per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

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martedì 24 febbraio 2015

Cristo è presente!


Una futile opposizione

Non c’è nulla nella storia del mondo che sia più ostinatamente odiato, osteggiato e votato alla distruzione del popolo di Dio nelle sue espressioni prima ebraica e poi cristiana. ...e c'é persino chi li critica quando "osano" difendersi! Le vittime di quest’odio si contano a milioni e a tutt’oggi il solo fatto di identificarsi con il Nazareno può condurre alla morte immediata e nel modo più crudele. La maggior parte di questi martiri è disposto a rinunciare alla propria vita, ma non rinnegherà mai Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore, e muore invocando il Suo nome. Minacce di qualunque tipo non intimidiscono in alcun modo i seguaci del Cristo che non solo perseguitati non diminuiscono, ma aumentano! Confermano così quanto già diceva l’antico Tertulliano: "Il sangue dei martiri è seme di cristiani".
Vana e futile è l’ostinazione ad opporsi al Signore Gesù Cristo e a coloro che Gli appartengono, qualunque sia il metodo che escogitano a quel fine. A Giovanni, confinato sull’isola di Patmos a motivo della sua fede, nel pure vano tentativo di impedire il suo ministero, il Signore Gesù apparve rivolgendogli queste parole: “Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades” (Apocalisse 1:17-18).

Una presenza costante

Immaginatevi un appello fatto nelle circostanze più diverse, in ogni ora e tempo. Quando il Suo nome viene pronunciato, Egli non manca mai. Gesù, il Cristo? Presente! Potremmo veramente dire che Egli è “il presente” per eccellenza, così come Lui stesso ha rivelato, ha promesso e mantiene. “Io sarò con voi”, dice Gesù ai Suoi discepoli prima di uscire fisicamente dalla scena di questo mondo.
Come esplicitamente ci rivela il prologo del vangelo secondo Giovanni, la Parola, anche identificata come l’eterno Figlio di Dio, è una presenza costante nell’Essere stesso di Dio come pure si rileva in vari momenti della nostra storia.
La Parola era presente ed operante nell’atto della Creazione e diventa uomo in Gesù di Nazareth. Benché fondamentali, non si tratta, però, delle sole due espressioni dell’attiva presenza della Parola di Dio. La troviamo in diversi episodi dell’Antico Testamento nelle apparizioni rivelatorie di quel che va sotto il nome di “Angelo del Signore”.
Il Cristo era pure presente quando il patriarca Noè, “predicatore di giustizia”, denunciava il peccato della sua generazione e la chiamava al ravvedimento. Allo stesso modo il Cristo è presente quando l'Evangelo è annunciato oggi e vediamo che i peccatori prendono coscienza dei loro peccati, li confessano e invocano con fiducia la salvezza che viene loro annunciata nella persona e nell'opera di Cristo. Cristo non solo è presente nell'annuncio della Parola, ma è presente con il pane e il vino della Cena del Signore, memoria efficace del Suo sacrificio sulla croce per la nostra redenzione. Cristo è pure efficacemente presente con l'acqua del Battesimo, quando esso suggella le promesse dell'Evangelo.

Il testo biblico

Cristo, Parola di Dio, era presente, è presente e sarà presente, questo è ciò di cui parla l'apostolo Pietro nel seguente testo biblico. In particolare evidenza egli pone la presenza salvifica della Parola di Dio al tempo di Noè e quella che si manifesta al momento del Battesimo, due momenti che collega attraverso il segno dell'acqua. Leggiamolo ed esaminiamolo punto per punto.
“(18) Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (19) E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, (20) che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua. (21) Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, (22) che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:18-22).

Presenza trans-temporale

La prima affermazione che il testo fa è quella della sostanza dell’Evangelo che noi annunciamo: il ministero e l’opera compiuta dal Cristo ha valore ed efficacia trans-temporale. "Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito" (18).
Quando Gesù di Nazareth, il Cristo di Dio, è morto sulla croce, è avvenuto, una volta per sempre, quel sacrificio attraverso il quale è stato espiato il peccato di coloro che Dio ha destinato alla salvezza. E' su quella base che essi possono essere condotti a Dio. Gesù, il Cristo, il Giusto per eccellenza, ha preso su di sé la condanna, espiandola completamente per loro, che essi, ingiusti, meritavano, e ne sono stati liberati. L'eterno Figlio di Dio, dalla morte, però, non poteva essere trattenuto ed, espiata quella pena, risorge dai morti nella potenza dello Spirito Santo manifestandosi come il Vivente. In comunione con Lui, coloro che Gli sono stati affidati, peccatori credenti di ogni tempo, tipo e paese, condividono la Sua vittoria e saranno per sempre alla presenza di Dio.
Questa è la sostanza stessa dell'annuncio dell'Evangelo cristiano: l'opera del Cristo, insostituibile, unica nel suo genere, la cui efficacia attraversa ogni tempo e paese. Ecco perché la fede cristiana non può essere equiparabile ad alcuna religione o filosofia di vita. Chi lo comprende sa che a quel livello, nessun "ecumenismo" è possibile. "Non c'è nessun altro nome...".

Presenza sincronica

La Parola di Dio, che precede il tempo, entra nel tempo in Gesù di Nazareth, e opera efficacemente in maniera trans-temporale, opera pure in maniera sincronica tanto da potersi dire che “andò a predicare” alla generazione di Noè: “E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere”.
Il Cristo non è mai rimasto inattivo: prima, durante, dopo il Suo ministero palestinese Egli è Colui che va e che predica. E’ lo stesso che denuncia il peccato, rivolge il suo appello al ravvedimento e proclama la grazia a quell’antica umanità.
Ai tempi del patriarca Noè l'umanità si manifestava con gli stessi tratti di oggi: “La malvagità degli uomini era grande sulla terra e ... il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5). Allora come oggi, aspirava alla libertà da Dio e da ogni vincolo morale, senza rendersi conto di essere “pieni di amarezza e prigionieri di iniquità” (Atti 8:23), di fatto “trattenuti in carcere” e asserviti al peccato. La vera libertà, infatti, è quella che si vive in comunione con Dio ed in armonia con le Sue leggi, tutto il resto è schiavitù. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34).
Di fronte a tutto questo, né allora né oggi, Dio non è indifferente. Inevitabilmente dal cielo Egli reagisce in conformità al Suo carattere. Esprime la Sua giustizia manifestando la Sua giusta ira ed indignazione, come pure la Sua misericordia, inviando la Sua Parola con l'appello al ravvedimento ed alla salvezza portato dai Suoi servitori. L'Apostolo scrive: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia” (Romani 2:6-8).
In ogni epoca ed anche nelle peggiori fra le circostanze, per grazia, Dio si riserva un popolo che gli sia fedele, che testimoni della verità e denunci il male. E' così che Dio rende inescusabile il mondo che gli è ribelle e che riceverà il Suo giusto castigo. In quella generazione Iddio aveva manifestato la Sua grazia rendendo Noè e la sua famiglia un’eccezione all’andazzo di quel mondo: “Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. (…) Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio" (Genesi 6:5-9).
Amplifica tutto questo lo stesso Pietro, nella sua seconda epistola: "... se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio; e soprattutto quelli che vanno dietro alla carne nei suoi desideri impuri e disprezzano l'autorità" (2 Pietro 2:4-10).
La Parola di Dio non ha soltanto risuonato al tempo di Noè e di Lot. Il diluvio universale e la distruzione di Sodoma e Gomorra servono per ammonire quelli che in futuro sarebbero vissuti in modo empio, per ammonire anche noi. La Parola di giudizio e di salvezza di Dio si era manifestata loro non meno di quanto si manifesta oggi nella predicazione fedele dell'Evangelo ed in essa si rende presente il Cristo. Cristo era “andato a predicare” e “viene a predicare” ancora oggi, rendendosi vivo ed efficace.

