Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
Romani 5:1-5
I primi anni del cristianesimo sono stati anni di tensione, nei quali portare a maturità la comprensione degli insegnamenti di Cristo e la loro applicazione nelle molte questioni che sorgevano all'interno delle chiese, soprattutto nel problema che sorgeva tra la comunione dei credenti di origine ebraica con quelli di origine gentile, ma anche tra i credenti di entrambe le estrazioni con i giudei che ancora non riconoscevano Gesù come Messia. Dio si era rivelato prima di tutto al popolo ebraico, ed in un primo momento non era chiara la relazione tra questa "primogenitura" e il popolo credente che stava nascendo al di fuori di questa grande famiglia abramitica. La lettera che Paolo scrisse alla comunità cristiana di Roma affronta in modo completo proprio questi temi, e lo fa dall'inizio, chiarendo immediatamente che tutti, Giudei e Greci, sono ugualmente sottoposti al peccato, ma entrambi sono anche giustificati gratuitamente per la grazia di Dio mediante la redenzione in Cristo Gesù. Per tutto il genere umano quindi, vi è un'unica strada per la salvezza eterna, rappresentata non dalla legge di Mosè ma piuttosto dalla grazia di Dio mediante la redenzione in Gesù Cristo.
Nell'argomentazione dell'apostolo, tutta questa esposizione si appoggia su un punto particolare che troviamo al quarto capitolo: «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia». Questa citazione del libro di Genesi (15:6) rappresenta infatti una vera e propria prova del fatto che anche nel tempo dell'antico patto la fede era sufficiente agli occhi di Dio per essere accreditata come giustizia. Il termine tradotto con messo in conto, nell'originale greco è riportato con il verbo logizomai, ed esprime proprio quel paradosso esistente tra l'atto interiore di credere e la computazione matematica di questo atto come giustizia personale. Abraamo credette e questo gli fu calcolato come giustizia. Ma allo stesso modo anche noi, sia che siamo di etnia ebraica o meno, possiamo credere, e questa nostra fede può essere a noi computata come atto come giustizia. Questa meravigliosa realtà spirituale è stata un fondamento della riforma protestante, e della relativa dottrina della giustificazione.
Avendo assodato questa salvezza comune disponibile mediante la fede, a questo punto l'apostolo Paolo sposta l'attenzione alle conseguenze di questo verdetto giuridico: per questo motivo, infatti, noi ora abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Questo è il cuore del Vangelo, questo è il motivo per cui ogni singolo credente ha potuto essere riconciliato con il Padre e ricevere il suo amore. Nei primi cinque versetti dei quinto capitolo della lettera, vengono descritte la pace e l'amore di Dio Padre, rese accessibili mediante Dio Figlio, grazie a Dio Spirito Santo. In due sole frasi, appaiono con splendida chiarezza l'armonia e la cooperazione delle persone della divinità nella manifestazione della salvezza del genere umano. Lo Spirito Santo sparge nei nostri cuori l'amore di Dio, lo stesso amore che ha portato il Figlio a morire sulla croce al posto dell'umanità, caricandosi dei nostri peccati e delle nostre iniquità (Is 53). E' un disegno perfetto, un amore condiviso, un proposito comune, quello che ha portato il Dio biblico all'azione per la salvezza dell'uomo. In questa grazia, possiamo gloriarci persino delle afflizioni, sapendo che sono ben poca cosa rispetto al futuro peso eterno di gloria (2 Co 4:17). Ogni afflizione infatti produce pazienza, la pazienza esperienza e l'esperienza speranza. Ogni afflizione accresce l'essere interiore e spirituale, fortificandoci e rendendoci sempre più simili a Cristo. Ogni afflizione ci unisce alle afflizioni che ha vissuto Cristo, unendoci però anche alla potenza della sua resurrezione. Per questo motivo, niente e nessuno può separarci dall'amore di Dio (Ro 8). Tanto la sofferenza quanto la gioia, nelle mani del Signore sono utilizzate per la crescita dei suoi figli, per la loro maturazione e per il loro avvicinamento al suo cuore. Nulla può separarci dall'amore di Dio, perché questo amore permea il creato e regna sovrano sopra ogni luogo, età e circostanza. E' un governo invisibile, spesso nascosto, e a volte compreso solo molto tempo dopo i singoli avvenimenti delle nostre vite. E' un governo che prende il disordine e la distruzione nati dai peccati dell'uomo e li lavora per convertirli in ordine e crescita nella vita delle persone. E' un governo soprannaturale, che agisce a volte in modo istantaneo, a volte in modo lento e progressivo. Per quanto poco possiamo capire di questo governo però, lo avvertiamo in modo sensibile nei nostri stessi cuori, attraverso lo Spirito Santo. Un amore reale, tangibile, presente. Un amore che ci parla della presenza di Dio, conducendoci fuori dalle nostre paure per afferrare il destino che il Signore ha pensato per noi. Un amore che copre e perdona molti peccati, un amore che ci spinge ad amare le altre persone, anche quelle meno amabili. Un amore che non ha fine e che desidera ripristinare la nostra identità di figli, e riscattare la nostra immagine, come immagine del Padre.
