per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

domenica 14 aprile 2013

La vera Sapienza


Una definizione elementare dice che la saggezza consiste nel "fare il miglior uso possibile della conoscenza che si ha a disposizione".

Tu, ti consideri saggio o saggia? Questa domanda non mira a capire se usi o no la parola “saggio” quando pensi a te stesso, ma quanto ti fidi del tuo ragionamento. Se per abitudine, ti affidi quasi ciecamente ai tuoi ragionamenti e al tuo discernimento, a come le cose sembrano a te, allora, che tu te ne renda conto oppure no, ti consideri saggio o saggia.
Ecco quello che la Parola di Dio dichiara a chi si considera saggio ai propri occhi:
Non ritenerti savio ai tuoi occhi, temi l’Eterno e ritirati dal male;” (Proverbi 3:7) 
“Hai visto un uomo che si crede saggio? C’è maggiore speranza per uno stolto che per lui,” (Proverbi 26:12 ) 
“Guai a quelli che sono saggi ai loro occhi e intelligenti davanti a loro stessi!” (Isaia 5:21)
Chi crede di essere saggio per conto suo ha una sapienza terrena. Esiste però un altro tipo di sapienza, la sapienza che viene da Dio. Qui, vogliamo considerare queste due forme di sapienza e i loro frutti. La mia preghiera è che ognuno di noi possa ricercare la sapienza che viene da Dio.

Che cos'è la sapienza

Iniziamo considerando che cos'è la saggezza, ovvero la sapienza. La saggezza è diversa dall’intelligenza.
Essere intelligenti, di solito, vuol dire conoscere fatti. Una persona molto intelligente sa tante cose, e spesso conosce la risposta alla domanda che le viene posta. Il mondo stima molto gli uomini intelligenti, coloro che sanno fare, che sono molto competenti in qualche campo. È importante ricordare che, per quanto qualcuno sia esperto in un certo ambito, è ignorante in tantissime altre materie. Comunque sia, il mondo premia l’intelligenza.
Tuttavia, il fatto di essere intelligenti, di sapere tante cose, non significa saper usare quell'intelligenza per scopi buoni. Si può usare l’intelligenza a fin di bene o per un fine malvagio. Ci sono malviventi che hanno una grande conoscenza grazie alla quale compiono atti disonesti. Ci sono persone brave a capire come fare per guadagnare tanto denaro o altro, però poi arrivano al giudizio finale spiritualmente povere. L'intelligenza non reca loro alcun vero beneficio eterno.
Invece, possedere la sapienza significa saper usare l’intelligenza, le varie capacità e i mezzi che uno ha per i traguardi migliori, quelli che portano veri benefici eterni.
Ossia, essere saggi vuol dire saper adoperare la propria intelligenza ed altre capacità per traguardi veramente buoni, anzi, per le mete migliori. Il contrario della sapienza è la stoltezza.
Allora, una persona può essere molto intelligente, ma allo stesso tempo, molta stolta, se usa la sua intelligenza per ottenere risultati che alla fine saranno distrutti per sempre. Per esempio, Gesù ci insegna che se qualcuno impiega la sua intelligenza per cercare di stare bene in questa vita e trascura la sua condizione spirituale, non prestando attenzione agli avvertimenti che Dio gli dà, quell'uomo rimarrà sotto il giudizio eterno, e tutto quello per cui avrà faticato non gli gioverà a nulla. Questa è vera stoltezza. Una persona simile è intelligente, ma non saggia.
Chiaramente, gli uomini non vogliono ritenersi stolti ai propri occhi. Perciò, hanno inventato una sapienza umana, terrena. La sapienza terrena porta un frutto terribile, mentre la sapienza dall'alto, che viene da Dio dà un frutto meraviglioso. In questo scritto, vogliamo capire meglio qual'è la vera sapienza, quella che procede da Dio, e vogliamo confrontarla con la sapienza terrena. Il mio scopo è di stimolare ciascuno di noi a ricercare la vera sapienza.

Giacomo 3:13-18

Il passo che vogliamo esaminare è Giacomo 3:13-18. All'inizio di questo capitolo, Giacomo parla del pericolo di considerarsi saggi ai propri occhi, e di voler essere maestri senza pensare alle conseguenze di eventuali insegnamenti sbagliati. Chi si comporta così è stolto, non saggio.
Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere fatte con mansuetudine di sapienza. Ma se nel vostro cuore avete amara gelosia e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. Questa non è la sapienza che discende dall’alto, ma è terrena, animale e diabolica. Dove infatti c’è invidia e contesa, lì c’è turbamento ed ogni sorta di opere malvagie. Ma la sapienza che viene dall’alto prima di tutto è pura, poi pacifica, mite, docile, piena di misericordia e di frutti buoni, senza parzialità e senza ipocrisia. Or il frutto della giustizia si semina nella pace per quelli che si adoperano alla pace.” (Giacomo 3:13-18)
Questo brano confronta la sapienza terrena, che porta al male, con la sapienza proveniente da Dio, che produce bene e benedizioni.
Riflettiamo sui due tipi di sapienza e impegniamoci ad avere la vera sapienza, che viene da Dio.

La sapienza terrena


sapienza

Consideriamo per prima quella che il passo chiama “sapienza terrena”, la sapienza del mondo. Che cos'è la sapienza del mondo o, per meglio dire, ciò che il mondo considera sapienza? Come possiamo riconoscere questa sapienza? Quali sono alcuni dei suoi frutti?

Amara gelosia e spirito di contesa

Iniziamo con il v.14, che ci aiuta a riconoscere la sapienza terrena.
Ma se nel vostro cuore avete amara gelosia e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità.” (Giacomo 3:14)
Alcune delle caratteristiche della sapienza terrena sono la gelosia e uno spirito di contesa. La gelosia in sé è già molto negativa e malvagia. Qui, viene aggiunto l’aggettivo “amara”. La gelosia ci porta a stare male quando gli altri stanno bene, anche se non manchiamo di nulla. Provare amara gelosia vuol dire avere il cuore agitato quando qualcuno sta meglio di te. Chi ha questa gelosia nel cuore non può stare bene quando gli altri sono contenti, e nemmeno quando le cose procedono bene per lui, perché egli teme che qualcun altro potrebbe stare meglio. La gelosia rovina i rapporti fra le persone.
La parola che viene tradotta con l'espressione “spirito di contesa” è un termine greco che veniva usato per descrivere chi entrava in politica per motivi egoistici e che cercava di portare avanti il suo programma a qualsiasi costo, anche calpestando gli altri. La stessa parola viene impiegata in Filippesi 1:16, quando Paolo descrive coloro che predicavano il vangelo mentre egli era in prigione, e che cercavano così di fargli del male.
“Alcuni invero predicano Cristo anche per invidia e contesa, ma vi sono anche altri che lo predicano di buon animo. Quelli certo annunziano Cristo per contesa, non puramente, pensando di aggiungere afflizione alle mie catene,” (Fil 1:15-16)
La sapienza del mondo porta ad avere uno spirito che cerca il proprio bene, e non quello degli altri, il che produce contese. Questo è completamente contrario allo spirito mostrato da Cristo, e che Dio ci comanda di avere, in Filippesi 2:3,4:
non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.” (Fil 2:3-4)
Cercare il proprio bene, a costo di calpestare gli altri, e provare gelosia sono chiari frutti della sapienza terrena.
Notate la seconda parte del v. 14.
Ma se nel vostro cuore avete amara gelosia e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità.” (Giacomo 3:14)
Che cosa vuol dire: “non mentite contro la verità”? Il contesto è il seguente: se uno proclama di avere sapienza, mentre ha nel cuore amara gelosia e uno spirito di contesa, allora, non deve vantarsi, affermando di essere saggio, perché comportandosi in quel modo, mente contro la verità. È uno stolto.
Notiamo anche il v.15:
Questa non è la sapienza che discende dall’alto, ma è terrena, animale e diabolica.” (Giacomo 3:15)
La sapienza che porta a provare gelosia e ad avere uno spirito di contesa non viene dall'alto, dal cielo, ma piuttosto è terrena, animale e diabolica. Non ha niente a che fare con Dio. Riflettiamo su questi aspetti della sapienza umana.

 E' terrena

La sapienza terrena non va oltre questa vita. Non è capace di considerare e capire veramente le cose di Dio, ma si limita alle cose di questa terra. Perciò, non può essere vera sapienza, perché la vita non è limitata alle cose terrene. Visto che la vera vita ha più a che fare con l’eternità che con questo mondo, una cosiddetta sapienza che non giunge fino alle realtà celesti è stoltezza, e non vera sapienza.

E' animale

La sapienza del mondo è anche animale. La parola greca tradotta come “animale” è usata anche in 1Corinzi 2:14, dove è resa con l'aggettivo “naturale”.
Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente.” (1Corinzi 2:14)
Questo termine indica le qualità dell’uomo che assomigliano alle caratteristiche delle bestie. In altre parole, la sapienza del mondo rende l’uomo simile a una bestia che non sa distinguere le cose di vero valore.
Gesù parla di questo tipo di persona in Matteo 7:6:
Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con i piedi e poi si rivoltino per sbranarvi.” (Mat 7:6)
Gesù non sta disprezzando le persone chiamandole “porci”, ma piuttosto sta spiegando che, come il porco non sa minimamente apprezzare una perla, che è di grande valore, così gli uomini naturali non sanno apprezzare i tesori di Dio. La sapienza terrena non riesce a comprendere il vero valore delle cose che provengono da Dio.
Come il porco preferisce il fango alle perle, così la sapienza terrena porta una persona a preferire le cose che non hanno alcun valore eterno a quelle di vero valore.

