10:16, 19; 17:2). Essi Gli sono stati dati prima della fondazione del mondo (Giovanni 17:6; Efesini 1:4), ed è per loro che Egli prega (Giovanni 17:9) e muore (vv. 13, 19). La loro salvezza e il posto nella Sua chiesa, quindi, sono garantiti.
E’ per queste persone che Cristo rimanda la Sua venuta. Prima che Egli possa ritornare nella volontà di Dio, tutti loro devono nascere ed essere salvati. Questo è ciò che leggiamo in II Pietro 3:9. Molti intendono le parole non volendo che alcuno perisca come per far riferimento ad un desiderio da parte di Dio per la salvezza di ogni persona senza eccezione, ma il verso non ha niente a che fare con una tale supposta volontà di Dio per la salvezza di ogni individuo.
Il nono verso parla in modo chiaro di noi. Cristo è paziente (misericordioso) "verso di noi." La Sua misericordia significa che Egli non vuole che alcuno di noi perisca, ma che tutti noi giungiamo a ravvedimento. La parola noi è chiaramente inferita nelle ultime due espressioni del verso, anche. Ciò che colpisce è il fatto che la parolanoi a cui si fa riferimento include coloro che non sono ancora giunti a ravvedimento. Essi sono parte di noi, parte di coloro che "hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra … attraverso la giustizia di Dio e nostro Salvatore Gesù Cristo" (II Pietro 1:1), a cui sono state date "tutte le cose che pertengono alla vita e alla pietà" come anche "grandissime e preziose promesse" (vv. 3-4).
Noi comprendiamo che queste persone hanno tutte queste benedizioni soltanto in quanto scelte in Cristo ed acquistate da Lui. Tuttavia, l’elezione ed il sangue di Cristo sono così sicuri che di essi può essere detto che già hanno queste cose con noi e che già sono parte di noi.
In verità è in modo simile che il verso deve essere compreso. Pensare che il verso parli di un desiderio di Dio per la salvezza di ogni persona è renderlo senza senso. La promessa venuta di Cristo (II Pietro 3:4, 10) non può aver luogo fino a che tutti sono giunti a ravvedimento (v. 9). Per questo Dio nella Sua misericordia sta aspettando.
Ma se Dio sta aspettando la salvezza di tutti senza eccezione, allora Cristo non ritornerà mai. Tutti gli uomini senza eccezione non sono mai giunti e non giungeranno mai a ravvedimento. Vi sono sempre stati, e vi saranno sempre, quelli che periscono.
Piuttosto, la venuta di Cristo è legata alla salvezza dell’intera chiesa eletta, ciò che è chiamato il raccogliere quelle "altre pecore" (Giovanni 10:16). Quando tutte loro saranno state portate a ravvedimento per la grazia di Dio, possiamo essere sicuri che Cristo tornerà.
A quel fine la chiesa in cielo prega (Apocalisse 6:10-11), e la chiesa sulla terra si unisce a loro (Apocalisse 22:20), chiedendo la salvezza di tutti coloro che Dio ha scelto, ma che sono ancora nelle tenebre e nell’incredulità.
  
La Vera Chiesa 
la vera chiesa
Qual è la vera chiesa di Gesù Cristo, e dove deve essere trovata? Questa è una difficile ma importante domanda, una domanda che ci dobbiamo fare se dobbiamo diventare membri della chiesa invisibile. Molto spesso è una domanda a cui non è così facile dare una risposta.
Ciò che rende questa domanda ancora più difficile è la possibilità che una chiesa che una volta sembrava essere la chiesa di Cristo divenga la falsa chiesa. Cristo avverte la chiesa di Efeso a riguardo di questa possibilità in Apocalisse 2:5.
Che la chiesa di Efeso fosse in pericolo di divenire la falsa chiesa è evidente dalla minaccia di Cristo di rimuovere il suo "candelabro." Quei candelabri erano figure della vera chiesa, che bruciavano con l’olio dello Spirito (Zaccaria 4:1-6; Ebrei 1:9) e che esistevano come una luce nel mondo (Matteo 5:14). La chiesa di Efeso era in pericolo di perdere sia lo Spirito che la sua luce. Il fatto che la chiesa lì presente fosse minacciata con la rimozione del suo candelabro dal suo luogo significava che non sarebbe stata più di Cristo. Egli non avrebbe più camminato in essa (Apocalisse 1:12-13). Nella stessa maniera Cristo minaccia di sputare la chiesa di Laodicea fuori dalla Sua bocca (Apocalisse 3:16).