di Davide Galliani - www.davidegalliani.com
Portale di impronta cristiana.Messaggi da Gesù. Preghiere,video,pensieri e ricerche sulla Parola di Dio
per capirci
Pagine
GIACOMO 1, 2-4
Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)
Emmanuel
mercoledì 22 aprile 2015
venerdì 10 aprile 2015
Prerogative dell'uomo o di Dio?
C'è qualcosa che fondamentalmente unisce ed affratella cattolicesimo, pentecostalismo, strati dell'evangelicalismo e il liberalismo (e/o neoliberalismo)
teologico, per quanto diversi possano sembrare l'uno dall'altro. C'è
qualcosa che li accomuna e li rende alleati nella loro strenua
battaglia contro quello che chiamano "Calvinismo". E' l'elevata concezione che hanno dell'essere umano e delle sue "prerogative" ...alle quali sia Dio che gli angeli si devono piegare!
L'essere umano: il magnifico, di fronte al quale Dio si piega!
Ad
affratellarli si tratta del fatto che fondamentalmente, in maggiore o
minor misura, essi credono che l'essere umano sia signore e padrone del
proprio destino, libero, autonomo, capace di giudicare, valutare
oggettivamente e di scegliere.
Credono che l'essere umano possa trattare più o meno alla pari con Dio, anzi, che Dio sia, in qualche misura, al nostro servizio.
Credono che l'essere umano abbia diritto, possa pretendere da Dio, il Suo intervento e benedizioni, che l'essere umano possa vantare dei meriti presso di Lui e riceverne la "dovuta retribuzione".
Credono che Dio "non possa nulla" contro la libertà e le decisioni umane, decisioni e volontà che Egli sempre rispetterebbe, che Egli si debba piegare alle decisioni umane, che Egli possa essere frustrato nei Suoi propositi, limitato (o auto-limitante "in ossequio" alla libertà umana) nel Suo potere.
Credono che Dio offra la salvezza all'essere umano e che faccia di tutto per salvarlo ma che, di fronte al rifiuto di alcuni o di molti, Egli non possa che "allargare le braccia" deluso ed impotente. Credono che, al massimo, Dio possa "aiutare" o incoraggiare la scelta umana di accogliere il Salvatore Gesù Cristo, ma nulla di più, che Dio - bontà Sua - subentri solo quando, per qualche motivo, uno "non ce la fa" da solo ad arrivare alla salvezza...
Quanto è grande, Dio drebbe, la dignità, la libertà, la nobiltà dell'essere umano! Non era forse Dio ammirato, estasiato, quasi intimidito, dalla bellezza e grandezza dell'essere umano, dopo averlo creato? Un tale "miracolo di perfezione" non può certo essere più toccato da Dio anche quando cade nel peccato e ...purtroppo "si caccia nei guai! Allora Dio, nel Suo "amore" fa di tutto per ricuperarlo, per ristabilirlo, è disposto (visto che l'essere umano è così "grande", nobile ed importante) fino a far morire in croce Suo Figlio. "Se Dio è stato disposto a tanto", dicono, "l'essere umano proprio dev'essere gran cosa"! [riproduco qui certi ragionamenti che comunemente si sentono].