E'diabolica

Oltre ad essere terrena ed animale, la sapienza terrena è anche diabolica. Essa deriva dalla potenza di Satana.
In Efesini 2:1,2,  ci viene spiegata la condizione dell’uomo naturale, che costituisce quella di ogni credente prima della sua salvezza.
Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza,” (Efe 2:1-2)
Per natura, gli uomini seguono il corso di questo mondo, secondo la guida del principe della potestà dell’aria, ovvero di Satana. Quindi, la sapienza terrena è diabolica. Non reca alcun vero bene eterno.
Il mondo esalta la sapienza terrena, ma essa è appunto solo terrena, animale e diabolica, e non dobbiamo desiderarla, anche se ci porta ad ottenere l’approvazione del mondo.

Compie anche opere malvagie

Il v.16 ci spiega altre qualità della sapienza del mondo. Leggiamolo.
Dove infatti c’è invidia e contesa, lì c’è turbamento ed ogni sorta di opere malvagie.” (Giacomo 3:16)
La sapienza terrena, che produce invidia e contese, porta al turbamento o ad ogni sorta di opere malvagie. Cioè, quando alla radice ci sono invidia e contesa, il frutto finale sarà turbamento anziché pace, e si avranno opere malvagie di ogni sorta, anziché vere buone opere. I buoni rapporti verranno distrutti, e la vita sarà segnata da tanti tipi di peccati.
La sapienza del mondo può sembrare una cosa da desiderare, e infatti, è molto ricercata nel mondo. Tuttavia, genera tanti frutti terribili nella vita.

La sapienza dall’alto


discernimento

Passiamo ora a considerare la sapienza dall'alto. Come la sapienza terrena produce un frutto cattivo, così la sapienza dall'alto dà un frutto buono, che permette di distinguerla. Giacomo ci elenca le qualità che fanno parte della sapienza che viene da Dio. Questa è la sapienza che ognuno di noi dovrebbe ricercare ardentemente.

Essa controlla tutta la nostra vita

La prima cosa da capire è che la sapienza che viene dall'alto controlla la vita di chi ce l'ha. Notate che Giacomo inizia con la domanda, nel v.13, “chi è savio e intelligente fra voi?”. La parola greca tradotta qui come “intelligente”, in tutto il NT, viene usata solo in questo punto, e anziché avere il significato di possedere un'intelligenza normale, questo termine vuol dire “essere un vero esperto, che sa applicare la sua conoscenza alla vita pratica”. Ossia, l'intelligenza normale riguarda maggiormente la conoscenza di vari fatti, che non sempre incide sulla vita pratica. Invece, l'intelligenza dall'alto è un’intelligenza che viene applicata in ogni campo della vita.
Allora, quando parliamo della sapienza dall’alto, dobbiamo capire che si tratta di una sapienza che guida tutto il nostro comportamento. Non è una semplice conoscenza intellettuale, ma una sapienza che dirige il nostro modo di parlare, di agire e di pensare in ogni situazione della vita.

Un comportamento che dimostra vera sapienza

Il v.13 parla del frutto stupendo che la vera sapienza produce.
Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere fatte con mansuetudine di sapienza.” (Giacomo 3:13)
Chi ha la sapienza dall’alto avrà anche una buona condotta, buona secondo il metro di Dio. Non solo, ma le sue buone opere saranno compiute con mansuetudine di sapienza. Il termine “mansuetudine” è molto importante.
Essere mansueti vuol dire vivere umilmente, con fede in Dio, al punto di accettare tutto quello che la Sua provvidenza ci dà, senza lamentarci o resistervi. Significa, perciò, avere pace e accettare quando gli altri peccano contro di noi, sapendo che Dio, con lo scopo di purificarci, permette il male che essi ci fanno,, e sapendo per fede che Dio ci libererà al Suo tempo perfetto. Essere mansueti quindi è il contrario di lottare per far valere i propri diritti o spingere per promuovere i propri interessi.
L'unico modo di essere veramente mansueti è di avere fede nella bontà di Dio e nel suo sovrano controllo sulle nostre vite. La persona mansueta non si preoccupa di se stessa, né si agita quando viene offesa o se le si fa del male. La mansuetudine è un frutto dello Spirito Santo.
Essere mansueti vuol dire rimanere calmi nella tempesta, non per forza di volontà, ma tramite una forte fede in Dio.
Perciò, chi è veramente savio e intelligente, lo dimostrerà compiendo buone opere con mansuetudine di sapienza. La vera sapienza, che viene dall'alto, vuol dire essere veramente mansueti.

Altri stupendi frutti della sapienza

La vera sapienza produce altri meravigliosi frutti nella vita, alcuni dei quali sono elencati da Giacomo nel v.17.
Ma la sapienza che viene dall’alto prima di tutto è pura, poi pacifica, mite, docile, piena di misericordia e di frutti buoni, senza parzialità e senza ipocrisia.” (Giacomo 3:17)
Consideriamo ciascuno di questi frutti.

 E' pura

La qualità più importante della vera sapienza, ciò che la caratterizza prima di tutto, è che essa è pura. Le altre qualità sono essenziali, ma per prima cosa, la vera sapienza è pura.
La parola greca tradotta con “pura” è “Agnos”, che deriva dal termine “Agios”, il cui significato è “purezza, santità”. Essere santi vuol dire essere separati da tutto ciò che è impuro e non secondo la Parola di Dio.
Quindi, la qualità fondamentale della vera sapienza è la purezza, la santità, cioè la conformità alla Parola di Dio, e di conseguenza, la separazione da tutto quello che è peccato.

Altre qualità:

Su questa base, proseguiamo verso le altre qualità che fanno parte della vera sapienza, proveniente da Dio.
E' pacifica: la vera sapienza è pacifica. Quest'aggettivo indica chi ama e promuove la pace. Di natura, l’uomo non è pacifico. Si agita, si arrabbia, serba rancore e tanti altri sentimenti negativi che possono portare alla divisione. La sapienza del mondo ha uno spirito di gelosia e di contesa. Essere pacifici è il contrario di tutto questo. Essere pacifici vuol dire impegnarsi per promuovere la vera pace con gli altri, e anche la pace fra l’uomo e Dio. Questo fa parte della vera sapienza.
E' mite: un'altra qualità è di essere mite: questo termine descrive una persona che non ha alcun desiderio di vendetta. Quando subisce un'ingiustizia, lei rimane calma, fidandosi di Dio e trovando la sua pace e la sua gioia in Lui.
Questa è la qualità che vediamo in Gesù quando si trova davanti al sinedrio e poi davanti ai soldati romani. Leggo Isaia 53;7:
“Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca.” (Isaia 53:7)
Chi è mite, porta pace e riduce la tensione ovunque vada.
E' docile: la vera sapienza è docile: questa qualità dipinge chi si sottomette facilmente alle regole e alle richieste che gli vengono imposte, come ad esempio un ragazzo che entra a fare parte dell'esercito, e accetta senza problema le varie regole della vita militare. Egli fa tutto ciò che gli viene detto, senza sentirsi aggravato e a prescindere dal fatto che ogni cosa sia giusta oppure no.
Perciò, per un credente essere docile vuol dire accettare senza problema i comandamenti del Signore, e quello che la provvidenza di Dio permette nella sua vita. Questa è vera sapienza, perché le vie del Signore sono perfette e sono per il nostro bene. La vera sapienza riconosce questa realtà, anche quando non capisce il perché di una situazione. La fede in Dio, fa sì che il credente è docile poiché egli sa che Dio non sbaglia mai.
È piena di misericordia: la vera sapienza è piena di misericordia. Mostrare misericordia significa avere riguardo per coloro che soffrono o si trovano in situazioni difficili, e anche essere pronti a perdonare. Dio dimostra tanta misericordia con ciascuno di noi. La vera sapienza riconosce questo fatto, e perciò è piena di misericordia verso gli altri.
È piena di frutti buoni: la sapienza che viene dall’alto è anche piena di frutti buoni. Se la vita di una persona non è piena di frutti buoni, non c'è vera sapienza. Notate nella preghiera di Paolo per i credenti, in Filippesi 1 come la vera conoscenza e il vero discernimento, che fanno parte della sapienza, sono collegati ai frutti della giustizia.
“E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.” (Fil 1:9-11)
Quando cresciamo in vera sapienza, che è anche conoscenza e discernimento, essa ci porta necessariamente ad essere ripieni di frutti di giustizia. Questi frutti portano gloria e lode a Dio. Chi ha la sapienza che viene dall’alto, avrà una vita piena di buoni frutti.
È senza parzialità: la vera sapienza è senza parzialità. Essere parziali vuol dire fare delle distinzioni sbagliate e prendere decisioni per interessi, anziché compiere ciò che è giusto. Dio non usa parzialità, ed è un grave peccato essere parziali. La vera sapienza porta ad essere imparziali in tutti i nostri rapporti.
È senza ipocrisia: infine, la vera sapienza è senza ipocrisia. Non porta una maschera, non fa sembrare una cosa diversa da quella che è. La sapienza terrena spesso cerca di fingere per ottenere qualcosa. Anzi, la sapienza terrena considera molto importante e intelligente essere in grado di nascondere i veri sentimenti e pensieri, per arrivare ad affrontare meglio una situazione. Tale mentalità è veramente diabolica, ed è il contrario dell’amore cristiano. Avere vera sapienza dall’alto vuol dire essere completamente senza ipocrisia. Questo è il comportamento che viene benedetto da Dio.
Quindi, chi ha vera sapienza dall'alto non cerca di sfruttare una situazione per soddisfare i propri interessi, come fa chi ha una sapienza terrena. Piuttosto, chi ha vera sapienza si fida di Dio, sapendo che Egli lo curerà nel migliore dei modi, secondo il suo piano perfetto, per i suoi scopi eterni.
Chi ha la sapienza dall'alto segue Dio in tutto, ed è docile, mite, pieno di misericordia e di buoni frutti. 
Questi sono alcuni dei buoni frutti della sapienza dall'alto.