Presenza ed attesa

Cristo è sempre presente, ma spesso la sua presenza non si manifesta evidente a tutti perché “è in attesa”, come dice il versetto 20: “...che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua”.
Della generazione di Noè l’Apostolo mette prima di tutto in rilievo la sua ribellione. Si tratta della ribellione a Dio ed alla Sua Legge che caratterizza la condizione umana ed in cui persiste, nonostante i ripetuti giudizi di Dio che si sono già abbattuti sull’umanità e che alla massa non hanno insegnato nulla. L'apostolo Paolo così si esprime parlando di quando i suoi interlocutori, per grazia di Dio, hanno desistito dalla loro ribellione deponendo le armi: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:1-13).
Il testo proclama, poi, la pazienza di Dio, quella che Egli esercitava “mentre si preparava l’arca”, predicazione vivente della grazia di Dio. La pazienza di Dio, però, giunge a termine, ha un limite, come deve avere un limite la pur necessaria tolleranza del peccato che deve avere come unico fine il “dare tempo” al ravvedimento. La pazienza di Dio dura fintanto che l’arca di salvezza è completata e vi è entrato chi vi deve entrare, e poi Dio ordina che le porte siano chiuse. Come dice Pietro stesso nella sua seconda epistola: "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). La pazienza di Dio è grande, ma peccatori impenitenti non entreranno nel regno di Dio (nessuno deve farsene illusione), “non eredireranno il regno di Dio”: "Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Corinzi 6:10-11).
Quando ci si scontra con ostinati cuori impenitenti, quando si è concesso abbastanza tempo per riflettere e cambiare, anche la necessaria tolleranza della disciplina cristiana deve avere un limite oltre il quale non può andare senza trasformarsi in compiacenza ed ipocrisia. Gli impenitenti devono essere consapevoli di accumulare “massa di ira” che come quella che accumula un nuvolone nero pieno di pioggia che ad un certo punto esplode in un temporale. Il giudizio di Dio è pure una realtà che “esploderà” a suo tempo, e non vi sarà più la possibilità del ravvedimento. “Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 2:5).
Poche anime”, però, si rifugiano nell’arca e vi trovano salvezza. Il numero molto limitato dei salvati oggi “scandalizza” molte persone. Vorrebbero poter dire, se “solo otto persone” su milioni hanno hanno accolto la predicazione del giudizio e della grazia, vi deve essere “qualcosa che non va” nella predicazione! “Proviamo a fare in un altro modo! Cerchiamo di essere più tolleranti! Predichiamo un messaggio che sia più accettabile alla massa della popolazione. Rendiamogli ‘più facile’ la sua accoglienza, moderiamone i termini, magari molta più gente ‘entrerà nell’arca’. Intanto, ‘ritardiamo il diluvio’, ‘non c’è fretta’”. Convenientemente ci dimentichiamo troppo spesso quel che dice Gesù: "Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano" (Matteo 7:13-14).
Quelle poche persone vengono salvate “attraverso l’acqua”. Perché Dio non ha manifestato il Suo perdono indipendentemente dall’acqua del Suo giudizio? Perché non perdona “e basta”? Perché è stato necessario che Cristo Gesù morisse in croce perché questa salvezza potesse essere realizzata? Perché Dio non solo è misericordioso, ma anche giusto. Non sarebbe stato giusto se Egli avesse solo “passato un colpo di spugna” sui nostri peccati. La Sua legge à una cosa seria e va rispettata, come devono essere applicate le sanzioni che essa prevede per i suoi trasgressori. Il giudizio di Dio deve cadere sul trasgressore. Esso inevitabilmente cadrà su di te se non chiedi che valga per te l’espiazione che Cristo ha compiuto sulla croce. Si potrebbe dire: “Scegli: o il giudizio di Dio, quello che tu meriti, si abbatte su di te, oppure si abbatte per te su Cristo e tu ne sarai liberato. Non vi sono alternative: o te o Cristo. La salvezza è sempre “attraverso l’acqua”, attraverso il giusto giudizio di Dio, e mai senza di esso.
Cristo è presente durante la paziente attesa di Dio ed è presente nell’espressione del giudizio di Dio.

Presenza nell’atto del Battesimo

La presenza del Cristo si manifesta poi nell’atto del Battesimo allorché la Parola, di cui è segno, lo accompagna. “Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo” (21).
L’acqua del diluvio, espressione del giudizio di condanna che Dio esegue sull’umanità ribelle di quel tempo, diventa simbolo del giudizio stesso di Dio ed a sua volta del Battesimo cristiano.
L’acqua del Diluvio universale purifica il mondo dall’empietà, così come un giorno lo farà il fuoco eliminando i ribelli dalla faccia della terra. Attraverso quell’acqua Noè e la sua famiglia vengono salvati dalla grazia di Dio nel mezzo di salvezza che Dio ha loro provveduto, l’arca. La lettera agli Ebrei dice: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un'arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7). Noè e la sua famiglia passano attraverso l’acqua del giudizio di Dio, così come l’antico Israele era passato attraverso le acque del Mar Rosso che si erano ritirate per lasciarli passare, ma in quelle stesse acque annega Faraone ed il suo esercito. La salvezza e la vita di alcuni attraverso le acque che sono la condanna e la morte di altri.
L’acqua del Battesimo cristiano, afferma Pietro, non ha a che fare con l’eliminazione di sporcizia dal corpo. Essa è segno ed annuncio dell’opera di Cristo che elimina la sporcizia morale e spirituale che ci separa da Dio. Chi chiede il Battesimo invoca Dio che, in Cristo, applichi alla vita sua e della sua famiglia l’efficacia purificatrice della Sua opera affinché la loro coscienza morale e spirituale sia ripulita dal peccato che la guasta, mettendola in grado così di discernere ciò che è gradito a Dio e di viverlo giorno per giorno, da quel momento in poi.
È così che il Battesimo diventa significativo non solo per l’individuo che lo chiede, ma anche per l’intero nostro nucleo familiare con tutti i suoi componenti. Quando il Nuovo Testamento parla del Battesimo non si tratta tanto, infatti, di un atto individualistico, ma include spesso l’intero nucleo familiare. Il battesimo di famiglia è il tipo di battesimo che la Scrittura descrive quando parla di coloro che dovrebbero essere battezzati. In Atti 16 la famiglia sia di Lidia che del carceriere di Filippi furono battezzate da Paolo (vv. 15, 33). Paolo parla in I Corinzi 1:16 di aver battezzato la famiglia di Stefana. Noi leggiamo in Atti 10:48 del battesimo della casa di Cornelio da parte di Pietro. Questo è il modello neotestamentario del battesimo. Il battesimo di case e famiglie segue dalla fede nel patto familiare di Dio: che Egli sovranamente, graziosamente, ed immutabilmente promette la salvezza a famiglie e case, promettendo di essere il Dio di credenti e dei loro figli (Genesi 17:7; Atti 2:39). La pratica di battezzare famiglie o case, seguendo il chiaro esempio della Scrittura stessa, ci ricorda il fatto che Dio Stesso è una famiglia, Padre, Figlio, e Spirito Santo, e che Egli magnifica la Sua grazia e rivela Se Stesso nel mandare la salvezza a famiglie. Egli è, in verità, il Dio di famiglie (Salmo 107:41).
È il Battesimo che “salva”? Alcuni pensano di sì e fanno riferimento (mozzandolo) a ciò che dice Pietro in questo testo. Pietro però dice: “Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo”. È Gesù Cristo che salva, non il Battesimo. Gesù salva attraverso la Sua opera efficace applicata dallo Spirito Santo ai credenti e che trova nella Sua risurrezione il fondamento. Il Battesimo ne è l’espressione simbolica in cui Cristo si compiace di manifestarsi allorché sia accompagnato dall’annuncio dell’Evangelo. Il Battesimo di per sé stesso, però, non ha alcuna sua potenza intrinseca che possa essere distaccato dalla fede di chi lo riceve e dall’annuncio della Parola che lo accompagna.
Che significa essere battezzati? Risponde molto bene la Confessione di fede elvetica che dice: “Essere battezzato nel nome di Gesù Cristo non è altro infatti che essere iscritto, in­trodotto e ricevuto nell’alleanza e nella famiglia, cioè nell’ere­dità dei figli di Dio, ed essere anche chiamato fin d’ora con il nome di Dio, cioè figlio di Dio, essendo stato purificato dalle sozzure del peccato e dotato di diverse grazie di Dio per con­durre una vita nuova e innocente. Il battesimo quindi ci ri­corda e ci rappresenta al vivo questo grande beneficio di Dio e questa grazia inestimabile fatta al genere umano. In effetti, noi nasciamo tutti con la macchia del peccato e siamo figli dell’ira, ma Dio, che è ricco di misericordia (Ef. 2:4), ci ripuli­sce e purifica gratuitamente dai nostri peccati mediante il san­gue del suo Figlio, adottandoci in lui per suoi figli, e ci unisce a sé con una santa e sacra alleanza, arricchendoci di diversi doni e grazie perché possiamo condurre una vita nuova (Ef. 1,:5). Ora tutte queste cose vengono a noi assicurate dal bat­tesimo. In esso, noi siamo infatti interiormente rigenerati, pu­rificati e rinnovati davanti a Dio mediante lo Spirito Santo, ri­cevendo esteriormente un sigillo e una testimonianza dei grandissimi doni ricevuti nell’acqua del battesimo, mediante la quale ci vengono rappresentati e come posti davanti agli occhi i grandissimi benefici del nostro Dio”.

Presenza alla destra di Dio

Il coronamento della presenza del Cristo è rappresentato dall’Ascensione di Cristo risorto alla destra della maestà di Dio. Pietro scrive: “...che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (22). È così che il Cristo, l’eterna Parola di Dio, viene posto sul trono accanto a Dio Padre, come autorità massima e impareggiabile. Il Cristo "svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:7-11).
Egli è l’eterno Re dei re e Signore dei Signori, il nostro Signore e Salvatore a cui nessuno può essere pari. Là su quel trono Egli è presente per noi. Il mondo potrà anche condannarci, ma abbiamo una certezza, insieme a tutto il popolo di Dio: “Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34). Egli ci sostiene costantemente con la Sua intercessione. Non abbiamo più nulla da temere, neanche di fronte alla sorte peggiore di cui potrebbero farci oggetto la gente empia e ribelle di questo mondo, bugiardi ed assassini. Possiamo portare con fierezza il nome di Cristo sulle nostre labbra ed anche cantarlo in faccia ai nostri aguzzini. Come dice l’apostolo Paolo: "È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno" (2 Timoteo 1:12).
di Paolo Castellina


"Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato."
(1Pietro 4:14)
 

martedì 1 ottobre 2013

Due talenti



"Poi, si presentò anche quello dei due talenti e disse: “Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Il suo padrone gli disse: “Ben fatto, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. (Matteo 25:22-23)

Ogni dono VERAMENTE buono e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce. "Per tutto ciò che gli uomini hanno devono risalire alla Grande Fontana, il donatore di ogni bene. Hai talenti? Essi ti furono donati dal Dio dei talenti. Hai tempo? Hai ricchezza, influenza, potere? Hai competenze con le lingue? Hai competenza di ragionamenti? Sei un artista, un poeta, uno statista, o un filosofo? Qualunque sia la tua posizione, e qualunque siano i tuoi doni, ricorda che essi non sono tuoi, ma ti sono stati concessi in prestito dall'alto. Nessun uomo ha nulla di proprio, eccetto i suoi peccati. Siamo usufruttuari, ma a  piacimento di Dio. Dio ci ha posto sulle Sue proprietà, e ha detto: "Occupatele fino al mio ritorno.".