Dio è pronto, così, sempre a "perdonarlo" e gli dona "la possibilità" della riabilitazione. Qui "i nostri" si distinguono, i primi propongono una via di salvezza per la quale l'essere umano deve "arrancare", operando e meritando, salvo ricevere aiuti e raccomandazioni... I secondi credono che la via della salvezza sia molto facile, "basta dire di sì a Cristo", dire una preghierina di accettazione. "Accettalo come Salvatore", ...poi "eventualmente", diventerà tuo Signore!. I terzi, invece, che più di tutti credono alla dignità, autonomia e libertà umana, invece, sono molto più generosi... Dio, "nel suo amore" salva tutti indistintamente, la Sua grazia è universale. "Se proprio" uno si ostina a respingerla, va beh, in quel caso ne resterà fuori, ma ...alla fine salverà anche lui! Tutti insieme appassionatamente!
Credono che l'essere umano possa trattare più o meno alla pari con Dio, anzi, che Dio sia, in qualche misura, al nostro servizio.
Credono che l'essere umano abbia diritto, possa pretendere da Dio, il Suo intervento e benedizioni, che l'essere umano possa vantare dei meriti presso di Lui e riceverne la "dovuta retribuzione".
Credono che Dio "non possa nulla" contro la libertà e le decisioni umane, decisioni e volontà che Egli sempre rispetterebbe, che Egli si debba piegare alle decisioni umane, che Egli possa essere frustrato nei Suoi propositi, limitato (o auto-limitante "in ossequio" alla libertà umana) nel Suo potere.
Credono che Dio offra la salvezza all'essere umano e che faccia di tutto per salvarlo ma che, di fronte al rifiuto di alcuni o di molti, Egli non possa che "allargare le braccia" deluso ed impotente. Credono che, al massimo, Dio possa "aiutare" o incoraggiare la scelta umana di accogliere il Salvatore Gesù Cristo, ma nulla di più, che Dio - bontà Sua - subentri solo quando, per qualche motivo, uno "non ce la fa" da solo ad arrivare alla salvezza...
Quanto è grande, Dio drebbe, la dignità, la libertà, la nobiltà dell'essere umano! Non era forse Dio ammirato, estasiato, quasi intimidito, dalla bellezza e grandezza dell'essere umano, dopo averlo creato? Un tale "miracolo di perfezione" non può certo essere più toccato da Dio anche quando cade nel peccato e ...purtroppo "si caccia nei guai! Allora Dio, nel Suo "amore" fa di tutto per ricuperarlo, per ristabilirlo, è disposto (visto che l'essere umano è così "grande", nobile ed importante) fino a far morire in croce Suo Figlio. "Se Dio è stato disposto a tanto", dicono, "l'essere umano proprio dev'essere gran cosa"! [riproduco qui certi ragionamenti che comunemente si sentono].
Dio è pronto, così, sempre a "perdonarlo" e gli dona "la possibilità" della riabilitazione. Qui "i nostri" si distinguono, i primi propongono una via di salvezza per la quale l'essere umano deve "arrancare", operando e meritando, salvo ricevere aiuti e raccomandazioni... I secondi credono che la via della salvezza sia molto facile, "basta dire di sì a Cristo", dire una preghierina di accettazione. "Accettalo come Salvatore", ...poi "eventualmente", diventerà tuo Signore!. I terzi, invece, che più di tutti credono alla dignità, autonomia e libertà umana, invece, sono molto più generosi... Dio, "nel suo amore" salva tutti indistintamente, la Sua grazia è universale. "Se proprio" uno si ostina a respingerla, va beh, in quel caso ne resterà fuori, ma ...alla fine salverà anche lui! Tutti insieme appassionatamente!
"Se c'è un inferno è
sicuramente vuoto", dicono, Dio è "amore", Dio "rispetta troppo"
l'essere umano per mandare qualcuno all'inferno. Sarebbe troppo
"umiliante" per il magnifico essere umano, il finirci! In realtà è solo
uno spauracchio, uno spaventapasseri, che si può anche ignorare.
Il "Calvinismo" nemico numero uno dell'essere umano!
Come
osano, dunque, questi "calvinisti" parlare della sovranità, maestà e
signoria di Dio? Come osano parlare di peccato e dell'ira di Dio, della
depravazione totale dell'essere umano. "Che visione lugubre, insana,
morbosa ed umiliante dell'eccellenza umana!" Come osano parlare di
giudizio e di condanna? E' l'uomo che giudica Dio, non viceversa! Come
osano parlare di predestinazione? Solo alcuni salvati? Gli altri dove li
mettiamo? Sono forse cacca? Come osano dire che Dio sia l'unico attore,
l'unico a scegliere e determinare, l'unico a fare? Siamo forse dei
burattini?