Ciò che è così terrificante nel caso di queste due chiese è il fatto che Cristo le minaccia di giudizio per aver perso il loro primo amore (Apocalisse 2:4) e per la tiepidezza e la sicurezza carnale (Apocalisse 3:16-17). Senza dubbio vi sono molte chiese oggi che sono in pericolo di giungere sotto gli stessi giudizi e per le stesse ragioni.
La vera chiesa di Cristo, quindi, è la chiesa che mantiene il suo primo amore (Apocalisse 2:4), che fa ciò che Cristo comanda (v. 5), che è fedele (v. 10), che si ravvede dei suoi peccati (v. 16), che mantiene stretto ciò che ha (v. 25), che è vigilante (v. 4), che fa in modo che i suoi membri non contaminino le loro vesti (v. 4), che osserva la Parola di Cristo e non nega il Suo nome (v. 8). Non ve ne sono molte così oggi.
E’ evidente da questi passaggi che non tutte le chiese sono ugualmente pure. Le chiese a cui Cristo indirizza i moniti in Apocalisse 2 e 3 vanno da quelle contro le quali Egli non ha alcuna rimostranza a quelle minacciate di distruzione. Tuttavia, a tutte esse Cristo Si rivolge ancora come a chiese, come anche nel caso della chiesa di Corinto, nonostante tutti i suoi problemi.
Dovremmo tenere a mente questo, perché significa che nel cercare la vera chiesa, non dovremmo cercare una chiesa perfetta. Fintanto che vi sarà il peccato nel mondo e nel popolo di Dio, una chiesa perfetta non può essere trovata.
Nessuna chiesa o denominazione può reclamare, come fa Roma ed alcune chiese Protestanti, di essere la solavera chiesa di Cristo. Vi è una vasta gamma di chiese, più o meno pure e vere, che rappresentano, almeno in qualche grado, la chiesa di Gesù Cristo.
Tuttavia dobbiamo sapere che usando il termine di Vera Chiesa si intende una Chiesa la cui esistenza non dipende da forme, cerimonie, cattedrali, chiese, cappelle, pulpiti, fonti, paramenti, organi, dotazioni, denaro, re, governi, magistrati, o da qualsiasi atto di favore concesso da mani d'uomo. La Vera Chiesa ha continuato a vivere e continuerà a vivere anche quando tutte queste cose le saranno sottratte; è stata spesso, infatti, costretta a nascondersi nei deserti, nei boschi e nelle caverne della terra fuggendo da coloro che avrebbero dovuto esserle amici. La sua esistenza dipende da null'altro che la presenza di Cristo e del Suo Spirito. E' per questo che essa non muore, perché vive della loro presenza.
Questa è la Chiesa a cui particolarmente appartengono gli attributi biblici che indicano i suoi attuali onori e privilegi, come pure le promesse di futura gloria; questo è il corpo di Cristo; questo è il gregge di Cristo; questa è la famiglia fedele; questa è l'edificio di Dio, il fondamento di Dio, e il tempio dello Spirito Santo. Questa è la Chiesa dei primogeniti, i cui nomi sono scritti in cielo; questo è il sacerdozio regale, la generazione eletta, il popolo particolare, la proprietà acquistata, l'abitazione di Dio, la luce del mondo; il sale ed il frumento della terra; questa è "la Santa Chiesa Cattolica" del Credo apostolico; questa è "la Vera chiesa, Una, Cattolica ed Apostolica" del Credo niceno; questa  è la chiesa alla quale il Signore Gesù promette che: "le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Matteo 16:18), ed alla quale Egli dice: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente" (Matteo 28:20).