Il frutto della giustizia

Il v.18 conclude il brano con una verità molta bella.
Or il frutto della giustizia si semina nella pace per quelli che si adoperano alla pace.” (Giacomo 3:18)
La vita di fede, vissuta con la sapienza dall'alto, è una vita ricolma della giustizia di Dio. Questa giustizia produce molto frutto che si semina nella pace. Colui che è pieno di sapienza dall'alto avrà pace con Dio, avrà pace nei suoi rapporti con gli altri, e aiuterà alcuni ad essere in pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Chi vive secondo la sapienza dall’alto si adopererà per la pace.
Adoperarsi per la pace vuol dire proclamare e promuovere il Vangelo, perché solamente tramite la salvezza per fede in Gesù si può ottenere pace con Dio e poi pace con gli altri. Se vogliamo portare pace nel mondo, dobbiamo riconoscere che l’unica vera pace deve iniziare dalla pace con Dio, e che l’unico modo di avere la pace con Dio è per mezzo della salvezza in Gesù Cristo. Chi non ha il perdono dei propri peccati non ha pace con Dio, e non potrà mai avere vera pace. Quindi, adoperatevi per la pace, vivete per proclamare il Vangelo di Gesù Cristo. Chi vive così avrà una vita piena del frutto della giustizia e piena di vera pace.

Conclusione

E' chiaro che esiste un contrasto infinito fra quella che il mondo considera sapienza e la vera sapienza, la sapienza che viene dall’alto.
La sapienza del mondo porta a vivere per cercare di stare bene in questa vita, ignorando le realtà eterne, e produce una vita piena di gelosia, contese e tante altre cose malvagie. In realtà, la sapienza terrena è vera stoltezza.
La sapienza dall'alto, invece, è pura e genera mansuetudine, umiltà, e fede in Dio in ogni situazione. Essa produce tanti buoni frutti. Chi ha questa sapienza non cerca di difendersi, ma piuttosto, si adopera al compimento di buone opere e per la pace. 
Capire la distinzione fra la sapienza terrena e la sapienza dall'alto è essenziale, ma è ancora più importante porsi la domanda seguente: quale sapienza stai cercando nella tua vita? Stai cercando di combattere per i tuoi diritti, di difenderti da offese e torti subiti e di fare strada nella vita?
Oppure, ti stai umilmente fidando di Dio, dei Suoi tempi, e della Sua provvidenza, impegnandoti per il bene degli altri e per la gloria di Dio?
Vi esorto a ricercare la sapienza dall'alto, in Cristo Gesù. Umiliatevi, fidatevi di Dio. Non combattete per quelli che vi sembrano i vostri diritti; piuttosto, diventate miti e mansueti, e lasciate che Dio combatta per voi nel suo tempo e nel suo modo. Voi, lottate contro la vostra carne e il vostro peccato. Così, avrete la sapienza dall'alto, con il suo buon frutto. E così conoscerete la pace di Dio!
Questo è possibile per chi ha Gesù Cristo come Salvatore e Signore. Quindi, prima di tutto, cercate Gesù come Salvatore. Poi, seguite le orme di Gesù per vivere giorno per giorno secondo la sua volontà, e quindi con saggezza, finché non vedrete Dio.
di Marco deFelice
 

"Temere il Signore, questo è sapienza, e fuggire il male è intelligenza"
(Giobbe 28:28 )
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/04/la-vera-sapienza.html

Mille anni...per modo di dire?

Apocalisse 20:1-6 - studio di P.Castellina


Come indicato nell'articolo collegato qui sopra, i capitoli 20-22 costituiscono l'ultima delle sette sezioni parallele del libro dell'Apocalisse e quindi non sono da considerare il seguito cronologico di quanto appare nel capitolo 19, vale a dire ciò che segue alla seconda venuta di Cristo (19:11-21).
Al contrario, Apocalisse 20:1 ci riporta indietro agli inizi dell'era del Nuovo Testamento. Che questa sia l'interpretazione appropriata è chiaro anche dal fatto che questo capitolo descrive la sconfitta ed il destino finale di Satana. Di fatto la sconfitta di Satana è iniziata con la prima venuta di Cristo, così com'è indicato in 12:7-9.
Che il regno millenario dipinto in 20:4-6 avvenga prima della seconda venuta di Cristo è evidente dal fatto che il giudizio finale descritto nei versetti 11-15 di questo capitolo è rappresentato avvenire dopo il regno di mille anni.
Non solo nel libro dell'Apocalisse, ma anche altrove nel Nuovo Testamento, il giudizio finale è connesso con la seconda venuta di Cristo. (cfr. Apocalisse 22:12; Matteo 16:27; 25:31-32; Giuda 14-15; 2 Tessalonic...).
Essendo questo il caso, è ovvio come il regno millenario di Apocalisse 20:4-6 deve avvenire prima e non dopo la seconda venuta di Cristo.


Satana legato; il regno millenario di Cristo

  • 1 - "Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell'abisso e una grande catena in mano".
  • 2 - "Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni",
  • 3 - "...e lo gettò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po' di tempo".
  • 4 - "Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni"
  • 5 - "Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione".
  • 6 - "Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni".
Questi testi non dicono nulla di un regno terreno di Cristo su una nazione composta prevalentemente da ebrei, ma descrive il regnare con Cristo in Cielo, fra la loro morte e la Seconda Venuta di Cristo, delle anime dei credenti deceduti. Esso pure descrive l'incatenamento di Satana durante l'era attuale in modo tale che egli non può impedire la diffusione dell'Evangelo.

Satana sciolto; l'ultima rivolta

  • 7 - "Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione".
  • 8 - "...e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare".
  • 9 - "E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta; ma un fuoco dal cielo discese e le divorò".
  • 10 - "E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli".

Il giudizio finale

  • 11 - "Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro".
  • 12 - "E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere".
  • 13 - "Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere".
  • 14 - "Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco".
  • 15 - E" se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco".


Apocalisse 20:1

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"Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell'abisso e una grande catena in mano."
"Καὶ εἶδον ἄγγελον καταβαίνοντα ἐκ τοῦ οὐρανοῦ ἔχοντα τὴν κλεῖν τῆς ἀβύσσου καὶ ἅλυσιν μεγάλην ἐπὶ τὴν χεῖρα αὐτοῦ."

"Poi vidi scendere dal cielo un angelo"

L'angelo è uno degli esecutori della giustizia divina, che riceve i criminali, li tiene in prigione e li libera solo per l'esecuzione.

"con la chiave dell'abisso"

La chiave della prigione mostra come quest'angelo sia il carceriere. La chiave gli è consegnata dal Cristo, che la possiede: "Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades" (Apocalisse 1:7,18).
L'abisso, una sorta di pozzo di smisurata profondità, "senza fondo", nella concezione ebraica è la dimora dei morti e degli spiriti maligni. Le tenebrose profondità degli oceani, o le grotte profonde e tenebrose della terra sono viste come qualcosa di spaventevole, là dove si celano i mostri del male. L'abisso è lo stesso dal quale la bestia è salita: E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà" (Apocalisse 11:7). Nell'Antico Testamento: "La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque" (Genesi 1:2); "...in quel giorno tutte le fonti del grande abisso eruppero e le cateratte del cielo si aprirono" (Genesi 7:11); "Il soggiorno dei morti e l'abisso sono insaziabili, e insaziabili sono gli occhi degli uomini" (Proverbi 27:20). I demoni chiedono a Gesù di poter tornare nell'abisso: "Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell'abisso" (Luca 8:31). Dio e il Suo Cristo ne tengono la chiave e il controllo ultimo: hanno il potere di ricacciarvi gli spiriti maligni che ne sono provenuti e di limitarne i movimenti con "la catena", come in orride e antiche prigioni sotterranee. "Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio" (2 Pietro 2:4). Aprire quel pozzo e lasciarne venire fuori "i miasmi" è espressione del giudizio di Dio.