Come osano parlare di "sola scrittura", quando possiamo avvalerci di altre eminenti espressioni del pensiero umano, persino più interessanti e meglio organizzate?
Come osano parlare di "solo Cristo" quando cosi tanto possiamo fare noi stessi o altre figure religiose umane? Come osano parlare di "sola fede" quando "ben dobbiamo operare noi stessi"? Come osano parlare di "sola grazia"? Sarebbe insultante per i "meriti umani"? Come osano parlare di "solo a Dio la gloria"? E la gloria dell'uomo e della donna, dove la mettiamo?
Il "Calvinismo", così, diventa "un intollerabile attentato alla grandezza e alla dignità umana!", il "nemico dell'umanità" per eccellenza! A che cosa potrebbe portare se non ...a "bruciare Serveto"? Questo è ciò che ripetutamente si sente oggi in giro.
Come osano parlare di "sola scrittura", quando possiamo avvalerci di altre eminenti espressioni del pensiero umano, persino più interessanti e meglio organizzate?
Come osano parlare di "solo Cristo" quando cosi tanto possiamo fare noi stessi o altre figure religiose umane? Come osano parlare di "sola fede" quando "ben dobbiamo operare noi stessi"? Come osano parlare di "sola grazia"? Sarebbe insultante per i "meriti umani"? Come osano parlare di "solo a Dio la gloria"? E la gloria dell'uomo e della donna, dove la mettiamo?
Il "Calvinismo", così, diventa "un intollerabile attentato alla grandezza e alla dignità umana!", il "nemico dell'umanità" per eccellenza! A che cosa potrebbe portare se non ...a "bruciare Serveto"? Questo è ciò che ripetutamente si sente oggi in giro.
Soltanto umanismo!
Tutto questo è, però, solo il trionfo dell''Umanismo religioso, spacciato per cristianesimo biblico! E' antropocentrismo in
maggiore o in minore grado, è una Bibbia riveduta e corretta (se la
Bibbia ancora può avere importanza, e certamente non ce l'ha nel
Liberalismo teologico, dove essa viene criticata e sottoposta ai giudizi
dell'illuminata "erudizione" umana).
Ignoranti della storia del cristianesimo, tutto quanto abbiamo descritto non è altro che arminianesimo e pelagianesimo, ben note eresie che oggi sono spacciate per "ortodossia". Conoscere la storia non è importante, dicono, e certamente "conviene" che i credenti rimangano ignoranti e "bevano" tutto ciò che loro vogliono dar loro da bere!
Giustamente oggi si dice che stiamo vivendo il periodo della "cattività arminiano-pelagiana" della chiesa, per la quale "i Calvinisti" sono considerati radicali eretici e gli Arminiani/Pelagiani come ortodossi.
Ignoranti della storia del cristianesimo, tutto quanto abbiamo descritto non è altro che arminianesimo e pelagianesimo, ben note eresie che oggi sono spacciate per "ortodossia". Conoscere la storia non è importante, dicono, e certamente "conviene" che i credenti rimangano ignoranti e "bevano" tutto ciò che loro vogliono dar loro da bere!
Giustamente oggi si dice che stiamo vivendo il periodo della "cattività arminiano-pelagiana" della chiesa, per la quale "i Calvinisti" sono considerati radicali eretici e gli Arminiani/Pelagiani come ortodossi.
Hanno buon gioco, quindi, coloro che appiccicano l'etichetta (per loro deteriore) di "Calvinismo" a coloro che, di fatto, sostengono l'autentica visione biblica teocentrica della realtà e, opponendosi all'ideologia dominante, che ben conviene all'orgoglio della carne umana, vorrebbe così piegare ed addomesticare il cristianesimo. Meglio sarebbe nessuna religione (o meglio la religione antropocentrica), ma "se proprio" vi piace la religione, ecco, vi forniamo noi una religione che non attenti alla "dignità" umana, dove sia Dio a piegarsi alle prerogative umane, quella "corretta" dall'Arminianesimo!
Scrolliamoci di dosso il giogo umanista!
Se
ci interessa la verità (ma anche questo concetto oggi non è più di
moda...) prendiamo coscienza, allora, di tutto questo e scrolliamoci di
dosso il giogo del Pelagianesimo. Combattiamo per la fede una volta per
sempre trasmessa ai santi, parliamo ed affermiamo dei diritti e delle prerogative di Dio!