Questa è l'unica Chiesa che possieda vera unità. I suoi membri concordano completamente su tutte le questioni più importanti di dottrina, perché essi sono tutti istruiti dall'unico Spirito. Al riguardo di Dio, di Cristo, dello Spirito, del peccato e del loro stesso cuore, della fede, del ravvedimento, della necessità di santità di vita, del valore della Bibbia, dell'importanza della preghiera, della risurrezione e del prossimo giudizio finale, essi sono tutti di un'unica mente. Prendete tre o quattro fra loro, stranieri l'uno all'altro, dai più remoti angoli della terra; esaminateli separatamente su questi punti: troverete come tutti siano d'un unico pensiero.
Questa è l'unica chiesa che possieda autentica santità. I suoi membri sono tutti santi. Essi non sono semplicemente santi per la loro professione di fede, santi di nome e santi nel giudizio della carità. Essi sono santi di fatto e nella realtà, nella vita ed in verità. Essi sono più o meno conformi all'immagine di Gesù Cristo. Nessuna persona non santa appartiene a questa Chiesa.
Questa è l'unica Chiesa che sia veramente cattolica. Non é infatti la chiesa che appartiene solo ad una nazione o ad un popolo: i suoi membri possono essere trovati in ogni parte del mondo dove l'Evangelo è accolto e creduto. Non è confinato nei limiti di un paese soltanto, o costretto da una particolare forma di governo esteriore. In essa non c'è differenza fra Giudeo e Greco, uomo o donna, bianco o nero, episcopaliano o presbiteriano, ma la fede in Cristo è la sola cosa che conti. I suoi membri saranno un giorno raccolti da nord a sud, da est ad ovest, da ogni popolo, lingua e nazione: tutti sono e saranno uno in Cristo Gesù.
Questa è la sola Chiesa che sia veramente apostolica. E' edificata sul fondamento posto dagli Apostoli e sostiene le dottrine che essi predicavano. I due grandi obiettivi ai quali i suoi membri mirano sono la fede apostolica e la pratica apostolica. Essi considerano l'uomo o la donna che dice di seguire l'insegnamento apostolico senza possedere queste due cose solo come un rame risonante o uno squillante cembalo.
Questa è la sola Chiesa che è certo che durerà fino alla fine. Nulla potrà sovvertirla o distruggerla. Quando una Chiesa predica un Evangelo per il quale i suoi membri sono pronti a morire, può sopportare qualsiasi persecuzione! I suoi membri potranno anche essere perseguitati, oppressi, imprigionati, bastonati, decapitati, bruciati... ma la vera Chiesa non la si potrà estinguere mai.  Essa risorge sempre dalle sue afflizioni, vive attraverso l'acqua ed il fuoco. I Faraoni, Erode, Nerone, Maria la sanguinaria e mille altri ancora hanno cercato invano di abbattere questa Chiesa. Hanno bruciato e massacrato, ma loro sono scomparsi e la Chiesa è rimasta intatta. La Vera Chiesa sopravvive a tutti i suoi nemici e li vede seppellire. E' come un incudine sul quale inutilmente si abbattono i colpi di cento martelli, ma si spezzeranno prima i martelli. E' come un roveto che brucia senza mai consumarsi.
Questa è la Chiesa che compie l'opera di Cristo sulla terra. I suoi membri non sono che un piccolo gregge, pochi di numero in confronto con  gli uomini di questo mondo; uno o due qui, e due o tre là. Sono questi, però, che scuotono l'universo. Questi sono  gli operai  instancabili che diffondono la religione pura e senza macchia. Questi sono il sangue stesso che mantiene viva una nazione, lo scudo, la difesa, il supporto prezioso di ogni nazione nella quale essi abitano.
chiesa di Dio
Questa è la Chiesa che sarà veramente gloriosa fino alla fine. Quando ogni gloria terrena sarà passata, allora sarà questa la Chiesa che verrà presentata immacolata davanti al trono di Dio. Troni, principati, e podestà sulla terra si scioglieranno come neve al sole, ma la Chiesa dei primogeniti brillerà come le stelle del cielo e, alla fine, sarà presentata con gioia davanti al trono di Dio Padre, nel giorno dell'apparizione del Cristo. Quando i gioielli saranno completi ed avverrà la manifestazione dei Figli di Dio, una sola Chiesa sarà nominata, e quella sarà la Chiesa degli eletti.