"e una grande catena in mano"

La grandezza della catena mostra la grandezza del crimine, ma anche la forza di colui che vi è incatenato. Questa catena rappresenta l'onnipotenza di Dio che supera anche quella del nemico più temibile. Il legare Satana rappresenta il sovrano controllo e limitazione del potere del diavolo da parte del Signore Gesù, che gli impedisce di sedurre completamente le nazioni. Durante l’era presente, Satana non riuscirà ad unire le nazioni sotto l’Anticristo. Il “legare” Satana è la sua contenzione al seguente riguardo: egli non può stabilire il regno dell’Anticristo, gli è impedito. Questa limitazione, impedimento, è collegato al trattenere, ritenere, impedire di 2 Tessalonicesi 2:6-7 che ci assicura che l’uomo del peccato, L’Empio (o l’iniquo, v. 8) verrà rivelato a tempo opportuno (“a suo tempo”, “nella sua ora” v. 6). La potenza del male è oggi "contenuta" (non supererà mai certi limiti), finché Dio non scatenerà agli ultimi tempi "le potenze dell'inferno" ma solo per breve tempo, dopodiché il Ritorno di Cristo metterà completamente fine a quell'orrore e Satana sarà scagliato nello stagno di fuoco.


Apocalisse 20:2

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"Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni".
"καὶ ἐκράτησεν τὸν δράκοντα, ὁ οφις ὁ ἀρχαῖος, ὅς ἐστιν Διάβολος καὶ ὁ Σατανᾶς, καὶ ἔδησεν αὐτὸν χίλια ἔτη".

"Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana"

L'angelo afferra il dragone con forza, con violenza. Questo implica che l'angelo gli era superiore quanto a forza. Può essere vinto solo da chi gli è superiore, qualcuno che provenga dal Cielo.
"drákōn" (da derkomai, "vedere," la radice del termine italiano "drago") – propriamente "colui che vede," usato per designare il mitico drago (un grande serpente) che vede da lontano la sua preda. E' figura di Satana che esercita la sua influenza subdola ed indiretta sulle potenze (governi) pagane, realizza il suo ordine del giorno infernale da "dietro le quinte" ["E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli" (Apocalisse 12:7-9)].
Questo dragone è identificato esplicitamente con colui che ha tentato i nostri progenitori a peccare e ne ha causato la Caduta: "Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti" (Genesi 3:1). E' lo stesso che tenta Gesù nel deserto e contro il quale Gesù combatte costantemente nel Suo ministero. La stessa offensiva contro Satana è fatta dagli apostoli di Cristo: '"Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome». Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»" (Luca 10:17-20).
L'identità di questo personaggio è precisata esattamente affinché il lettore non ne abbia dubbi. Gli operatori di iniquità sanno ben nascondersi e camuffarsi. In qualunque forma appaia è lo stesso essere, l'Avversario, il nemico giurato di Dio e di ogni bene.

"lo legò per mille anni"

L'Apocalisse è piena di numeri simbolici e pure questo 1000 anni non va interpretato in senso letterale. Dato che il numero 10 significa completezza, e dato che 1000 è 10 alla terza potenza, potremmo pensare che l'espressione "mille anni" stia per un periodo completo, un "periodo molto lungo di durata perfetta" (10 x 10 x 10). Un'interpretazione letterale dà adito a speculazioni di ogni genere, come chi dice che "dato che" nella Bibbia un giorno vale mille anni, si tratterebbe di 365.000 giorni!
In sintonia con quanto abbiamo già affermato al riguardo della struttura del libro ed alla luce dei versetti 7-15 di questo capitolo, che descrivono quel "per un po' di tempo", la battaglia finale ed il giudizio finale), possiamo concluderne che questo periodo millenario si estenda dalla prima venuta di Cristo fino ad appena prima la Sua seconda venuta, E' il "tempo della chiesa". Satana tenta in tutti i modi di impedire la predicazione dell'Evangelo, ma non lo potrà mai sopprimere. L'Evangelo sarà predicato in ogni nazione del mondo, che piaccia o non piaccia ai suoi avversari: "E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine" (Matteo 24:14).


Apocalisse 20:3

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"...e lo gettò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po' di tempo"'.
"καὶ ἔβαλεν αὐτὸν εἰς τὴν ἄβυσσον καὶ ἔκλεισεν καὶ ἐσφράγισεν ἐπάνω αὐτοῦ, ἵνα μὴ πλανήσῃ ἔτι τὰ ἔθνη ἄχρι τελεσθῇ τὰ χίλια ἔτη. μετὰ ταῦτα δεῖ λυθῆναι αὐτὸν μικρὸν χρόνον".

"...e lo gettò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui".

Quella prigione non solo è chiusa "a doppia mandata", ma assicurata da un sigillo, affinché nessun complotto possa trarne fuori con l'inganno, chi vi è contenuto. Ricorda quanto era avvenuto con la tomba di Cristo, ma il sigillo appostovi non aveva sortito l'effetto desiderato. "Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; perché i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: "È risuscitato dai morti"; così l'ultimo inganno sarebbe peggiore del primo»" (Matteo 27:64).
Dato che "stagno di fuoco" (menzionato nei vv. 10, 14, e 15) rappresenta ovviamente il luogo del castigo finale, questo "abisso" (menzionato nei vv. 1 e 3) non può essere il luogo del castigo finale, ma la descrizione figurativa del modo in cui le attività di Satana saranno tenute sotto un certo controllo durante il periodo di mille anni.

"...perché non seducesse più le nazioni"

Più che "sedurre" bisognerebbe tradurre "sviare", dal greco "planao" [la radice del nostro termine "pianeta" che si supponeva errare nello spazio], indurre ad errare, ingannare. Satana inganna l'umanità inducendola all'idolatria, a falsi culti e religioni, incoraggiandole a perseguitare i santi, a seguire false dottrine ed ideologie. E' il periodo in cui la chiesa cristiana con successo smaschera gli inganni, la falsità e gli errori e dove la verità biblica prevale senza che Satana imponga incontrastato il suo dominio. Da parte della chiesa cristiana non sarà mai una vittoria completa, perché Satana, benché incatenato e rinchiuso, continua a far sentire la sua influenza e complotta, come un potente mafioso che persino dal carcere riesce a controllare i suoi emissari all'esterno con "messaggi in codice". Il potere di Satana è limitato, ma non completamente assente dalla scena di questo mondo. La chiesa cristiana, in ogni caso, non deve temere Satana, o lasciarsene intimidire fino alla paralisi, perché Satana è imprigionato.

"finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po' di tempo"

Dopo che la chiesa cristiana avrà compiuto il suo dovere di chiamare tutti gli eletti sparsi nel mondo alla salvezza, Satana verrà "per un po' di tempo" scatenato e rabbiosamente cercherà di tornare ad avere assoluto potere sul mondo. Lo farà per un po', ma solo per essere definitivamente sconfitto.


Apocalisse 20:4

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" Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni".
"Καὶ εἶδον θρόνους καὶ ἐκάθισαν ἐπ’ αὐτοὺς καὶ κρίμα ἐδόθη αὐτοῖς καὶ τὰς ψυχὰς τῶν πεπελεκισμένων διὰ τὴν μαρτυρίαν Ἰησοῦ καὶ διὰ τὸν λόγον τοῦ θεοῦ καὶ οἵτινες οὐ προσεκύνησαν τὸ θηρίον οὐδὲ τὴν εἰκόνα αὐτοῦ καὶ οὐκ ἔλαβον τὸ χάραγμα ἐπὶ τὸ μετώπον καὶ ἐπὶ τὴν χεῖρα αὐτῶν καὶ ἔζησαν καὶ ἐβασίλευσαν μετὰ τοῦ Χριστοῦ χίλια ἔτη."

"Poi vidi dei troni.

(Cfr. Apocalisse 1:4; 3:21; 4:3-4). Qui Giovanni dice semplicemente di aver visto in visione dei troni con delle persone sedute sopra, senza però suggerire chi fossero e quanto ne fosse il numero. Non è il trono di Dio, perché si tratta di "troni" al plurale. Giovanni presume che il lettore lo sappia: coloro a cui questo compito è stato dato.
Dove sono questi "troni"? Nell'Apocalisse la parola "trono" è usata 47 volte e soltanto tre di questi troni (2:13; 13:2; 16:10 http://goo.gl/BaLPp) appare essere in cielo. Quando aggiungiamo a questa considerazione il fatto che Giovanni vede "le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù", abbiamo la conferma che il luogo della visione di Giovanni è ora spostato in cielo. Possiamo quindi dire che, sebbene il periodo di mille anni descritto in questi sei versetti è lo stesso, i vers. 1-3 descrivono ciò che accade sulla terra durante quel tempo, ed i versetti 4-6 descrivono ciò che accade in cielo.
Chi è seduto su questi troni? Per rispondere a questa domanda dobbiamo leggere più avanti nel testo ed osservare che di coloro che Giovanni vede nella sua visione è detto "essi tornarono in vita" (v. 4) e sono distinti dal "resto dei morti". Nel vers. 5, Giovanni, in altre parole ha una visione di certe persone che sono morte, e che distingue da altre persone che pure sono morte. Quando esaminiamo attentamente questi versetti, sembra che Giovanni veda due classi di persone decedute: un gruppo più vasto di credenti deceduti, ed un gruppo ristretto, quelli che sono morti come martiri della fede cristiana.
La prima frase del vers. 4 descrive credenti che sono morti e che Giovanni vede seduti su troni, condividono il regno di Cristo ed esercitano l'autorità di emettere giudizi. Questo regnare è adempimento della promessa contenuta precedentemente in Apocalisse: "Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono" (3:21).