Se questo è Calvinismo, com'è vero che il Calvinismo sostiene le prerogative di Dio e considera l'essere umano per quello che biblicamente è rivelato d'essere, allora siamo fieri di essere chiamati "Calvinisti", almeno Calvino onorava Dio e tutti quelli che abbiamo ora descritto lo disonorano, si prendono gioco di Lui, o comunque dipingono un immagine di Dio a proprio uso e consumo. Il loro non è il Dio di Abraamo, Isacco e Giacobbe e dei profeti, il Dio di Gesù Cristo, il Dio di Paolo, Pietro, Giovanni e gli altri Suoi apostoli. Il loro è un falso dio, un idolo.Noi che intendiamo rimanere fedele alla concezione biblica di Dio e dell'essere umano abbiamo la prerogativa (questa sì) di dire la verità. Molti hanno paura della parola "Calvinista", essa, però, semplicemente afferma l'Evangelo in modo sintetico e immediatamente comprensibile. I cinque "sola" del Protestantesimo storico ed i cinque punti della soteriologia calvinista possono essere contati con le nostre mani e le nostre dita, così da non dimenticarceli. E' importante che i cinque più cinque punti siano compresi e creduti. Se se ne abbandona uno, tutti gli altri ne rimangono commpromessi.
Se questo è Calvinismo, com'è vero che il Calvinismo sostiene le prerogative di Dio e considera l'essere umano per quello che biblicamente è rivelato d'essere, allora siamo fieri di essere chiamati "Calvinisti", almeno Calvino onorava Dio e tutti quelli che abbiamo ora descritto lo disonorano, si prendono gioco di Lui, o comunque dipingono un immagine di Dio a proprio uso e consumo. Il loro non è il Dio di Abraamo, Isacco e Giacobbe e dei profeti, il Dio di Gesù Cristo, il Dio di Paolo, Pietro, Giovanni e gli altri Suoi apostoli. Il loro è un falso dio, un idolo.Noi che intendiamo rimanere fedele alla concezione biblica di Dio e dell'essere umano abbiamo la prerogativa (questa sì) di dire la verità. Molti hanno paura della parola "Calvinista", essa, però, semplicemente afferma l'Evangelo in modo sintetico e immediatamente comprensibile. I cinque "sola" del Protestantesimo storico ed i cinque punti della soteriologia calvinista possono essere contati con le nostre mani e le nostre dita, così da non dimenticarceli. E' importante che i cinque più cinque punti siano compresi e creduti. Se se ne abbandona uno, tutti gli altri ne rimangono commpromessi.
C. H. Spurgeon disse:
"...ed
io oso arrivare a dire come Martin Lutero, in una delle sue forti
affermazioni: 'Attribuire la salvezza, anche solo in minima parte, alla
libera volontà
umana, significa non sapere nulla della grazia e non avere imparato
nulla rettamente su Gesù Cristo'. Può sembrare un'affermazione molto
dura ed ingiusta, ma chi crede nel suo cuore che l'uomo possa, nella sua
propria libera volontà, volgersi verso Dio, non può essere stato
istruito da Dio, perché questo è uno dei principi di base che noi
apprendiamo fin dal principio in cui Dio ha a che fare con noi
personalmente, cioè che noi non abbiamo né volontà, né capacità, ma che è
Lui a darcele entrambe. Egli è l'alfa e l'omega della salvezza umana"
(dal sermone "Il libero arbitrio, una schiavitù "
1855, vedasi pure il classico di Martin Lutero sul "Servo Arbitrio").
"La dottrina della giustificazione stessa, come predicata da un Arminiano, non è altro che la dottrina della salvezza per opere...".
"La vecchia verità predicata da Calvino, predicata da Agostino, predicata da Paolo, è pure la verità che io debbo predicare oggi, altrimenti non sarei onesto con la mia coscienza e con Dio. Non ho alcun diritto a plasmare la verità a mio piacimento. Non posso e non voglio limare i lati taglienti di una dottrina. L'Evangelo di John Knox è il mio Evangelo. L'Evangelo che tuonava un tempo in Scozia deve risuonare pure oggi ancora in Inghilterra".