Tutto il pregio della nostra abilità e l'uso di essa deve essere per Dio, perché Egli è il Donatore. La parabola ci dice questo in modo molto intezionale, perché fa prendere atto ad ogni persona che i suoi talenti provengono dal Signore. Anche l'uomo che scavò una buca nel terreno e nascose il denaro del suo Signore, non negò che il suo talento apparteneva al suo Maestro, perchè sebbene la sua risposta: "Ecco, tu hai quello che era tuo," fosse oltremodo impertinente, tuttavia essa non fu una smentita di questa realtà. Così che, persino, quest'uomo fu posto davanti a coloro che negano i propri obblighi verso Dio, e che sdegnosamente scuotono la testa al solo accenno di ubbidienza verso il loro Creatore, e dedicano il loro tempo e le loro competenze in ribellioni contro di Lui piuttosto che al Suo servizio.

Oh, che potessimo essere tutti saggi per credere e per agire su questa tra le più eclatanti tra tutte le verità, che ogni cosa che abbiamo, che abbiamo ricevuto perviene dall' Altissimo.

Ora, ci sono alcuni uomini al mondo che hanno pochi talenti. La nostra parabola dice: "Uno ne aveva cinque, e un altro due". Di loro tratterò questa mattina; e prego che, le poche cose acute che potrò dire, siano benedette di Dio per la loro edificazione o per la loro riprensione.

In primo luogo, farò notare il fatto che ci sono molte persone che hanno pochi talenti, e cercherò di spiegare la dispensazione di Dio a pochi di loro. In secondo luogo, vorrei ricordare loro che anche per questi pochi talenti dovranno rendere conto. E in terzo luogo, concluderò con una osservazione confortante, e cioè che se i nostri pochi talenti saranno usati giustamente, né la nostra coscienza, né il giudizio del nostro Maestro ci condanneranno per non averne di più.

I.  Dio ha creato alcuni uomini con POCHI TALENTI

Voi, molto spesso, sentite gli uomini parlare tra di loro come se Dio non avesse creato alcuna differenza mentale per nessuno. Un uomo trova da sè il successo, ed egli suppone che se ogni altro avesse potuto essere così operoso e perseverante come egli stesso, ognuno  avrebbe dovuto essere necesssariamente un uomo di successo. Sentirete spesso osservazioni contro ministri che sono uomini devoti e sinceri, ma ai quali non capita di avere il tipo di potere che attrae molto, e così vengono chiamati persone noiose e  pigre, perché non riescono a fare molto scalpore nel mondo, mentre il motivo può essere, bensì, che essi abbiano, poco talento, e stiano facendo il miglior uso di ciò che possediono, e, quindi, non dovrebbero affatto essere rimproverati per la pochezza  di quello che sono in grado di realizzare. È un fatto, che ogni uomo dovrebbe  vedere, che anche nella nostra nascita c'è una differenza. Tutti i bambini non sono precoci allo stesso modi, e tutti gli uomini, di certo, non sono  in grado di apprendere  o di insegnare allo stesso modo. Dio ha creato autorevoli e meravigliose differenze. Noi non dobbiamo supporre che la differenza tra un Milton e un uomo che vive e muore senza essere in grado di leggere, sia stata causata dall'educazione. C'era, senza dubbio, una differenza originaria, e anche se l'educazione farà molto, non potrà fare ogni cosa. Un terreno fertile, quando ben coltivato dovrà necessariamente produrre più della migliore tenuta coltivata, la cui terra è dura e sterile. Dio ha  deciso e creato grandi differenze, e noi dobbiamo, trattando con i nostri simili,  ricordare questo, perché non dovremmo dire cose severe di quegli stessi uomini a cui Dio potrà poi dire: "Ben fatto, buono e fedele servitore".

Ma come è mai che Dio non abbia donato a tutti gli uomini stessi talenti? La mia prima risposta è, perché Dio è un Sovrano, e di tutti gli attributi, vicini al Suo amore,  vi è quello che Dio è più che affettuoso anche solo nel mostrare la Sua sovranità. Il Signore Dio avrà voluto far conoscere così agli uomini che ha il diritto di fare ciò che vuole con la propria volontà. Così avviene, anche per la salvezza che, Egli la conceda ad alcuni e non ad altri, e la Sua unica risposta a qualsiasi accusa di ingiustizia è, "Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?»" Il verme non sta a mormorare perché Dio non lo  creato come un angelo, e il pesce che nuota nel mare non starà a lamentarsi perché non ha le ali per volare nel più alto dei cieli. Dio aveva il diritto creare le sue creature proprio come Gli piaceva, e se gli uomini possono anche contestare il Suo diritto, Egli lo controlla e lo mantiene inviolato contro tutti gli avversari. Vale a dire che Egli può anche custodire il Suo diritto in merito creando l'uomo orgoglioso per riconoscere ciò; in tutti i suoi doni ci ricorda continuamente della Sua sovranità. "Io darò a questo uomo," dice, "una mente così acuta che egli metterà il naso in tutti i segreti, voglio creare un altro così ottuso, che niente, neanche gli elementi più semplici della conoscenza possano essere mai  conseguibili per  lui. Darò a un uomo una tale ricchezza di immaginazione, che egli accumulerà monti su monti di immagini, finchè il suo linguaggio sembrerà raggiungere la maestà celeste; darò ad un altro uomo, un'anima così noiosa, che non sarà mai in grado di originare un pensiero poetico.""Perché questo, o Dio?" La risposta che ritorna è: "Non posso fare ciò  che voglio di quello che è mio?"  
Così, quindi, dei bambini che non sono ancora nati e che non hanno mai fatto del bene o del male, per il proponimento di Dio, secondo la Sua elezione, potrebbe accadere, quello che è stato scritto, e cioè che: "il maggiore servirà il minore", questo è scritto anche  in relazione agli uomini, per cui, uno di loro potrà essere superiore a un altro, uno piegherà il suo collo e un altro porrà il suo piede su di esso, perché il Signore ha il diritto di disporre di luoghi e di doni, di talenti e di ricchezza, proprio come sembra buono ai Suoi occhi.

Ora, la maggior parte degli uomini dissente su questo. Ma notate, che  la cosa di cui vi lamentate  in Dio, è la cosa che vi piace per voi stessi. Ogni uomo ama sentire che egli ha il diritto di fare con la propria volontà come gli pare. A tutti noi piace essere piccoli sovrani. Potreste dare il vostro denaro liberamente e generosamente ai poveri, ma se ogni uomo dovesse sollecitare sfacciatamente che egli abbia diritto alla vostra carità, vuoi gli dareste qualcosa? Certamente no, e chi metterebbe sotto accusa la grandezza della vostra generosità, così facendo? E 'proprio come quella parabola, che abbiamo in uno degli Evangeli, dove, dopo che gli uomini avevano lavorato duramente, alcuni dei quali dodici ore, alcuni sei, e alcuni di loro solo un'ora, il Signore diede ad ogni uomo un denaro. Oh! Vorrei umilmente chinare il capo e dire: "Signore, mi hai dato un talento? Allora io ti benedico per questo, e ti prego di riversare su di me la grazia di usarlo correttamente. Hai dato a mio fratello dieci talenti? Ti rendo lode per la grandezza della tua bontà verso di lui, ma io non lo invidio, né lamento di te ". Oh! Uno spirito umile che si inchina sempre davanti alla sovranità di Dio.

Di nuovo: Dio dà a uno a cinque, e ad altri due talenti, perché il Creatore è un amante della varietà. Si è detto che l'ordine è la prima legge del cielo; sicuramente la varietà è la seconda, perché in tutte le opere di Dio, c'è la più bella diversità. Guardate verso il cielo di notte: tutte le stelle non brillano con la stessa brillantezza, né sono disposte in linea retta, come le lampade delle nostre strade. Poi voltate gli occhi di sotto; guardate il mondo vegetale, dove vi sono molte grandi differenze, che vanno dal cedro del Libano all'issopo sul muro, o al muschio che è ancora più piccolo. Vedete, come dal grande mastodontico albero, che appare come se al di sotto dei suoi rami si potrebbe ombreggiare un esercito, fino al piccolo lichene, Dio ha fatto ogni cosa bella, ma tutto pieno di varietà. Guardate su qualsiasi albero, se non vi dispiace: vedete come ogni foglia differisce dalla sua compagna,  come anche i piccoli piccoli germogli stanno, a quest'ora, scoppiando di profumo all'avvicinarsi del profumo della primavera, diversi l'uno dall'altro, non due di loro fatti allo stesso modo. Guardate di nuovo, sul mondo animato: Dio non ha creato ogni creatura simile ad un'altra. Quanto è ampia la gamma, dall'elefante colossale, al coniglio che scava nella roccia; dalla balena, che rende le profondità marine canute con le sue frustate, al piccolo pesciolino che sfiora il ruscello; Dio ha fatto ogni cosa diversa, e noi possiamo vederne la varietà ovunque. Io non dubito che sia lo stesso, anche in cielo, perchè lì  vi sono "troni, domini, e principati e le potenze", e varie classi di angeli, forse, salendo di livello in livello. "Una stella differisce da un'altra stella in gloria"

E perché non dovrebbe essere valida  la stessa regola per gli uomini? Forse che Dio ci ha formati tutti nello stesso stampo? Non mi sembra sia così, perchè non ha formato le nostre facce uguali, non esistono due volti che si possa dire che sono esattamente uguali, perché se pur ci possa essere qualche somiglianza, c'è anche una  manifesta diversità. Dovrebbero  le menti, allora, essere uguali? Dovrebbero tutte  le anime essere assegnate nello stessa maniera? Dovrebbe la creazione di Dio ridursi verso il basso come una grande fabbrica, in cui tutto si fonde nello stesso fuoco ed è versato nella stesso stampo? No, per amore della varietà, Egli avrà un uomo rinomato, un Davide, e un altro, sconosciuto scudiero di Davide, Egli avrà un uomo, un Geremia, che profeterà, e un altro, un Baruc, il quale leggerà solo la profezia; uno sarà ricco come Epulone, un altro povero come Lazzaro, uno parlerà con una voce forte come il tuono, un altro sarà muto, uno sarà potente in parole e in dottrina, un altro sarà debole nel parlare e tardo nelle parole. Dio avrà varietà, e verrà il giorno in cui, guardando dall'alto in basso il mondo, vedremo la bellezza della sua storia, per essere enormemente in debito verso la varietà dei personaggi che entravano in esso.