"A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare."

Giovanni vede coloro ai quali è affidato il giudizio che siedono su dei troni. Il libro dell'Apocalisse è molto interessato alla questione della giustizia, particolarmente per i cristiani perseguitati. E' quindi altamente significativo che la visione giovannea del giudizio o "l'autorità di giudicare" sia affidata a coloro che siedono sui troni. L'espressione "seduti sui troni" è un modo concreto per esprimere il pensiero che essi regnino con Cristo (vedere l'ultima parte del v. 4). Apparentemente il loro regnare include l'autorità di emettere giudizi di qualche tipo. Non ci viene detto se questo significhi semplicemente concordare con i giudizi di Cristo ed esserne riconoscenti, oppure l'opportunità di emettere giudizi indipendenti su questioni terrene. In ogni caso, il regnare con Cristo descritto qui apparentemente include condividere il giudizio di Cristo. Che regnare e giudicare vadano assieme è evidente anche dalle parole di Cristo ai Suoi discepoli: "E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele" (Matteo 19:28).
L'unica specificazione qui è che coloro che sedevano sui troni avevano il compito di emettere un giudizio legale, di determinare il destino di una porzione dell'umanità. Assomiglia a quanto dice Daniele 7:9: "Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi ... ". Il loro scopo è un giudizio: assoluzione o condanna. Le persone rispetto alle quali devono emettere un verdetto sono: "quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio". Il "tempo" di questo giudizio è l'inizio dei "mille anni".
Il giudizio che qui emettono non è di tutta l'umanità, ma dei martiri, quelli cioè che, fra varie tentazioni e prove, si erano conservati puri. La sentenza permetterà loro di "vivere e di regnare con Cristo per mille anni".

"E vidi le anime di quelli che..."

Precedentemente, in Apocalisse 6:9 l’apostolo aveva parlato delle anime dei martiri “sotto l’altare” in cielo. Quelle anime in cielo sono distinte da “quelli che abitano sopra la terra” (v. 10). Sono i fedeli cristiani che hanno rinunciato alla loro vita pur di non rinnegare il loro Salvatore.
E' un'espressione importante per il significato dell'intero brano. Giovanni vede "le anime", non "i corpi". Se il significato più ovvio è quello corretto, se egli vede "le anime" dei martiri, non "i corpi" questo escluderebbe la nozione di una risurrezione "letterale", e di conseguenza questo sovvertirebbe molte fra le teorie a proposito di una risurrezione letterale, non un regno letterale dei santi con Cristo durante il tempo di quel millennio. La dottrina dell'ultima risurrezione, come affermato dovunque nella Scrittura, è che "il corpo" sarà fatto risorgere, e non semplicemente che "l'anima vivrà" (cfr. 1 Corinzi 15). Di conseguenza, Giovanni deve riferirsi a qualcosa di diverso dalla risurrezione propriamente detta dei morti, così come comunemente compresa.
Questo testo non può essere usato per sostenere che vi sarà una risurrezione letterale dei santi che regneranno con Cristo per mille anni, perché qui non c'è ambiguità alcuna sul termine "anime" (ψυχὰς psuchas). Non può significare pure "corpi", perché se Giovanni lo avesse voluto fare, avrebbe usato il termine più comunemente usato nel N. T. Il linguaggio qui usato non esprime la dottrina della risurrezione dei corpi e se nessun altro linguaggio che questo fosse usato nel N. T. la dottrina della risurrezione, com'è ora insegnata e ricevuta, non potrebbe essere stabilita. Non c'è alcun'indicazione ovvia che Giovanni qui parlasse di una risurrezione letterale dei santi a che vivessero e regnassero con Cristo per mille anni. Indubbiamente c'è qui qualcosa di "comparabile" alla risurrezione dei corpi.
Come Giovanni aveva potuto vedere le anime di coloro che erano morti? Giovanni vede il tutto in una visione. E' lo stesso che chiedersi in che modo Giovanni aveva potuto vedere un angelo che afferra il diavolo e lo lega per mille anni con una catena?

"...erano stati decapitati ..."

Il termine qui usato (πελεκίζω pelekizō) non ricorre in altri luoghi del N. T. Significa letteralmente "tagliare con l'ascia", da πέλεκυς pelekus, "ascia". Da cui la pratica dell'esecuzione capitale della decapitazione alla quale molti cristiani sarebbero stati soggetti, simbolo di punizione ignominosa.

"... per la testimonianza di Gesù ..."

La testimonianza alla verità di quanto Gesù ha detto e fatto. Cfr. Apocalisse 6:9.

"...e per la parola di Dio"

Vedi Apocalisse 1:9.

"... e di quelli che non avevano adorato la bestia"

Coloro che erano stati fedeli ai principi della vera religione e resistito ai tentativi fatti di sedurli e distoglierli dalla fede. Da Apocalisse 13:15 apprendiamo che: "Le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia affinché l'immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l'immagine della bestia".

"... né la sua immagine"

Cfr. Apocalisse 13:14-15.

"...e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano"

Cfr. Apocalisse 13:16.

"...Essi tornarono in vita"

Meglio tradotto: "Essi vennero alla vita", essi vissero" (ἔζησαν ezēsan, da ζάω zaō, "vivere". In questo brano molto dipende da questa parola. Significa: Vivere, avere vita, detto di vita ed esistenza fisica. Vivere, sostenere la vita, vivere di o per mezzo di.
Giovanni vede questi martiri entrare nella gloriosa comunione di Cristo, la vita". Infatti, l'ingresso immediato con Cristo, "vita nostra" in cielo dell’anima all’istante della morte fisica è “la prima risurrezione” (v. 5). "Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria" (Colossesi 3:4).
E' "lo stato intermedio" dell'esistenza dei redenti dopo la loro morte fisica e fino alla risurrezione finale, la "seconda risurrezione".
L’assunzione dell’anima dei credenti in Cielo è indubbiamente una risurrezione. Vi è un atto del Cristo risorto sull’anima all’istante della morte, che la purifica da ogni peccato trasformandola da un’anima adatta alla vita terrena ad un’anima adatta alla vita celeste. Vi deve essere una risurrezione dell’anima da parte di Cristo, se l’anima deve stare con Cristo in Cielo. Le anime, alla morte, non volano in Cielo automaticamente.
E' vero che "vennero alla vita" in greco può essere tradotto "ritornarono in vita" e riferirsi ad una risurrezione fisica (per es. Matteo 9:18; Romani 14:9; 2 Corinzi 13:4; Apocalisse 2:8), ma la questione è se quello è il significato qui di quella parola.
Quelli che "tornarono in vita" in Apocalisse 20:4 significa una lor...

"...per mille anni"

I vv. 4-6 fanno pure riferimento a "mille anni". Sebbene sia possibile comprendere i "mille anni" come descriventi un periodo di tempo diverso dai "mille anni" dei vv. 1-3, non vi sono ragioni stringenti perché debba essere così, particolarmente dato che l'espressione "i mille anni" (τὰ χίλια ἔτη) ricorre due volte, una volta nel v. 3 e un'altra volta nel v. 5. Possiamo affermare quindi con ragion di causa che i vv. 1-3 e 4-6 riguardano lo stesso periodo di 1000 anni. Quel periodo, come abbiamo visto, include l'intera dispensazione del Nuovo Testamento, dal tempo della prima venuta di Cristo al tempo della Seconda Venuta di Cristo.


Apocalisse 20:5

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"Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione".
"οἱ λοιποὶ τῶν νεκρῶν οὐκ ἔζησαν ἄχρι τελεσθῇ τὰ χίλια ἔτη. αὕτη ἡ ἀνάστασις ἡ πρώτῃ."