"Un uomo non viene salvato contro la sua volontà, ma è reso volenteroso dall'opera dello Spirito Santo. Una potente grazia alla quale egli non vuole resistere, entra nell'uomo, lo disarma, fa di lui una nuova creatura, ed egli viene salvato" (Sermoni, Vol. 10, p.309).
"La dottrina della giustificazione stessa, come predicata da un Arminiano, non è altro che la dottrina della salvezza per opere...".
"La vecchia verità predicata da Calvino, predicata da Agostino, predicata da Paolo, è pure la verità che io debbo predicare oggi, altrimenti non sarei onesto con la mia coscienza e con Dio. Non ho alcun diritto a plasmare la verità a mio piacimento. Non posso e non voglio limare i lati taglienti di una dottrina. L'Evangelo di John Knox è il mio Evangelo. L'Evangelo che tuonava un tempo in Scozia deve risuonare pure oggi ancora in Inghilterra".
"Un uomo non viene salvato contro la sua volontà, ma è reso volenteroso dall'opera dello Spirito Santo. Una potente grazia alla quale egli non vuole resistere, entra nell'uomo, lo disarma, fa di lui una nuova creatura, ed egli viene salvato" (Sermoni, Vol. 10, p.309).
di Paolo Castellina
"In lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell'amore, avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesú Cristo secondo il beneplacito della sua volontà"
(Efesini 1:4-6)
giovedì 9 aprile 2015
martedì 24 febbraio 2015
Cristo è presente!
Una futile opposizione
Non
c’è nulla nella storia del mondo che sia più ostinatamente odiato,
osteggiato e votato alla distruzione del popolo di Dio nelle sue
espressioni prima ebraica e poi cristiana. ...e c'é persino chi li
critica quando "osano" difendersi! Le vittime di quest’odio si contano a
milioni e a tutt’oggi il solo fatto di identificarsi con il Nazareno
può condurre alla morte immediata e nel modo più crudele. La maggior
parte di questi martiri è disposto a rinunciare alla propria vita, ma
non rinnegherà mai Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore, e muore
invocando il Suo nome. Minacce di qualunque tipo non intimidiscono in
alcun modo i seguaci del Cristo che non solo perseguitati non
diminuiscono, ma aumentano! Confermano così quanto già diceva l’antico
Tertulliano: "Il sangue dei martiri è seme di cristiani".
Vana
e futile è l’ostinazione ad opporsi al Signore Gesù Cristo e a coloro
che Gli appartengono, qualunque sia il metodo che escogitano a quel
fine. A Giovanni, confinato sull’isola di Patmos a motivo della sua
fede, nel pure vano tentativo di impedire il suo ministero, il Signore
Gesù apparve rivolgendogli queste parole: “Non temere, io sono il
primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i
secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades”
(Apocalisse 1:17-18).
Una presenza costante
Immaginatevi
un appello fatto nelle circostanze più diverse, in ogni ora e tempo.
Quando il Suo nome viene pronunciato, Egli non manca mai. Gesù, il
Cristo? Presente! Potremmo veramente dire che Egli è “il presente” per
eccellenza, così come Lui stesso ha rivelato, ha promesso e mantiene.
“Io sarò con voi”, dice Gesù ai Suoi discepoli prima di uscire
fisicamente dalla scena di questo mondo.
Come esplicitamente
ci rivela il prologo del vangelo secondo Giovanni, la Parola, anche
identificata come l’eterno Figlio di Dio, è una presenza costante
nell’Essere stesso di Dio come pure si rileva in vari momenti della
nostra storia.
La Parola era presente ed operante nell’atto
della Creazione e diventa uomo in Gesù di Nazareth. Benché fondamentali,
non si tratta, però, delle sole due espressioni dell’attiva presenza
della Parola di Dio. La troviamo in diversi episodi dell’Antico
Testamento nelle apparizioni rivelatorie di quel che va sotto il nome di
“Angelo del Signore”.
Il Cristo era pure presente quando il
patriarca Noè, “predicatore di giustizia”, denunciava il peccato della
sua generazione e la chiamava al ravvedimento. Allo stesso modo il
Cristo è presente quando l'Evangelo è annunciato oggi e vediamo che i
peccatori prendono coscienza dei loro peccati, li confessano e invocano
con fiducia la salvezza che viene loro annunciata nella persona e
nell'opera di Cristo. Cristo non solo è presente nell'annuncio della
Parola, ma è presente con il pane e il vino della Cena del Signore,
memoria efficace del Suo sacrificio sulla croce per la nostra
redenzione. Cristo è pure efficacemente presente con l'acqua del
Battesimo, quando esso suggella le promesse dell'Evangelo.