Questa è la vera Chiesa alla quale sei chiamato ad appartenere, se vuoi essere salvato dalle conseguenze del peccato ed essere in pace con Dio. Fintanto che questo non ti apparterrà, non sarai altro che un'anima perduta. Tu potrai anche vantare innumerevoli privilegi esteriori; potresti anche godere di grande luce e conoscenza. Se però non appartieni al corpo di Cristo, la tua luce, le tue conoscenze, i tuoi privilegi non potranno salvare la tua anima. C'è chi fantastica che se appartiene a questa o quella chiesa, e il suo nome è iscritto sui suoi registri, si sottopone a certe forme, partecipa a particolari cerimonie, che tutto alla fine gli andrà bene. Non tutti, però, quelli che appartenevano ad Israele erano veramente da considerarsi israeliti e non tutti coloro che professano di essere cristiani possono considerarsi davvero membri del corpo di Cristo.
Potresti essere un convinto episcopaliano, o presbiteriano, o battista, o metodista, o delle Assemblee dei fratelli, o valdese, o evangelico, o pentecostale... Questo in sé stesso non ti salverà se non appartieni alla Vera Chiesa. Se non vi appartieni veramente, la triste realtà è che sarebbe meglio che non fossi mai nato. 
Se Dio dimora nella Chiesa, la Vera Chiesa (e intendo tutti i suoi membri) deve dimostrare, manifestare, mostrare al mondo il modo di essere, di pensare, di vivere di Dio stesso, di Cristo. Essa deve essere nel mondo testimonianza della verità perché di essa dice la Scrittura che è: "…la casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità" (1 Ti. 3:15). Usando un'immagine, la Chiesa potrebbe essere assomigliata a un candeliere che sostiene e tiene ben in alto, affinché tutti la vedano, la luce che è Cristo. La luce dissipa le tenebre, dà speranza, permette di operare, rivela i malfattori che si nascondono nelle tenebre… La Vera Chiesa deve annunciare nel mondo la salvezza che si trova solo in Cristo, comunicare Cristo, far avvicinare a Lui la gente affinché in Lui trovi salvezza, la Chiesa deve operare nel mondo quello che Cristo stesso operava, opere d'amore e di giustizia, a gloria di Dio, come anticipazione del Regno di Dio che viene. Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre" (Gv. 14:12).

Conclusione 
chiesa celeste
Chi, alla domanda "A che cosa serve la Chiesa?" risponde: "Nulla, ne faccio benissimo a meno", non sa quello che sta dicendo o non ha mai, ed è più probabile, conosciuto una vera Chiesa fedele al suo Signore che sia e faccia ciò che Gesù ha comandato di essere e di fare. La Chiesa, come Gesù l'ha intesa, è qualcosa di meraviglioso e che ha sempre attirato anche coloro che all'inizio non credevano in ciò che essa predicava. Vorrei concludere ripetendo con profonda convinzione una cosa: la vera Chiesa di Gesù Cristo non si estinguerà mai. Cadranno magari le strutture delle pseudo-chiese ma la Vera Chiesa andrà avanti fino alla fine. Gesù disse "…nemmeno la potenza della morte potrà distruggerla" (Mt. 16:18). E' una certezza. Che noi si possa essere ciò che il Signore Gesù intendeva che noi fossimo: allora la nostra esperienza di Chiesa sarà meravigliosa ed entusiasmante e porterà veramente gloria a Dio.

 

"A me, il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare fra i gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di manifestare a tutti la partecipazione del mistero che dalle piú antiche età è stato nascosto in Dio, il quale ha creato tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo; affinché, per mezzo della chiesa, nel tempo presente sia manifestata ai principati e alle potestà, nei luoghi celesti, la multiforme sapienza di Dio, secondo il proponimento eterno che egli attuò in Cristo Gesú, nostro Signore, in cui abbiamo la libertà e l'accesso a Dio nella fiducia mediante la fede in lui."
(Efesini 3:8-12)


Liberamente adattato da internet

http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2012/11/Chiesa-Dio-evangelo.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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