Gli altri morti

Questo versetto forma una parentesi. Il verbo exesan com'è usato in questa frase deve significare la stessa cosa del versetto precedente. In nessuno dei due casi significa "risurrezione corporea". Giovanni qui parla 1ui dei morti increduli, "il resto dei morti", distinguendoli da quelli credenti che aveva appena descritto. Quando egli dice che il resto dei morti "non tornarono in vita", egli intende l'esatto opposto di quello che aveva appena detto dei morti credenti. I morti increduli, egli dice, non entrò nella vita per vivere e regnare in Cristo durante il periodo millenario. Mentre i credenti, dopo la morte godono di un nuovo tipo di vita in cielo con Cristo nel quale condividono il Suo regnare, i non credenti, dopo la loro morte, non condividono minimamente questa vita e questo regnare.
Che questo valga tutt'attraverso il periodo millenario, è indicato dalle parole: "prima che i mille anni fossero trascorsi" andrebbe tradotto "finché". La parola greca ἄχρι significa che qual ch'è detto qui rimane valido per tutto il tempo del millennio. L'uso della parola "finché" non implica che questi increduli morti vivranno e regneranno con Cristo se non dopo che quel periodo sia terminato. Se questo fosse il caso, ci saremmo aspettati una chiara affermazione al riguardo. Notate l'espressione: "finché fossero compiuti i mille anni" al versetto 3 di questo capitolo. Lì l'espressione è seguita da una chiara affermazione indicante che accadrà qualcosa di diverso dopo la fine dei mille anni: "...finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali [il diavolo] dovrà essere sciolto per un po' di tempo". Nel versetto 5, però, le parole: "prima che i mille anni fossero trascorsi" non è seguita da un'altra affermazione che indichi che questi morti rivivranno o verranno alla vita dopo il termine dei mille anni.
Più tardi in questo capitolo, però, abbiamo un chiaro insegnamento su ciò che accadrà a questi morti increduli dopo il termine dei mille anni. Ciò che accadrà loro è descritto nel versetto 6 come "la morte seconda". Ciò che è detto al versetto 6 che la seconda morte non avrà potere sui morti credenti, è implicato nel fatto che la seconda morte eserciti un potere sui morti increduli. Ciò che si intende per "seconda morte" è spiegato nel versetto 14: "Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco". La "seconda morte", quindi, significa il castigo eterno dopo la risurrezione dei corpi. Per quanto riguarda i morti increduli, vi sarà un cambiamento dopo il termine dei mille anni, ma sarà un cambiamento non per il meglio ma per il peggio.
La morte dei redenti così non è "un salto nel buio", qualcosa di spaventoso, nemmeno quando muoiono martiri a causa della loro fede, ma la loro anima entra subito nella vita eterna per regnare con Cristo. Questo è già per loro una risurrezione, una "prima risurrezione". "Gli altri morti", coloro che muoiono nei loro peccati senza averne ricevuto il perdono attraverso la fede in Cristo, risorgeranno dopo che sia finita l'era della chiesa (i "mille anni"), al ritorno di Cristo, ma solo per essere giudicati e condannati. Quella sarà per loro una tragica "seconda morte". Vi è dunque un parallelismo: i giusti che muoiono risorgono a vita, gli ingiusti che muoiono risorgono per il giudizio e la condanna.
Deve così compiersi "il tempo della chiesa" in cui tutti gli eletti (di ogni tempo e paese) vengono raccolti attraverso l'annunzio dell'Evangelo. Terminato questo periodo "verrà la fine" e gli ingiusti risorgeranno per essere condannati. Anche gli ingiusti risorgeranno. Devono abbandonare ogni illusione che la loro esistenza sia polverizzata, annullata, perché anche loro risorgeranno a suo tempo, ma solo per il giudizio e la condanna.

La prima risurrezione

Poi Giovanni dice: "Questa è la prima risurrezione" (5b). Queste parole descrivono che cos'è avvenuto ai morti nella fede descritti alla fine del versetto 4 prima dell'affermazione tra parentesi. Alla luce di quanto abbiamo affermato, dobbiamo comprendere queste parole non come una risurrezione fisica ma piuttosto come la transizione dalla morte fisica alla vita in cielo con Cristo. Questa transizione è chiamata "risurrezione" - certo un uso insolito ma perfettamente comprensibile sullo sfondo del contesto precedente. Questo è indubbiamente un tipo di risurrezione, dato che coloro che si pensava fossero morti sono ora veduti, nel senso vero della parola, in vita. L'espressione "la prima risurrezione" implica che vi sarà una "seconda risurrezione" (sebbene questa espressione non sia usata) per questi morti credenti - la risurrezione dei corpi che avrà luogo al ritorno di Cristo alla fine del periodo millenario.


Apocalisse 20:6

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"Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni".
"μακάριος καὶ ἅγιος ὁ ἔχων μέρος ἐν τῇ ἀναστάσει τῇ πρώτῃ· ἐπὶ τούτων ὁ δεύτερος θάνατος οὐκ ἔχει ἐξουσίαν, ἀλλ’ ἔσονται ἱερεῖς τοῦ θεοῦ καὶ τοῦ Χριστοῦ καὶ βασιλεύσουσιν μετ’ αὐτοῦ [τὰ] χίλια ἔτη"-

"Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione"

Coloro che Dio ha eletto a salvezza sono stati davvero fatti partecipi di una stupefacente grazia. Come afferma la lettera agli Efesini nel primo capitolo, essi sono stati benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui, infatti, sono stati eletti prima della creazione del mondo affinché fossero santi e irreprensibili dinanzi a lui. Essi sono stati predestinati nel suo amore ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà e a lode della gloria della sua grazia. In Cristo hanno ottenuto la redenzione mediante il suo sangue e il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, la quale è stata riversata abbondantemente su di loro. Essi hanno ricevuto ogni sorta di sapienza e d'intelligenza, essendo loro stato fatto conoscere il mistero della volontà di Dio, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. La loro vita manifesta queste benedizioni e la loro morte è un vero ingresso nella vita eterna, paragonabile ad una risurrezione.

"Su di loro non ha potere la morte seconda"

Questa è la ragione della loro beatitudine. Seconda morte significa castigo eterno. Queste parole sulla seconda morte implicano che la "prima risurrezione" di cui Giovanni ha appena parlato, non è una risurrezione fisica. Perché se si dovesse pensare ai credenti come risorti fisicamente, con corpi glorificati, essi godrebbero già dell'eterna e totale beatitudine della vita a venire, in cui "non ci sarà più la morte" (21:4) e non ci sarebbe bisogno di dire che su di loro non abbia potere la seconda morte.
Grazie a Cristo, essi non dovranno subire un giudizio di condanna, per quanto sarebbe meritato. Essi non dovranno procedere alla "morte seconda". Sono stati rivestiti, infatti, della giustizia di Cristo ed il debito del loro peccato è stato pagato. Solo a loro verrà risparmiato ciò che la più gran parte dell'umanità merita, il "lago di fuoco". A loro il Signore dirà: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo" (Matteo 25:34). Non avranno più peccato in loro: saranno santi.

"ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo"

Durante quest'intero "millennio" i morti credenti adoreranno Dio e Cristo come sacerdoti e regneranno con Cristo come re. Sebbene Giovanni pensi qui solo al periodo fino al ritorno di Cristo, i capitoli finali dell'Apocalisse indicano che dopo il ritorno di Cristo e dopo la risurrezione dei corpi, questi morti credenti saranno in grado di adorare Dio, servire Dio, e regnare con Cristo in modo persino maggiore. Allora essi adoreranno e serviranno Dio per tutta l'eternità in perfezione priva di peccato con corpi glorificati sulla nuova terra.
L'apostolo Pietro dice dei redenti: "Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa, voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia" (1 Pietro 2:9-10). Sono stati posti al servizio di Dio nel tempo della chiesa e lo saranno per l'eternità offrendo un "sacrificio di lode" ["Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Ebrei 13:15)].

"regneranno con lui quei mille anni"

La loro sorte qui viene di nuovo menzionata: in comunione con Cristo per il tempo e l'eternità condivideranno la Sua gloria.

 http://vocechegrida.ning.com/forum/topics/mille-anni-per-modo-di-dire

sabato 13 aprile 2013

Perché pregare?

"Chi ogni giorno intercede di cuore presso il trono della grazia per tutta l'umanità, non può non essere in breve tempo ripieno di amore e carità verso tutti: ed esercitando frequentemente il suo amore in questa maniera, allargherà il suo cuore, e lo renderà partecipe della grande abbondanza d'amore che è in Cristo Gesù nostro Signore! Invidia, malizia, vendetta, e altri simili temperamenti infernali, non possono più albergare in seno a un benevolo intercessore; egli sarà pieno di gioia, pace, mitezza, pazienza, e di ogni altra grazia nello Spirito Santo. Portando frequentemente le necessità del suo prossimo in preghiera davanti a Dio, egli sarà toccato da un sentimento fraterno di intesa; si rallegrerà con chi è nella gioia, e piangerà con chi è nel dolore. Ogni benedizione concessa ad altri, anziché suscitare in lui invidia, sarà vista come risposta alla sua intercessione, e riempirà la sua anima di gioia inesprimibile e di gloria appieno.
Abbondate dunque in atti di intercessione generale e specifica; e quando sentite parlare degli sbagli del vostro prossimo, invece di raccontarli in giro, e di svergognarlo davanti agli altri, portateli in segreto davanti a Dio, e implorateLo di correggerlo e di aiutarlo. Quando sentite parlare di un noto peccatore, anziché di pensare che fareste bene ad adirarvi, supplicate Gesù Cristo di convertirlo, e di renderlo un monumento della Sua grazia gratuita; non potete immaginare quale benedetto cambiamento possa produrre nel vostro cuore questa pratica, e quanto più crescerete giorno per giorno nello spirito d'amore e di mitezza verso tutta l'umanità!
Ma ancora, per invogliarvi alla pratica costante di questo dovere dell'intercessione, considerate i molti esempi nelle Sacre Scritture, della sua potenza e della sua efficacia. Cose grandi ed eccelse vi sono descritte come effetti di questa divina occupazione. Ha fermato piaghe, ha aperto e chiuso i cieli; e ha frequentemente stornato l'ira di Dio dal Suo popolo. Come fu liberata la casa di Abimelec, per mezzo dell'intercessione di Abraamo, dalla malattia che Dio aveva mandato tra di loro! Quando "Fineas si alzò e s'interpose", quanto rapidamente cessò la piaga! Quando Daniele umiliò e afflisse l'anima sua, e intercedé per il popolo del Signore, quanto rapidamente fu mandato a lui un angelo per dirgli che la sua preghiera era stata ascoltata! E, per menzionare solo un altro esempio, come si lasciò vincere Dio dall'insistenza di Mosè, quando questi intercedé per il popolo idolatra!
Questo dimostra sufficientemente, direi quasi, l'onnipotenza dell'intercessione, e dimostra come possiamo, come Giacobbe, combattere con Dio, e mediante una santa violenza (cfr. Genesi 32:28; Matteo 11:12) prevalere per noi stessi e per gli altri. E senza dubbio è grazie a questa segreta e vittoriosa intercessione delle poche anime rette che ancora rimangono fra noi, che Dio risparmia ancora questa nazione miserabilmente peccatrice: poiché se non fosse per poche persone fedeli, come Mosè, rimaste a intercedere sulla breccia, saremmo presto distrutti, proprio come lo fu Sodoma, e ridotti in cenere come Gomorra.
Ma, per esortarvi ancora ad esercitare l'intercessione, considerate che, con ogni probabilità, essa è l'occupazione frequente anche dei santi glorificati: poiché sebbene sono stati liberati dal peso della carne, e restituiti alla gloriosa libertà dei figli di Dio, la loro felicità non può ancora essere completamente consumata fino alla risurrezione dell'ultimo giorno, quando tutti i loro fratelli saranno glorificati con loro; allora non possiamo non pensare quanto spesso essi insistano presso il nostro Padre celeste, affinché completi il numero dei Suoi eletti, e affretti la venuta del Suo regno. E dunque noi, che siamo sulla terra, vogliamo praticare questa divina occupazione, come fa quella gloriosa compagnia di spiriti di uomini retti resi perfetti per grazia? Non vogliamo intercedere frequentemente per la chiesa qui in terra, e chiedere con fervore di poter essere tutti uno, con la chiesa trionfante nei cieli, e come il santo Gesù e Suo Padre sono uno, poter anche noi essere resi perfetti nell'unità?"