Il testo biblico
Cristo,
Parola di Dio, era presente, è presente e sarà presente, questo è ciò
di cui parla l'apostolo Pietro nel seguente testo biblico. In
particolare evidenza egli pone la presenza salvifica della Parola di Dio
al tempo di Noè e quella che si manifesta al momento del Battesimo, due
momenti che collega attraverso il segno dell'acqua. Leggiamolo ed
esaminiamolo punto per punto.
“(18) Anche Cristo ha
sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per
condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente
quanto allo spirito. (19) E in esso andò anche a predicare agli spiriti
trattenuti in carcere, (20) che una volta furono ribelli, quando la
pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca,
nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua.
(21) Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di
sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio).
Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, (22)
che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e
potenze gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:18-22).
Presenza trans-temporale
La
prima affermazione che il testo fa è quella della sostanza
dell’Evangelo che noi annunciamo: il ministero e l’opera compiuta dal
Cristo ha valore ed efficacia trans-temporale. "Anche Cristo ha
sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per
condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente
quanto allo spirito" (18).
Quando Gesù di Nazareth,
il Cristo di Dio, è morto sulla croce, è avvenuto, una volta per
sempre, quel sacrificio attraverso il quale è stato espiato il peccato
di coloro che Dio ha destinato alla salvezza. E' su quella base che
essi possono essere condotti a Dio. Gesù, il Cristo, il Giusto per
eccellenza, ha preso su di sé la condanna, espiandola completamente per
loro, che essi, ingiusti, meritavano, e ne sono stati liberati. L'eterno
Figlio di Dio, dalla morte, però, non poteva essere trattenuto ed,
espiata quella pena, risorge dai morti nella potenza dello Spirito Santo
manifestandosi come il Vivente. In comunione con Lui, coloro che Gli
sono stati affidati, peccatori credenti di ogni tempo, tipo e paese,
condividono la Sua vittoria e saranno per sempre alla presenza di Dio.
Questa
è la sostanza stessa dell'annuncio dell'Evangelo cristiano: l'opera del
Cristo, insostituibile, unica nel suo genere, la cui efficacia
attraversa ogni tempo e paese. Ecco perché la fede cristiana non può
essere equiparabile ad alcuna religione o filosofia di vita. Chi lo
comprende sa che a quel livello, nessun "ecumenismo" è possibile. "Non
c'è nessun altro nome...".
Presenza sincronica
La
Parola di Dio, che precede il tempo, entra nel tempo in Gesù di
Nazareth, e opera efficacemente in maniera trans-temporale, opera pure
in maniera sincronica tanto da potersi dire che “andò a predicare” alla
generazione di Noè: “E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere”.
Il
Cristo non è mai rimasto inattivo: prima, durante, dopo il Suo
ministero palestinese Egli è Colui che va e che predica. E’ lo stesso
che denuncia il peccato, rivolge il suo appello al ravvedimento e
proclama la grazia a quell’antica umanità.
Ai tempi del patriarca Noè l'umanità si manifestava con gli stessi tratti di oggi: “La
malvagità degli uomini era grande sulla terra e ... il loro cuore
concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5). Allora come oggi, aspirava alla libertà da Dio e da ogni vincolo morale, senza rendersi conto di essere “pieni di amarezza e prigionieri di iniquità” (Atti 8:23),
di fatto “trattenuti in carcere” e asserviti al peccato. La vera
libertà, infatti, è quella che si vive in comunione con Dio ed in
armonia con le Sue leggi, tutto il resto è schiavitù. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34).
Di
fronte a tutto questo, né allora né oggi, Dio non è indifferente.
Inevitabilmente dal cielo Egli reagisce in conformità al Suo carattere.
Esprime la Sua giustizia manifestando la Sua giusta ira ed indignazione,
come pure la Sua misericordia, inviando la Sua Parola con l'appello al
ravvedimento ed alla salvezza portato dai Suoi servitori. L'Apostolo
scrive: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna
a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e
immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa,
invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia” (Romani 2:6-8).