Ma andiamo un po' oltre. Dio ha una ragione più profonda di questo. Dio dà ad alcuni uomini, soltanto pochi talenti, perché ha molte piccole sfere, e lui vuole che tutte queste siano riempite. C'è un grande oceano, e necessita di abitanti. "O Signore, tu hai fatto il Leviatano per nuotare in esso". C'è una grotta segreta, una caverna nascosta, lontano nelle profondità marine, il suo ingresso è piccolo, ma, se non vi fosse altro che un Leviatano, dovrebbe  rimanere vuota per sempre: un pesciolino viene così creato, e quel piccolo luogo diventa un oceano per lui. Vi sono mille ramoscelli e rametti sugli alberi della foresta, ci sono solamente tutte aquile, come potrebbero le foreste essere rese felici attraverso il canto, e come potrebbe ogni ramoscello sopportare questi cantanti? Ma poichè Dio ha voluto che ogni ramoscello avesse la propria musica, ha creato un piccolo cantore per sedersi su di esso. Ogni ambito deve avere la creatura adattata alle dimensioni dell'ambiente da occupare. Dio agisce sempre in maniera economica. Un uomo intende essere il pastore di qualche piccola parrocchia con quattro o cinquecento abitanti? Che senso avrebbe dare a quell'uomo le capacità di un apostolo? Una donna intende essere l'umile insegnante dei propri figli a casa, una tranquilla insegnante per la sua famiglia. Non la turberebbe o addirittura la ferirebbe se Dio volesse fare di lei una poetessa, e darle doni che potrebbero elettrizzare una nazione? La pochezza dei suoi talenti si adatterà a lei in misura della piccolezza del suo ambito. C'è un giovane che è pienamente capace di fare l'assistente in una Ragged School: forse se avesse una genialità maggiore potrebbe disdegnare quel lavoro, e così il Ragged School rimarrebbe senza il suo ottimo insegnante. Vi sono piccoli ambiti, e Dio avrà piccoli uomini per occuparli. Vi sono posti di servizio importanti, e gli uomini saranno muniti con nervi e muscoli equipaggiati per quel lavoro. Egli ha creato una statua per ogni nicchia, e una foto per ogni porzione della galleria, nessuna sarà lasciato vuoto, ma dato che alcune nicchie sono piccole, così saranno anche le statuine che le occupano. Ad alcuni Egli dà due talenti, perché due sono sufficienti, e cinque sarebbero troppi.

Di nuovo: Dio dà agli uomini due tipi di talenti, perché in essi molto spesso Egli mostra la grandezza della Sua grazia nel salvare le anime. Avrete sentito parlare di un ministro che era grandemente letto nella tradizione sacra, la sua saggezza era profonda, e il suo discorso gradevole. Sotto la sua predicazione molti sono stati convertiti. Non avete sentito mai, anche se non totalmente dichiarato, ma solo accennato, che gran parte del suo successo era dovuto alla sua erudizione e alla sua graziosa oratoria?  
Ma, d'altro canto, avrete incontrato un uomo, con durezza nella sua dialettica, rozzo nei modi, evidentemente senza grandi cognizioni letterarie, Dio, tuttavia, ha dato a quell'uomo come unico talento un cuore sincero, parla come un figlio del tuono, con rozzo linguaggio severo, denuncia e proclama il Vangelo, sotto di lui centinaia sono stati convertiti. Il mondo,  però, sogghigna su lui. "Non vedo alcuna ragione per tutto questo", dice lo studioso, "è tutto ciarpame, un discorso ipocrita; quell'uomo non sa nulla." Il critico prende in mano la penna, il pennino viene intinto nell'inchiostro più amaro che riesce a trovare, e scrive una storia dell'uomo, più gradevole per sè, nella quale arriva al punto di dire, che non vede le corna sulla sua testa, ma quasi,  di tutto tranne che quello. Lui è tutto ciò che è male, e nulla di quello che è, è buono. Egli lo denuncia totalmente. Di lui dice che è insensato, è vano, è volgare, è orgoglioso, è analfabeta, è volgare. Non c'è nessuna parola della lingua inglese che sia abbastanza grave per il critico, ma una in più dovrebbe essere coniata. 
E ora che cosa ne dice la Chiesa? Che cosa dice l'uomo stesso? "Anche così, o Signore, ora, deve esserci gloria a Te per sempre, in quanto Tu hai scelto le cose ignobili di questo mondo, e le cose che non sono, per ridurre a nulla le cose che sono." 
Così appare che dal piccolo,  Dio, a volte, conquisti maggior gloria che dal grande, ed io che non dubito che Egli abbia creato alcuni di voi con poco potenza per fare del bene, con scarsa influenza, e con un ambito ristretto, affinchè Egli possa nell'ultimo grande giorno, rendere manifesto agli angeli quanto si possa  fare in un piccolo spazio.

Sapete, cari amici, ci sono due cose che da sempre attraggono la nostra attenzione. Una è la destrezza rappresentata in una stupenda massa. Vediamo la nave enorme, e ci chiediamo quale uomo potrebbe averla creata, in un altro momento vediamo un elegante oggetto di fabbricazione umana che si regge in piedi su meno di un centimetro quadrato, e diciamo: "Beh, posso comprendere come gli uomini possano creare una grande nave, ma non riesco a capire come un artista possa avere la pazienza e l'abilità di creare una cosa così minuta come questa." E ah! Amici miei, non mi sembra che Dio non sia un Dio più grande, anche per la nostra percezione, quando vediamo i campi sconfinati dell'etere e i globi innumerevoli che in esso nuotano, rispetto a quando vediamo un umile residente di un cottage, per il quale la perfetta divina parola è portata a compimento nella sua anima, e la più alta gloria di Dio, modellata dal suo piccolo talento. Sicuramente se, nel poco, l'uomo può onorare se stesso così come nel grande, l'Infinito e Eterno, può più di tutti glorificare se stesso quando si abbassa alla piccolezza del genere umano.

II. Anche di POCHI TALENTI si dovrà rendere conto

Noi siamo molto pronti, quando pensiamo al giorno del giudizio, ad immaginare che certi personaggi subiranno un giudizio più di altri. So che ho spesso, involontariamente, detto durante la lettura della storia di Napoleone, "Qui c'è un uomo di straordinaria capacità, padrone del mondo; una dozzina di secoli potrebbero essere richiesti per produrre un altro uomo così, ma qui c'è un uomo che prostituisce tutta la sua capacità all' ambizione, conduce le sue armate come una valanga distruttiva attraverso ogni paese, rende le mogli vedove, e i bambini orfani, non a centinaia, ma a migliaia, se non a milioni. Quale dovrà essere il suo solenne rendiconto quando sarà davanti al trono di Dio? Non si alzeranno  testimoni dai campi di Spagna, di Russia, d'Italia, d'Egitto, della Palestina, e accuseranno quell'uomo che, per appagare la propria audace ambizione, li condusse a morte?" 
Ma vi prego di ricordare che se Napoleone dovrà essere un prigioniero alla sbarra, anche ognuno di noi dovrà stare lì.  E anche se la nostra posizione non è molto elevata, e noi non abbiamo calpestato l'apice della fama, tuttavia noi abbiamo resistito a Dio abbastanza da essere sotto l'esame dell' osservazione dell'Altissimo, e non abbiamo avuto solo la capacità e la potenza sufficiente per aver fatto del male nel mondo, ma per essere responsabili per questo. "Oh!" dice uno, "Credevo che, sicuramente, nel giorno del giudizio Dio mi avrebbe oltrepassato, io sono stato un nessun Tom Paine, io non sono stato un capo fra i miscredenti bassi e volgari, non sono stato un assassino, io non sono stato un principe tra i peccatori, non sono stato un disturbatore della quiete pubblica; quei pochi peccati che ho commesso hanno avuto luogo in silenzio, nessuno ha mai sentito parlare di loro, non credo che il mio cattivo esempio sia arrivato lontano, forse i miei figli non sono stati molto benedetti dal mio comportamento, ma, tuttavia, la mia è stata solo una piccolissima quantità di malizia, troppo piccola per aver avvelenato qualcuno al di fuori di me stesso. Io sono stato, nel complesso, così discretamente morale, che anche se non posso dire che ho servito Dio, tuttavia le mie malversazioni dalla via del dovere sono state lievi davvero!" 
Ah! davvero amici! voi potete pensare così in piccolo di voi stessi, ma il vostro rendervi insignificanti  non vi scuserà.