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sabato 6 aprile 2013

Un cristiano può odiare oltre che amare?

Un cristiano, una persona con il cuore trasformato dalla grazia di Dio che odia. E’ possibile, oppure la Parola di Dio condanna qualsiasi forma di odio provata da un credente in Cristo? Non pochi credenti “buonisti” probabilmente sarebbero concordi con questa tesi, ma è veramente così? Assolutamente no. Le Sacre scritture non poche volte fanno capire come vi sono alcuni casi in cui è giusto da parte dell’uomo di Dio, odiare. Ad esempio il salmista, nel salmo novantasette scrisse: “Voi che amate l'Eterno odiate il male!... ” (Salmo 97,10).
Anche Salomone, ispirato da Dio, scrisse che per un uomo di Dio, vi è: “un tempo per amare e un tempo per odiare” (Ecclesiaste 3,8). Vi sono quindi casi o situazioni in cui per il cristiano è senza dubbio giusto odiare, così come vi sono motivi altrettanto validi che lo debbano spingere invece ad amare in modo incondizionato e altruistico. Ebbene, quando è opportuno per il figliuolo di Dio amare e in quali momenti invece è altrettanto corretto odiare? Per dare una risposta adeguata e appropriata a tale quesito, penso sia importante vedere come la Bibbia descrive l’amore e l’odio quando essi sono accostati alla vita del cristiano.