Avete avuto ben poco affidato a voi! Bene, allora avrete avuto meno difficoltà di fare uso dei vostri talenti. L'uomo che ha molti talenti necessita di un lavoro molto duro per usarli tutti. Potrebbe trovare la scusa di aver trovato  troppi cinque talenti  per farli fruttare in una sola volta; voi ne avete uno solo, chiunque può usare il suo unico talento per farlo fruttare, vi costerà una difficoltà molto piccola fare questo, e per quanto voi vivete e morite, senza aver migliorato quel solo talento, il vostro senso di colpa sarà oltremodo accresciuto dal fatto stesso che il vostro talento, era piccolo, e, di conseguenza, la difficoltà di usarlo, sarebbe stata anch'essa piccola. Se avete avuto poco, Dio ha richiesto poco di voi, perché, allora, non avete reso quel poco? Se qualcuno possiede una casa ad un canone di una sterlina l'anno,  non lascia che sia  considerata una casa di poco valore per quel prezzo, e se l'affittuario  non porta il suo affitto non c'è nessuna mezza scusa per lui che non sarebbe stato così se l'affitto fosse stato di un centinaio di sterline, e lui avesse omesso di portarlo.  

Voi che avete poco sarete i più imperdonabile a causa del poco che vi è stato richiesto. 

Lasciatemi, allora, rivolgermi a voi, e ricordarvi che dovrete arrivare a renderne conto.
Ricordate miei ascoltatori, che nel giorno del giudizio il vostro rendiconto dovrà essere personale, Dio non vi chiederà quanto ha fatto la vostra chiesa, Egli ti chiederà che cosa hai fatto te. Ora c'è una scuola domenicale. Se Dio volesse provare tutti i membri della chiesa come in un corpo unico,  ognuno di loro direbbe: "O Signore, come un corpo abbiamo avuto un eccellente scuola domenicale, e abbiamo avuto molti insegnanti", e così essi  scuserebbero se stessi. Invece no, uno per uno, tutti i professori dovranno venire prima di lui. "Che cosa hai fatto per la scuola? Ti ho dato un dono per insegnare ai bambini, che cosa ne hai fatto?", "O Signore, non vi era una scuola". Questo non ha nulla a che fare con esso? Che cosa hai fatto? Non starai a rendere conto, in quel momento, per la chiesa alla quale eri unito, ma per te stesso come individuo. "O", dice uno, "ci sono stati un certo numero di ministri poveri. Ero al Surrey Hall, e così tanto è stato fatto per loro". No, quanto hai fatto te? Tu devi essere ritenuto personalmente responsabile della tua personale ricchezza, e per la tua propia abilità. "Be'', dice uno, "Sono lieto di dire che c'è un maggiore impegno per predicare ora che vi sono persone usate per farlo. Le chiese sembrano essere risvegliate". Sì, signore, e ti sembra di fare parte di quel merito. Hai predicato più di chi viene usato per farlo?  Tu sei un ministro? Tu fai tutti gli sforzi maggiori?

Ricordate, non è ciò che i vostri fratelli stanno facendo, ma è per quello che fate voi che sarete chiamati a dare spiegazioni alla sbarra di Dio, e a ciascuno di voi sarà fatta questa domanda: "Che cosa hai fatto TU con il tuo talento?" 
Tutta la vostra connessione con le chiese non vi servirà a nulla, ma sarà il vostro personale agire, i vostri servizi personali nei confronti di Dio, che vi saranno richiesti come evidenza della grazia salvifica. E se gli altri, con cui eravate, sono stati inattivi, se gli altri non hanno ripagato a Dio il Suo dovuto, tanto maggiore sarà il motivo per cui avreste dovuto essere oltremodo diligenti nel farlo da soli. Rammentate, ancora una volta, che il vostro rendiconto dovrà essere particolaraggiato. Dio passerà in rassegna tutti  i suoi elementi. Nel giorno del giudizio non si potrà fare un rendiconto frettoloso, ma si leggerà ogni elemento. Potete provarlo? Sì, "Per ogni parola oziosa che l'uomo avrà fatto, egli si accosterà a Dio rendendone conto nel giorno del giudizio". Ora, è negli elementi che gli uomini vanno fuori strada. "Bene", dice uno, "se guardo alla mia vita, in gran parte, non me ne vergogno molto", ma si tratta di quegli elementi, quei piccoli oggetti, che sono la parte problematica del rendiconto, quelli di cui uno non ha premura  a rimettervi mano. Sapete che tutto il passato è composto da piccole cose? E le cose di ogni giorno sono tutte piccole, e quello che fate oggi, domani diventarà tutte piccole cose. Proprio come le minuscole conchiglie che formano le colline di gesso, e le colline di gesso che insieme compongono la catena montuosa, così le azioni insignificanti compongono l'intero vostro rendiconto, e ciascuna di queste dovrà essere estratta in parti separate. Hai avuto un'ora di tempo, l'altro giorno, che cosa hai fatto? Hai avuto una bella voce, come l'hai utilizzata? Hai avuto una penna, avresti potuto usarla, che cosa hai fatto per impiegarla? Ogni particolare dovrà essere tirato fuori, e ci potrà essere richiesto un rendiconto per ciascuno di questi elementi. Oh, che possiate essere saggi, che non facciate insulto a questo tema, ma che abbiate appreso ogni nota della musica del vostro comportamento, e cerchiate di rendere ogni nota in sintonia con la sua compagna, affinché, dopo tutto, il salmo della vostra vita non possa rivelarsi una discordanza orribile. Oh, e voi che siete senza Dio possiate ricordare che la vostra vita è sicuramente tale che il processo dell'ultimo grande giorno potrà concludersi solo nella vostra condanna. 
Ancora una volta, tale rendiconto sarà molto preciso, e non ci sarà niente da fare senza quelle piccole cose. "Oh, ci sono stati alcuni peccatucci, e molto piccole cose davvero, non ho mai fatto menzione di loro a nessuno." Ma saranno tutti portati alla luce in quel momento. Quando Dio verrà a guardare dentro i nostri cuori, alla fine, Egli non solo guarderà il  grande, ma il piccolo, ogni cosa verrà vista dentro, i peccati piccoli così come la grande iniquità, tutti dovranno essre portati contro di noi, ed un resoconto esatto dovrà esserne dato. 
Ricordate, anche, che su questo punto, il rendiconto sarà molto imparziale nel giorno del giudizio, quando tutto verrà provato, senza alcun riferimento alla vostra posizione sociale. Il principe sarà chiamato a rendere conto del suo talento, e fianco a fianco dovrà stare in piedi il suo cortigiano e il suo schiavo. L'imperatore più potente dovrà stare alla sbarra di Dio, così come il piccolo abitante più cattivo. E tutti dovranno comparire ed essere provati secondo le azioni che avranno fatto nella carne. Per quanto riguarda le nostre professioni, esse non ci serviranno a nulla. Potremmo essere stati gli ipocriti più fieri che mai con il nostro orgoglio e potremmo aver reso il mondo più malato che mai, ma dovremo essere cercati ed esaminati, anche se fossimo stati i più vili peccatori. Dovremo  avere tutti il nostro processo davanti al tribunale eterno di Dio, e nulla potrà influenzare il Nostro giudice, o fargli avere  un parere a favore o contro di noi, a parte l'evidenza dei fatti stessi. 
Oh, come tutto  questo renderà solenne il processo, soprattutto se non avremo il sangue di Cristo per supplicare! Il grande Avvocato otterrà per il Suo popolo un'assoluzione, attraverso i suoi meriti imputati, anche se il nostro peccato di per sè ci condannerebbe. Ma ricordate, che senza di Lui non saremo mai in grado di sopportare la prova del fuoco di quell'ultimo terrore dell'assise. "Bene," disse un vecchio predicatore, "quando fu data la legge, Sinai era avvolto in  un fumo, e si sciolse come cera, ma quando verrà data la punizione attraverso la legge, tutta la terra tremerà e si perderà d'animo.  " Chi sarà in grado di sopportare il giorno del Signore, il giorno di ira di Dio? "


III. Se I NOSTRI DUE TALENTI saranno giustamente utilizzati, il fatto che non ne abbiamo avuti cinque, non è un danno PER NOI

Voi dite che, quando muore un uomo che era  un fulcro per la chiesa, un trionfo per la verità, gli angeli verrano in massa per vederlo ai cancelli del cielo, perché egli è stato un potente eroe, e ha fatto molto per il suo Maestro. Un Calvino o un Lutero, con quali consensi saranno ricevuti! Uomini con talenti, che sono stati fedeli alla loro responsabilità. Sì, ma voi non sapete, che vi è più di un pastore, di un umile villaggio, il cui gregge a malapena arriva al numero cinquanta, che lavora duramente per loro come per la propria vita, che passa ore a pregare per il loro benessere, che utilizza tutta la poca capacità che ha nel suo sforzo di guadagnarli a Cristo, e potete voi immaginare che la sua entrata in paradiso debba essere meno trionfante rispetto all'ingresso di un uomo come Lutero? 
Se è così, voi non conoscete in che modo Dio si occupa del suo popolo.

Egli darà i premi, non secondo la grandezza dei talenti che furono loro affidati, ma in base alla loro fedeltà agli stessi, e chi sarà stato fedele nel minimo, sarà tanto premiato, quanto colui che sarà stato fedele nel molto. 
Voglio brevemente svoltare al capitolo, per visualizzare questo. Noterete in primo luogo, che l'uomo con due talenti va verso il suo Signore con così grande sicurezza come l'uomo che ne aveva avuti cinque. "Ed egli disse: Signore, hai consegnato a me due talenti: ecco, ne ho guadagnati altri due." Sarò costretto a dire, che mentre quel povero uomo con i due talenti stava lavorando per essi, egli frequentemente considerava il suo vicino di casa con i cinque talenti, e diceva: "Oh, vorrei poter fare tutto quello che lui sta facendo! Ecco, egli ha cinque talenti da usare, e quanto interesse ne avrà ogni anno. Oh, cosa avrei potuto fare con così tanto!" E mentre andava avanti spesso pregava: "O mio Signore, dammi una maggiore abilità e una maggiore grazia per servirti, perché io desidero ardentemente fare di più." E quando si metteva seduto a leggere la storia della su vita, egli pensava: "Ah, questo diario non dice molto, non vi è alcun resoconto di un mio viaggio attraverso cinquanta contee. Non posso dire di aver viaggiato di terra in terra, come fece Paolo , per predicare la verità. No; ho appena avuto di che mantenermi in questa parrocchia, e sono stato abbastanza vicino a morire di fame, lavorando duramente per questa gente, e se ho aggiunto qualche decina o una dozzina di persone alla chiesa, questo è stato moltissimo per me. Perché, io ho sentito che il signor Tal dei Tali, ha avuto il privilegio di aggiungerne due o trecento in un anno, Oh, come avrei potuto  fare questo! Sicuramente quando andrò in paradiso, io sgattaiolerò  presso  la porta in qualche modo, mentre lui per grazia sarà abilitato fino ad arrivare là dentro, portando i suoi covoni con lui ". Ora smettila, povero piccolo fedele, fermati, il Tuo Maestro non tratterà il problema con te. Quando arriverai a morire, tu, attraverso la Sua grazia, sentirai così tanta sicurezza nel morire con i tuoi due talenti ben utilizzati, come tuo fratello con i suoi dieci, perché tu, quando sarai lì, avrai le tue dolci presenze nel Signore, e vorrai dire: "Io sono completo in Cristo. La giustizia di Cristo mi copre da capo a piedi, e ora nel guardare indietro alla mia vita passata, posso dire, benedetto il Suo santo nome. E' poco quello che ho potuto fare, ma ho fatto quanto potevo per Lui. So che Egli perdonerà i miei difetti, e perdonerà i miei errori, e non potrò mai guardare indietro al mio incarico nell'umile villaggio senza averne molta gioia, perchè il Signore mi ha permesso di lavorare lì." E, oh​​, mi sembra, che l'uomo avrà anche una  ricca menzione dalla sua stessa coscienza, rispetto all'uomo che è stato applaudito di più pubblicamente, perchè lui potrà dire a se stesso, dopo aver messo tutta la sua fiducia in Cristo, "Beh, sono sicuro che non ho fatto tutto questo per la fama, perchè arrossivo anche quando non ero visto, io ho perso la mie dolcezze terrene nell'aria deserta. Nessuno ha mai letto le mie azioni, quello che ho fatto è stato solo tra me e il mio Dio, e posso rendere il mio rendiconto a Lui e dire: 'Signore, ho fatto questo per Te, e non per onorare me stesso'."

Sì, amici, potrei dirvi ora di un elenco di molti evangelisti seri in questa nostra terra che stanno lavorando più duramente di uno qualsiasi di noi, e tuttavia ottengono molto meno onore. Sì, e potrei portare molti elenchi di missionari di città la cui fatica per Cristo è al di là di ogni misura di lode, che non hanno mai ottenuto molta ricompensa qui, anzi, piuttosto si sono scontrati con offese e mancanza di rispetto. Guardate il pover'uomo iniziare a lavorare non appena se ne va dal suo luogo di culto ogni giorno. Egli ha avuto tre ore questo pomeriggio per andare a trascorrerle tra i malati, e poi lo vedrete il Lunedi mattina. Deve andare di casa in casa, spesso con la porta sbattuta sulla sua faccia, spesso esposto a folle inferocite e uomini ubriachi, a volte deriso e sbeffeggiato, a incontrarsi con persone di tutte le confessioni religiose e di  nessuna persuasione religiosa. Lui lavora duramente: ha la sua piccola riunione serale, e là egli mette insieme un piccolo gregge  e cerca di pregare con loro, e ottiene di tanto in tanto un uomo o una donna che si convertono, ma non ha onore. Egli appena ottenuto un convertito lo porta  al ministro, e dice: "Signore, ecco un uomo buono, penso che è impressionato; vorreste battezzarlo e riceverlo in chiesa?" Il ministro prende tutto il merito di questo, ma quanto al povero missionario di città, c'è così poco o nulla che venga detto di lui. C'è, forse, solo il suo nome, il signor Brown, o il signor Smith, citato a volte nel rapporto, ma la gente non pensa molto di lui, tranne, forse, come oggetto di carità  che devono mantenre, mentre è lui l'uomo che dà loro la carità, offrendo a tutti la linfa e il sangue e il midollo della sua vita per qualche sterlina l'anno, appena sufficienti per mantenere la sua famiglia. Ma, quando morirà, non avrà minore approvazione dalla sua coscienza  dell'uomo a cui è stato permesso di stare davanti alle folle e che sollevò la nazione eccitandola per motivi religiosi. Egli andrà presso il Maestro vestito della giustizia di Cristo, e con viso sfrontato potrà dire: "Ho ricevuto due talenti, ne ho guadagnati due in più." Inoltre, e per concludere, noterete che non vi era alcuna differenza nella lode del Suo Maestro e nessuna nella ricompensa. In entrambi i casi, è stato un "Ben fatto, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore". Arriva Whitefield, l'uomo che stava davanti a ventimila persone alla volta per predicare il Vangelo, che in Inghilterra, Scozia, Irlanda, e in America ha testimoniato la verità di Dio, e che poteva contare i suoi convertiti a migliaia, anche durante un sermone! Eccolo che arriva, l'uomo che ha sopportato la persecuzione e il disprezzo, e tuttavia non è stato smosso, l'uomo di cui il mondo non era degno, che ha vissuto per i suoi simili, ed è morto infine per la loro causa; restare in attesa degli angeli e ammirarli, mentre il Maestro lo prende per mano e dice: "ben fatto, ben fatto, buono e fedele servo; entra nella gioia del tuo Signore!"  

Guardate come la libera grazia onora l'uomo al quale essa ha permesso di operare valorosamente. 

Ascoltate! Chi è costei che arriva ora lì? una povera creatura magra di bell'aspetto, che sulla terra era una tisica, che aveva un flusso febbrile di tanto in tanto su di una guancia, e che per la malattia giacque tre lunghi anni sul proprio letto.
Era la figlia di un principe, perché sembra che il paradiso stia facendo molto scalpore per lei? No, era una povera ragazza che guadagnava da vivere con l'ago, e lei stessa ha lavorato fino alla morte! Punto, punto, punto, dalla mattina alla sera! ed eccola che arriva. Andò prematuramente alla tomba, ma sta arrivando, come un urto di mais completamente maturo, in cielo, e il Suo Maestro le dice: "Ben fatto, buona e fedele serva, sei stata fedele nel poco, io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore ". Prende il suo posto al fianco di Whitefield. Chiedete quello che lei abbia mai fatto, e scoprite che era solita vivere in qualche soffitta giù in qualche vicolo buio di Londra, e lì fu usata da Dio per aiutare un'altra povera ragazza che andava a lavorare con lei, e questa povera ragazza, quando la prima volta venne a lavorare con lei, era una creatura omosessuale e instabile, e quella bambina tisica le parlò di Cristo, ed erano solite, quando lei stava abbastanza bene, strisciare fuori di sera per andare alla cappella o in chiesa insieme. Fu difficile all'inizio ottenere dall'altra di andarci, ma lei usava spingerla amorevolmente, e quando la ragazza delirava, lei non si arrese mai. Era solita dire: "O Jane, ti auspico l'amato Salvatore", e quando Jane non era lì, era solita pregare per lei, e quando lei era lì, pregava con lei: e poi quando non  stata cucendo, le leggeva una pagina della Bibbia, perchè la povera Jane non sapeva leggere. E con molte lacrime cercava di dirle del Salvatore che l'amava e aveva dato se stesso per lei. Finalmente, dopo molti giorni di zelante persuasione, e molte ore di triste delusione, e molte notti insonni di preghiera in lacrime, alla fine è vissuta per vedere quella ragazza professare il suo amore per Cristo, e quando si aggravò la sua malattia, giacque lì finché non fu portata in ospedale, dove morì. Quando entrava  in ospedale, soleva avere con sè un pò di opuscoli cristiani, che dava a coloro che venivano a trovarla,  se avesse potuto, avrebbe cercato di far venire le altre donne vicino a lei per dare loro un opuscolo. La prima volta che andò in un ospedale, come riusciva ad alzarsi dal letto in ospedale, andava vicino a qualcuno che stava morendo e l'infermiera era solita lasciarla fare, finché alla fine quando iniziò a stare troppo male, chiese ad una povera donna dall'altra parte del reparto, che stava meglio meglio, e usciva anche, se voleva venire a leggere un capitolo della  Bibbia a lei, non per averne qualche merito ma per il bene di quella donna perchè credeva che con essa avrebbe potuto colpire il suo cuore, mentre lei stava leggendo. Alla fine questa povera ragazza è morta e si è addormentata  in Gesù, e a questa povera donna tisica, Lui disse: "Ben fatto", e questoè ciò che  avrebbe potuto dire anche un arcangelo di lei, "lei ha fatto quello che poteva."
Vedete, quindi, l'encomio del Maestro, e l'ultima ricompensa sarà uguale per tutti gli uomini che hanno usato il loro talento. Ah! se vi sono vari gradi di gloria, non saranno distribuiti secondo i nostri talenti, ma secondo la nostra fedeltà nel loro utilizzo. Quanto a sapere se ci sono gradi o no, io non lo so, ma questo so, che a chi fa la volontà del Suo Signore, verrà detto: "Ben fatto, servo buono e fedele".