LE SANTE QUALITA’ DELL’AMORE

      Saulo di Tarso, scrivendo ai cristiani di Corinto mise in risalto le molteplici qualità che è in grado di manifestare un amore puro e scevro. Virtù che vale la pena leggere ed esaminare da vicino. Ecco il brano ispirato dell’apostolo: “L'amore è paziente, è benigno; l'amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non viene mai meno”. (1Corinzi 13,4-8).
     Come abbiamo potuto notare esse sono svariate e tutte rispecchiano la grandezza di questo sentimento meraviglioso. L’amore ha tante sfaccettature le quali ci mostrano quanto sia bello amare. Ora le esamineremo tutte con l’aiuto della Parola di Dio, la sola che può rendere l’uomo preparato per ogni opera buona (2Timoteo 3,16-17).  
      “L’amore è paziente e benigno”. Tale persona non si mostra impaziente nei riguardi di chi ha sbagliato e non reagisce nei riguardi del colpevole con eccessiva durezza. Anzi mostra pazienza nei riguardi del colpevole, nella speranza che si ravveda e riconosca il proprio peccato. Si, chi ha un cuore che segue i dettami divini si comporta esattamente come la Parola di Dio ci sprona a fare nell’epistola ai colossesi: “Vestitevi dunque come eletti di Dio, santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro; e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. Così infatti agisce il Signore nei riguardi di ogni sorta di peccatori” (Colossesi 2,12-13). Seguiamo quindi l’esempio di Dio, il quale di fronte al peccato di ogni sorta di peccatori, egli pazientemente sopporta la cosa nella speranza che si ravvedano dalle loro iniquità e si convertano al bene (Romani 2,4; 2Pietro 3,9).
     “L’amore non invidia” . Anzi essa è felice nel veder prosperare gli altri. Piuttosto che essere invidioso è portato ad accontentarsi di quello che ha (1Timoteo 6,6-8) mostrandosi addirittura generoso nei riguardi del suo prossimo. Dio stesso che è l’amore personificato (1Giovanni 4,8) spinto dalla sua generosità fa sorgere il sole e fa piovere sia sui giusti che sugli ingiusti (Matteo 5,45).
     “L’amore non si mette in mostra, non si gonfia”. Chi ama non esalta se stesso. Non si mette in mostra e non si dimostra arrogante. Piuttosto lo scopo della sua vita è quello di esaltare Dio. Chi ama sa che tutto il bene che compie è opera di Dio e non è merito suo. D'altronde tutte le buone opere che compie l’uomo di Dio sono già state preparate dal Signore stesso affinché il suo servo le faccia (Efesini 2,10). Sapendo oltretutto che è Il Padre celeste a operare nella sua Chiesa anche il volere che la spinge a operare per il Regno di Dio (Filippesi 2,13). L’uomo quindi non ha nulla per cui vantarsi, tranne che nel Signore (1Corinzi 1,31). Non dimentichiamoci che Dio abbassa il superbo e innalza l’umile. Seguiamo allora il consiglio del salmista, perché ciò recherà a noi solo beneficio: “Ho detto agli orgogliosi: «Non vi vantate!», e agli empi: «Non alzate la cresta! Non alzate la vostra cresta in alto, non parlate con il collo duro». Poiché non è dal levante né dal ponente e neppure dal deserto che viene l'esaltazione. Ma è DIO colui che giudica; egli abbassa l'uno e innalza l'altro”. (Salmo 75,4-7).
     “L’amore non si comporta in modo indecoroso”. Indubbiamente l’indecenza non fa parte della vita di chi si fa guidare dall’amore di Dio. Piuttosto com’è scritto nell’epistola ai romani: “Camminiamo onestamente, come di giorno, non in gozzoviglie ed ebbrezze, non in immoralità e sensualità, non in contese ed invidie” (Romani 13,13), Chi ha il “cuore” a immagine e somiglianza di quello di Dio non si farà mai vincere da sentimenti come l’invidia e lo spirito di contenzione. Piuttosto egli manifesterà decoro, trasmettendo al prossimo una sana testimonianza cristiana. Anche un’esistenza che rifletta l’esempio del Cristo è di grande aiuto affinché i non credenti possano, con l’aiuto del Signore, comprendere che vi è un Dio vivente al quale devono rendere conto e quindi essere spinti a ravvedersi e credere nel Figlio di Dio.
     Non dobbiamo dimenticarci che in un autentico discepolo del Signore Gesù alberga lo Spirito di Dio. Di conseguenza non potrà che compiere le sue opere. Ossia manifestare gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Galati 5,22). In lui opere come impurità, dissolutezza, divisioni, idolatria e altre ancora non possono trovare spazio (Galati 5,19-22). No il cristiano non può e non deve essere una persona indecente. Ciò come abbiamo visto è fondamentale ai fini della medesima diffusione del vangelo. Le persone sono portate a soppesare i fatti piuttosto che le parole. Prima di dire ai perduti che il Salvatore è in grado di cambiare le vite, essi devono costatarlo, illuminati da Dio, nella vita di chi proclama la “buona notizia”. Solo così essa avrà efficacia e sarà considerata credibile.
     “L’amore non cerca le cose proprie”. Chi ama è sicuramente altruista, essendo proteso nel continuo al benessere del proprio prossimo. Paolo lo sottolinea con chiarezza nella lettera spedita ai cristiani di Filippi: “Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2,4). Il figliuolo di Dio guarda unicamente al bene del suo prossimo. Primariamente alla sua salvezza. L’apostolo dei gentili dedicò tutta la sua vita al bene degli altri. Una volta, scrivendo ai cristiani di Roma affermò che pur di vedere i suoi fratelli “secondo la carne” sarebbe stato disposto a diventare persino “anatema” agli occhi del Signore (Romani 9,3). Egli fece di tutto, entro i limiti preposti dalla Parola di Dio, pur di vedere sempre più persone credere all’evangelo. Si fece giudeo con i giudei, greco con i greci, debole con i deboli per amore di Dio e del benessere del suo prossimo (1Corinzi 9,20-23). Quale grande esempio da seguire! Il Signore veramente ci aiuti a diventare sempre più simili a questo suo servo perché come lui stesso disse: “Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo”. (1Corinzi 11,1).
     “L’amore non si irrita”. Tra le qualità di una persona nata di nuovo, caratteristica che è presente tra i frutti della “terza persona della trinità” risalta quella dell’autocontrollo (Galati 5,22). Facendosi guidare dallo Spirito, grazie al quale ha pure ricevuto una nuova vita, non perde la padronanza di se. D’altronde un cristiano, tempio dello Spirito santo, non si farà certamente trasportare da un opera della carne come l’ira (Galati 5,19-20). No, non sarà la collera a dominarlo. In lui vi è la pace del Signore. Si quella vera pace che solo il Salvatore è in grado di donare (Giovanni 14,27) e che elargirà verso chiunque crederà in Lui.
     “Non sospetta il male”. Uno spirito vendicativo è proprio quello che chi teme Iddio deve evitare. Un credente non deve provare rancore nei confronti di chi gli ha fatto del male. Quante volte noi offendiamo il Signore durante la giornata. Eppure Lui è sempre pronto a perdonarci e a sopportarci. Non dovremmo noi seguire il suo esempio? Nella stessa preghiera modello del “Padre nostro”, il Cristo fece comprendere come il cristiano deve avere un cuore misericordioso se vuole piacere a Dio: “E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori” (Matteo 6,12). L’Onnipotente perdonerà le nostre colpe solo se noi saremo disposte a dimenticarci degli sbagli fatti nei nostri riguardi da parte del prossimo. Non deve essere quindi il rancore e il desiderio di vendetta a condizionarci, perché tali cose non piacciono al Signore, bensì un cuore pronto al perdono (Romani 12,19).
      “Non tiene conto dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità”. Chi vuole seguire il Cristo deve stare dalla parte della giustizia, contro ogni forma di malvagità. Non è la menzogna a guidare la vita del cristiano, tutt’altro.  Un giorno il Salvatore disse ai suoi seguaci: “Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14,6). Gesù è la verità. Di conseguenza chi appartiene a Lui può solo gioire nella verità e nella giustizia. La sua vita dev’essere sempre in armonia con esse. In qualunque situazione, anche quando riceve del male, non ricambia con la “stessa moneta”. Anzi, in armonia con il comportamento del Messia, il quale per l’appunto quando era oltraggiato non oltraggiava a sua volta (1Pietro 2,23), non rende male per male. Il “nato di nuovo” cerca piuttosto di vincere la cattiveria con il bene (Luca 6,29). Lo sappiamo, comportarsi in questo modo non è facile, ma con l’aiuto dello Spirito di Dio, possiamo riuscirci. Ricordiamoci che possiamo ogni cosa in Colui che ci fortifica (Filippesi 4,13).
     “Tollera ogni cosa”. Chi ama secondo l’esempio del Cristo, tende a coprire ogni cosa. A sopportare i torti che riceve. A passarci sopra e a perdonare il proprio offensore. Il discepolo di Cristo quindi, spinto da quella mansuetudine trasmessagli dal Signore, tende a sopportare le offese che riceve, sia da non credenti che da convertiti. “… L’amore copre una moltitudine di peccati …” (1Pietro 4,8). Questo affermò l’apostolo Pietro nella sua prima lettera. D’altronde egli non faceva altro che confermare quello che lo scrittore dei Proverbi affermò secoli prima: “Chi copre una colpa si procura amore, ma chi vi ritorna sopra divide gli amici migliori” (Proverbi 17,9). Se quindi la persona che ha subito la trasgressione si farà guidare dall’amore di Dio, ci “passerà sopra” quando il trasgressore gli avrà chiesto perdono.
     “Crede ogni cosa”. Questo ovviamente non vuol dire che crede ogni cosa che gli si dice, qualsiasi persona lo faccia. Piuttosto Il cristiano ha piena fiducia nella Parola di Dio, anche se le apparenze sembrano suggerirgli il contrario. Egli sa che Dio non può mentire (Tito 1,2). Già il popolo d’Israele lo comprese all’epoca di Giosué: “Or ecco, io me ne vado oggi per la via di tutto il mondo; riconoscete dunque con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima che non è caduta a terra una sola di tutte le buone parole che l'Eterno, il vostro DIO, ha pronunciato nei vostri confronti; si sono tutte avverate per voi; neppure una è caduta a terra” (Giosué 23,14). Quello che il Signore proclama non sono mai parole a vuoto. Tutto quello che dice si realizza e corrisponde a verità. Come ha affermato lo stesso Giosué, nessuna parola di Dio “cade a terra”. I cristiani quindi sanno di credere in un Dio di verità e la menzogna non farà mai parte della sua natura (Salmo 31,5).
     “Spera ogni cosa”. Sperare in Dio da grande forza. Più di quanto noi possiamo mai immaginare. L’apostolo Paolo lo sapeva. Per questo ai cristiani di Tessalonica scrisse tali cose per spronarli ad andare avanti: “ricordando continuamente la vostra opera di fede, la fatica del vostro amore e la costanza della speranza che voi avete nel Signore nostro Gesù Cristo davanti a Dio, nostro Padre” (1Tessalonicesi 1,3). La speranza in Cristo dava a quei credenti la forza di andare avanti nel loro ministero cristiano. Costoro, grazie ad essa rimanevano costanti e perseveranti in Dio e nella sua parola. Nessuno, di chi spera nel Signore, rimarrà mai deluso questo è certo. L’importante è avere fiducia in Lui. Nelle sue promesse, non perdere mai la speranza in esse e allora vedremo la gloria dell’Eterno nella nostra vita.
     “Sopporta ogni cosa”. Chi vuol vivere santamente in Cristo, sarà anche perseguitato. Questa è la sacrosanta realtà. Il Signore Gesù più volte mise in guardia i suoi discepoli a riguardo. Nell’evangelo di Luca per esempio affermò in modo esplicito che i cristiani sarebbero stati odiati da tutti coloro che non appartenevano al Salvatore (Luca 21,17) e i fatti hanno confermato tutto ciò. La Chiesa però non si sarebbe certo arresa per questo. Anche se nel mondo gli eletti avrebbero avuto tribolazione, Colui che viveva in loro per mezzo dello Spirito santo, aveva vinto il mondo (Giovanni 16,33). Oltretutto come scrisse lo stesso Paolo: “E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce perseveranza, la perseveranza esperienza e l'esperienza speranza. Or la speranza non confonde, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5,3-5). Per i primi cristiani è sempre stato un grande onore ricevere vituperio a causa del Cristo e dell’evangelo (Atti 5,41). Lo è anche per noi? Se ci riputiamo seguaci del Messia proveremo gli stessi sentimenti della Chiesa primitiva e ringrazieremo il Signore per questo.
     “L’amore non viene mai meno”. Si, l’amore non verrà mai meno (1Corinzi 13,8) perché ha Dio stesso come fondamento (1Giovanni 4,8). Ci sono cose che passeranno, altre che finiranno. L’amore di Yahvé invece durerà in eterno perché Lui è il Dio d’eternità (Genesi 21,33).
                                   
                                      CI SONO CASI IN CUI UN CRISTIANO PUO’ ODIARE?

     Abbiamo visto come non solo un cristiano possa e debba amare, ma anche quante qualità è in grado di suscitare nella persona che prova tale meraviglioso sentimento. Ora però è giusto porci una domanda. Ci sono casi in cui un credente in Cristo può odiare oppure no? La Parola di Dio risponde di si. Lo stesso Yahvé tramite il profeta Amos disse al suo popolo:  “Odiate il male, amate il bene e stabilite saldamente il diritto alla porta. Forse l'Eterno, il Dio degli eserciti, userà misericordia col residuo di Giuseppe” (Amos 5,15).
     Il cristiano se vuole piacere a Dio deve aborrire il male, Provare disgusto per esso in modo da starne il più lontano possibile. In pratica deve provare per esso lo stesso sentimento che nutre il Signore. L’Onnipotente aborriva il male in tutte le sue forme (Proverbi 6,16-19). Anche Il re Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio (Atti 13,22) nei riguardi di coloro che consapevolmente si rivoltavano contro Dio compiacendosi del loro cuore malvagio, ebbe parole durissime: “Non odio forse quelli che ti odiano, o Eterno, e non detesto quelli che si levano contro di te? Io li odio di un odio perfetto; essi son divenuti miei nemici” (Salmo 139,21-22). Ovviamente l’odio che devono provare i cristiani non ha nulla a che vedere con il disprezzo o il rancore. Esso si esprime semplicemente evitando il male e coloro che lo praticano impunemente (1Corinzi 5,11).
     No, chi ama Dio non potrà mai perseverare nel male. Cercherà sempre di combatterlo, santificandosi ogni giorno di più col solo scopo di piacere a Dio, seguendo nel continuo l’esempio per eccellenza. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo il Signore. Iddio ci aiuti in questo. Amen.

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ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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