Spurgeon



Traduzione a cura di Consapevoli nella Parola


Sermone originale: (http://www.spurgeon.org/sermons/0175.htm)


http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/09/i-due-talenti.html

mercoledì 12 giugno 2013

Dio ama tutti indistintamente?

profeti

Dio ama tutti indistintamente? Qualcuno potrà anche essere scandalizzato della nostra risposta, ma rispondiamo di NO, Dio non ama tutti indistintamente. Non lo crediamo e non troviamo alcuna affermazione nella Bibbia che lo sostenga. L'idea che Dio ami tutti indistintamente fa appello al lato sentimentale e umanistico della natura di molte persone. Sfortunatamente, però, il sentimentalismo (insieme a sua sorella, la superficialità) è diventato il fattore dominante nello sviluppo del Cristianesimo oggi.

E' vero che Dio esercita una benevolenza generale verso l'umanità nel suo insieme, nel senso che: "Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti" (Mt. 5:45). Questo, però, non ha nulla a che vedere con lo speciale amore che Egli ha per il Suo popolo e per esso solo. I teologi seri riconoscono questo fatto. Il teologo Charles Hodge, a proposito dell'amore di Dio, giustamente afferma: "Esso è discriminante, fissato su alcuni e non su altri figli degli uomini" [Parte III, cap. 8, §2:4]. In verità, ogni cosa, inclusa la benevolenza generale verso l'umanità, è in funzione e per amore degli eletti, il popolo di Dio (2 Corinzi 4:15; cf. 2 Ti. 2:10). La Bibbia afferma chiaramente che di fatto Dio odia o "detesta" (ebr. sanay) chi? "tu detesti tutti gli operatori d'iniquità" (Sl. 5:5), "Tutta la loro malvagità è a Ghilgal; là li ho presi in odio" (Os. 9:15). Nel giorno del giudizio, a quelli che non sono stati adottati nella Sua famiglia, Cristo dirà: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!" (Mt. 25:41). Ben difficilmente questo potrebbe essere considerato una manifestazione di amore! 

Nel giorno del giudizio, a coloro che non sono stati adottati nella Sua famiglia ma che avevano avuto l'audacia di infiltrarsi nella chiesa e farsi passare da cristiani, Cristo dirà: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!" (Mt. 7:23). Ancora forse che questo vuol dire che Dio li ama? Se Dio amasse tutti, anche quelli che non sono stati adottati nella Sua famiglia, come molti affermano oggi, com'è che è scritto: "Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù" (Ro. 9:13)?

Questo è il verbo greco per miseo che il dizionario traduce come "odiare, perseguire con odio, detestare". Nel testo originale di Malachia (Ma. 1:2,3), il termine ebraico è sanay, la classica parola per "odio", spesso usata nell'Antico Testamento in opposizione radicale a ahab (tradotta con "amore", vedi 2 Cr. 19:2; Sl. 97:10; 119:113; Ec. 3:8).

Non c'è modo di sfuggirvi. Con Giacobbe ed Esaù, vediamo le dottrine gemelle dell'amore selettivo e dell'elezione divina in azione. Elezione significa essere amati dal Signore dall'eternità e predestinati all'adozione come Suoi figli (figli per grazia e non per natura, essendo solo Cristo figlio di Dio per natura). Con Dio vediamo che amore ed elezione vanno mano nella mano. Coloro che credono, quindi, che Dio ami tutti - anche i perduti - generalmente respingono l'elezione divina alla salvezza. Però, coloro che considerano gloriosa la dottrina dell'elezione divina, si rendono conto ed accettano facilmente il concetto che l'amore di Dio sia selettivo e non universale. Che l'amore di Dio sia selettivo e non universale è il chiaro messaggio delle Scritture. Prendete, per esempio, questo brano: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà" (Efes. 1:3-5).

Vi sono pure molti altri testi che provano quanto l'amore di Dio sia selettivo: "Camminate nell'Amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi" (Ef. 5:2 ND). Questo Paolo lo dice in una lettera indirizzata specificatamente ai credenti di Efeso, ed è chiaro a chi si riferisce quel "noi". "Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei" (Ef. 5:25). Nessun altro, solo la chiesa, il popolo di Dio. Non potrebbe essere più chiaro di così. E l'angelo disse: "Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccat" (Mt. 1:21). Egli non salva tutti. Solo il Suo popolo. Sono quelli che Egli si è prefisso di salvare. "Dò la mia vita per le pecore" (Gv. 10:15). E' solo per il Suo popolo - le pecore - che Egli ha versato il Suo sangue sulla Croce. "...perché egli ha portato i peccati di molti" (Is. 53:12), non tutti, ma molti. "Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti..." (Eb. 9:28). Indubbiamente molti, ma non tutti.

Sebbene questo insegnamento sia semplice e perfettamente accettabile e comprensibile a coloro che davvero sono salvati, sembra che causi molta costernazione e opposizione. Perché? Perché alla gente piace immaginarsi un Dio che ama universalmente e non selettivamente. Perché? Perché vorrebbero che la salvezza si basasse su una scelta personale piuttosto che sulla volontà di Dio. Perché? Perché non c'è dottrina che peggio ripugni all'arroganza umana che quella dell'elezione - che siete stati salvati per grazia (Ef. 2:4-9). Questo semplice insegnamento toglie il tappeto di sotto i piedi a coloro che si aggrappano all'errata nozione che la propria salvezza sia il risultato dell'esercizio del libero arbitrio. Il Signore Gesù Cristo disse: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio" (Gv. 3:3). E' interessante notare come il termine greco anothen, tradotto "di nuovo", significhi anche "dall'alto". Nati di nuovo, nati dall'alto, cioè da Dio. Un doppio significato. Qui ancora vediamo come la rigenerazione sia un atto di Dio. Però, nonostante il fatto che è affermato chiaramente nella Scrittura che questi, che così rinascono, "non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio" (Gv. 1:13), ancora molti cristiani credono che la nuova nascita sia il risultato della volontà umana. Si potrebbe essere più perversi di così? Capovolgere le chiare espressioni della Parola di Dio certo non è cosa che farebbe un vero credente.

La salvezza è la manifestazione dell'amore di Dio in azione. Se Dio lasciasse la cosa semplicemente al nostro libero arbitrio, se dipendesse da noi l'essere salvati oppure meno, sarebbe l'atto MENO AMOREVOLE che ci si potrebbe immaginare perché nessuno potrebbe essere salvato senza il Suo intervento! Al contrario, Dio ha espresso il Suo amore salvando, per Sé stesso, un popolo.

Gli altri li ha lasciati alle proprie risorse. Diciamo allora con forza che Dio non deve la salvezza a nessuno. Egli avrebbe potuto semplicemente cancellare l'universo e ricominciare tutto da capo dopo la Caduta. Nella Sua grazia, però, Egli aveva sin dall'inizio programmato di continuare con questo e - a differenza degli angeli decaduti, per i quali non c'è salvezza - Egli ha scelto, dalla massa di persone che nasce in questo  mondo di salvarsi un popolo. Come dice l'Apostolo Paolo: "Egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole" (Ro. 9:18). E' così e basta, senza discussione. Il vero cristiano non si sentirà risentito per questo. Sapete perché? Perché il Signore ha previsto che sia così e quindi per principio è giusto e buono. E' questo che tanti non riescono ad accettare. Semplicemente non permettono a Dio di essere Dio e di fare ciò che Egli ritiene più opportuno. No, deve essere come loro decidono che sia. Sanno molto meglio loro di Dio come devono andare le cose. Vogliono che la salvezza dipenda dalle decisioni umane, e non dalla potenza di Dio. A questi, però, l'Apostolo dice: "Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo! Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione». Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia" (Ro. 9:14-16).

Ancora non avete colto il messaggio? Non dipende né da chi vuole né da chi corre! Questo è ciò che dice la Scrittura, anche se la maggioranza dei cristiani sembra voler credere il contrario. La salvezza non dipende da un atto della volontà umana. Essa è solo il risultato della misericordia che Dio decide di dare a chi ritiene più opportuno. Non siete voi che avete scelto Cristo. Nella Sua misericordia è Lui che vi ha scelto. Questa è la bellezza della salvezza. Essa ridimensiona il nostro smisurato orgoglio. Perché non potete semplicemente accettare quel che dice la Scrittura? Non vorreste certo essere contati, quando siete messi di fronte al fatto che Egli salvi alcuni e lasci gli altri nei loro peccati, fra coloro che domandano: "Che diritto ha Dio di fare così?". A coloro che osano porre una simile rozza domanda, è solo una la risposta che tuonerà loro indietro: "O uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?». Il vasaio non è forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile? Che c'è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione, e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria" (Ro. 9:20-23).

Si dovrebbe oggi pensare che nessuno abbia ancora
letto Romani 9, o che molti facciano finta che questo non sia scritto. Nei versetti citati i vasi d'ira preparati per la perdizione sono i non salvati, mentre i vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria sono i salvati. Notate bene come sia LUI, Dio, che ha preparato alcuni per la perdizione ed altri per la gloria. Egli solo ha plasmato un gruppo per "l'onore" ed un gruppo per "il disonore". E' tutto in questo testo. Non c'è modo di sfuggirne. Questa è la predestinazione in azione. Se rifiutate quanto la Bibbia dice chiaramente, in che modo possiate definirvi cristiani è un mistero. L'onnipotenza di Dio implica che Egli come un vasaio abbia piena disponibilità su di noi che siamo come argilla nelle sue mani. Chiunque non accetti l'onnipotenza di Dio come potrebbe essere salvato? Difatti credere in Cristo è - ipso facto - credere nell'onnipotenza di Dio.

Molti si debbono mettere una buona volta in testa che la salvezza non vuol dire far uso del nostro libero arbitrio (che è una delle nostre opere), ma che essa è dimostrazione della potenza di Dio nella Sua irresistibile chiamata alla salvezza. Paolo lo esprime in questo modo: "Prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama)" (Ro. 9:11,12). Iddio aveva fatto la Sua scelta. In altre parole, elezione e predestinazione glorificano Dio e rendono umile l'essere umano.

La vera spiritualità esige che Egli deve crescere e noi diminuire. Vi sono tre cose principali di cui il vero convertito deve rendersi conto. Queste tre cose fanno parte della mente che deve avere chiunque venga a Cristo.
  • La prima cosa di cui si rende conto un vero convertito a Cristo, è che Dio è onnipotente ed ha il diritto ed il potere di fare tutto ciò che Gli piace, non importa quanto difficili siano le Sue azioni e quanto le Sue decisioni rendano perplesso il nostro presuntuoso e piccolo pensiero.
  • La seconda cosa di cui si rende conto un vero convertito a Cristo è che non possiamo pretendere di comprendere l'opera cosmica di Dio, e che quindi non siamo nella posizione di criticarla, di respingerla o di lamentarcene.
  • La terza cosa di cui si rende conto un vero convertito a Cristo è che l'opera di Dio esalta sempre Lui e rende umili noi.
Il dovere di ogni pastore è quello di aiutare i nuovi convertiti a rendersi conto pienamente di queste tre cose, perché quando comprenderemo bene queste cose, saranno queste che formeranno la qualità della nostra futura crescita spirituale. All'alba della Caduta, tutto era stato disegnato da Dio per dimostrare la follia dell'autonomia umana o angelica. In altre parole, l'intero spettacolo del cosmo è inteso come dimostrazione della potenza e della sovranità di Dio e della debolezza e della dipendenza dell'uomo.

La salvezza è basata su questi presupposti
. Eppure l'evangelicalismo moderno ha inventato quest'idea antropocentrica che Dio ami la creatura umana in ogni caso e che sia semplicemente l'atto dell'arbitrio umano a decidere se uno debba essere o non essere salvato. Si presenta allora un'immagine pateticamente debole di Cristo. Si dice che Egli sia morto per salvarci, ma che spetti a noi decidere se accettare o non accettare questa salvezza. E' come se Dio si dovesse piegare alla vacca sacra del nostro libero arbitrio. Su questa base Dio dovrebbe persino amare chi finisce all'inferno (ammesso che ci credano, perché anche alcuni evangelici sono disposti a contraddire la Bibbia ed a negarne l'esistenza!). Tutto questo non solo è del tutto sbagliato, ma anche completamente (e perversamente) opposto a ciò che dice la Scrittura. La Bibbia, infatti, mostra che:
  • solo Dio ha il potere di salvare (Atti 3:8);
  • una persona che sia nata di nuovo è tale non perché l'abbia essa stessa voluto ma perché Dio l'ha voluto (Gv. 1:13) ed è avvenuto mediante la potenza dello Spirito (Gv. 3:6);
  • la salvezza è completamente l'opera della grazia e non il risultato d'alcunché noi si possa fare (Ef. 2:4-9);
  • coloro che sono salvati sono stati predestinati a tale salvezza già da prima della creazione del mondo (Ef. 1:3-5; Mt. 25:34; Ap. 13:8; 17:8);
  • che i non salvati periranno nei loro peccati, andranno all'inferno, e saranno completamente tagliati fuori da qualsiasi possibilità d'essere amati da Dio (Mt. 25:41; 7:23; 2 Ts. 1:9; Ap. 14:10,11).
Se diciamo alla gente che Dio ama tutti indistintamente, che Egli ha già pagato il prezzo dei loro peccati sulla base di quell'amore e che Egli  sia solo impedito nel salvare qualcuno dalla resistenza che gli oppone il libero arbitrio umano, che messaggio stiamo mai comunicando? Mostriamo l'immagine di un Dio impotente tenuto in ostaggio dalla debole volontà umana.

Se Dio vuole salvarvi, vi salverà! E' né più né meno di questo. Se pensate che il vostro libero arbitrio sorpassi Dio in astuzia e lo possa mettere nel sacco, allora siete proprio degli illusi, e dei più grossi. La Bibbia mostra come nulla (e nemmeno il nostro cosiddetto libero arbitrio), "...né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Ro. 8:39). L'amore salvifico è del tutto irresistibile. Ecco perché è così meraviglioso. Il Signore dice chiaramente: "Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv. 6:44). Questa è elezione e predestinazione in azione. Perché tanti le fanno obiezione? E' una cosa meravigliosa, stupefacente. Quando Dio si propone qualcosa, Egli lo porta a compimento, e la volontà umana non può frapporvisi. Se siamo d'accordo oppure no è del tutto irrilevante.

Egli non ama tutti indistintamente e non deve renderne conto a nessuno. Se dite che la dottrina dell'elezione è ingiusta, non amorevole e crudele, e quindi non può essere vera, vi rispondo che dire che Dio stia a guardare impotente mentre la gente, con il proprio libero arbitrio, respinge la Sua offerta di salvezza e la stia a guardare in modo ancora più impotente e pieno d'amore mentre essi cascano all'inferno, è infinitamente più ingiusto, ed è una dottrina priva d'amore e crudele, per non dire ridicola.

Potreste ribattere che nella Bibbia è scritto: "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Gv. 3:16), e che quindi Dio ama tutti indistintamente. La parola "mondo", però, non significa qui qualsiasi persona che sia mai esistita. Al contrario, si riferisce al mondo creato che è caduto in tale stato di perdizione a causa del peccato. Una parafrasi di questo versetto potrebbe essere: "Questo è l'amore di Dio, che Egli non ha respinto definitivamente questa razza umana decaduta (come ha fatto con gli angeli), ma, al contrario, che Egli ha dimostrato il Suo infinito amore dando il Suo unigenito Figlio". Egli non ha dato il Suo unigenito Figlio come atto d'amore per tutti coloro che nel mondo sono vissuti, vivono e vivranno. No, perché dalla bocca stessa di Gesù abbiamo che Egli è venuto sulla terra: "per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Mt. 20:28; cfr. Is. 53:12; Mt. 26:28; Eb. 9:28). Non tutti, ma molti.

Il Suo amore nella salvezza è selettivo. Questa è la verità e quella con la quale dobbiamo convivere se vogliamo essere cristiani onesti e fedeli. A meno che, come  spesso oggi succede, si relativizzi l'autorevolezza della Bibbia e si dica che i nostri pensieri al riguardo siano più validi.

Ora potreste dire: "E se io fossi fra quelli che non sono stati eletti? Non avrei speranza. La vita sarebbe solo un'assurdità. Perché preoccuparci di essa. Facciamo pure quel che ci pare, tanto...". Questo, però, è un atteggiamento sbagliato. Come figli di Adamo noi tutti siamo in questo mondo senza speranza. Nessuno di noi merita d'essere salvato. Il fatto stesso che il Signore si compiaccia di salvare qualcuno, questo sì che è notevole! A noi, è detto: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno" (Lu. 13:24). E' nostro dovere sforzarci per entrare nel Regno di Dio. Non importa "che molti cercheranno di entrare e non potranno". Questo è irrilevante. Dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per entrare nel Regno di Dio, con la forza (Mt. 11:12)! Ci è comandato di farlo (Mr. 1:14,15). Nessuno conosce la mente di Dio sulla questione dell'elezione. E' solo Suo privilegio. La realtà è questa: nessuno che voglia entrare nel Regno di Dio ne sarà escluso, e nessuno si troverà all'inferno se non ci voleva finire! Alla fine di tutte le cose, quando Lo vedremo come Egli è veramente ed entreremo nella Sua gloria, ci renderemo conto di quanto Egli sia perfettamente giusto e meraviglioso.

Detto questo, dobbiamo rammentarci che l'evangelizzazione non significa spiegare che cosa sia o non sia la predestinazione o l'elezione. Non si tratta di qualcosa che possa subito essere compresa, ci vorrà del tempo, anche se vi sono persone che se ne sono rallegrate agli inizi stessi della loro conversione. Questi argomenti possono essere compresi solo crescendo nella propria fede e comprensione delle Scritture. Si potrà certo alludere ad essa, ma è cosa che riguarda il seguito della vita cristiana. Evangelizzare significa chiamare uomini e donne al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo. Evangelizzare significa raccontare che cos'è successo sulla Croce quando Cristo stesso ha sofferto i dolori dell'inferno nel Suo corpo e nella Sua anima per il Suo popolo, coloro che Egli amava sin dall'inizio. Evangelizzare significa parlare della vittoria della Croce che conduce inesorabilmente a vincere la morte nella risurrezione. Evangelizzare vuol dire spiegare che, ravvedendoci ed affidando tutta la nostra vita a Cristo, seguendolo come nostro Signore e Salvatore, saremo salvati.

La dottrina di Cristo e la dottrina della salvezza sono la gioia e la medicina del vero predicatore e di chi l'ascolta.
Certo, verranno presto i giorni in cui l'insegnamento che vi presentiamo sarà considerato non solo politicamente scorretto (come succede oggi) ma sarà totalmente proibito dalle autorità civili. Verranno presto i giorni in cui questo insegnamento non solo sarà negato e strappato via dalla stessa Bibbia, ma sarà anche reso illegale dal regime satanico che, preannunciato dalla stessa Scrittura, sarà stabilito sulla terra. Rammentatevi, però, che la verità ha una sua forza propria e niente e nessuno riuscirà mai, per quanto ci provi, ad estinguerla. Potrà essere temporaneamente ostacolata e nascosta, ma mai abolita per sempre. Amando la verità e proclamandola, aiuteremo a tenerla accesa nel mondo.

"A colui che siede sul trono, e all'Agnello, siano la lode, l'onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli" (Ap. 5:13).
 

di A. Morrison (adattamento di P. Castellina)

 
"Allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell'amore, avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesú Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell'amato suo Figlio" 
(Efesini 1:4-6)
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/06/dio-ama-tutti-indistintamente.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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