In
ogni epoca ed anche nelle peggiori fra le circostanze, per grazia, Dio
si riserva un popolo che gli sia fedele, che testimoni della verità e
denunci il male. E' così che Dio rende inescusabile il mondo che gli
è ribelle e che riceverà il Suo giusto castigo. In quella generazione
Iddio aveva manifestato la Sua grazia rendendo Noè e la sua famiglia
un’eccezione all’andazzo di quel mondo: “Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. (…) Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio" (Genesi 6:5-9).
Amplifica tutto questo lo stesso Pietro, nella sua seconda epistola: "...
se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone,
Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di
empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra,
riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in
futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era
rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel
giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro,
si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro
opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla
prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio;
e soprattutto quelli che vanno dietro alla carne nei suoi desideri
impuri e disprezzano l'autorità" (2 Pietro 2:4-10).
La
Parola di Dio non ha soltanto risuonato al tempo di Noè e di Lot. Il
diluvio universale e la distruzione di Sodoma e Gomorra servono per
ammonire quelli che in futuro sarebbero vissuti in modo empio, per
ammonire anche noi. La Parola di giudizio e di salvezza di Dio si era
manifestata loro non meno di quanto si manifesta oggi nella predicazione
fedele dell'Evangelo ed in essa si rende presente il Cristo. Cristo era “andato a predicare” e “viene a predicare” ancora oggi, rendendosi vivo ed efficace.
Presenza ed attesa
Cristo
è sempre presente, ma spesso la sua presenza non si manifesta evidente a
tutti perché “è in attesa”, come dice il versetto 20: “...che una
volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di
Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto,
furono salvate attraverso l'acqua”.
Della generazione
di Noè l’Apostolo mette prima di tutto in rilievo la sua ribellione. Si
tratta della ribellione a Dio ed alla Sua Legge che caratterizza la
condizione umana ed in cui persiste, nonostante i ripetuti giudizi di
Dio che si sono già abbattuti sull’umanità e che alla massa non hanno
insegnato nulla. L'apostolo Paolo così si esprime parlando di quando i
suoi interlocutori, per grazia di Dio, hanno desistito dalla loro
ribellione deponendo le armi: "Dio ha vivificato anche voi, voi
che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un
tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il
principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli
uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo,
secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della
carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli
altri" (Efesini 2:1-13).
Il testo proclama, poi, la
pazienza di Dio, quella che Egli esercitava “mentre si preparava
l’arca”, predicazione vivente della grazia di Dio. La pazienza di Dio,
però, giunge a termine, ha un limite, come deve avere un limite la pur
necessaria tolleranza del peccato che deve avere come unico fine il
“dare tempo” al ravvedimento. La pazienza di Dio dura fintanto che
l’arca di salvezza è completata e vi è entrato chi vi deve entrare, e
poi Dio ordina che le porte siano chiuse. Come dice Pietro stesso nella sua seconda epistola: "Il
Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono
alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma
che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). La pazienza di Dio è grande, ma peccatori impenitenti non entreranno nel regno di Dio (nessuno deve farsene illusione), “non eredireranno il regno di Dio”:
"Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri,
né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli
ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno
di Dio. Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma
siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del
Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio" (1 Corinzi 6:10-11).
Quando
ci si scontra con ostinati cuori impenitenti, quando si è concesso
abbastanza tempo per riflettere e cambiare, anche la necessaria
tolleranza della disciplina cristiana deve avere un limite oltre il
quale non può andare senza trasformarsi in compiacenza ed ipocrisia. Gli
impenitenti devono essere consapevoli di accumulare “massa di ira” che
come quella che accumula un nuvolone nero pieno di pioggia che ad un
certo punto esplode in un temporale. Il giudizio di Dio è pure una
realtà che “esploderà” a suo tempo, e non vi sarà più la possibilità del
ravvedimento. “Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente,
ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della
manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 2:5).
“Poche anime”, però, si rifugiano nell’arca e vi trovano salvezza. Il numero molto limitato dei salvati oggi “scandalizza” molte persone.
Vorrebbero poter dire, se “solo otto persone” su milioni hanno hanno
accolto la predicazione del giudizio e della grazia, vi deve essere
“qualcosa che non va” nella predicazione! “Proviamo a fare in un altro
modo! Cerchiamo di essere più tolleranti! Predichiamo un messaggio che
sia più accettabile alla massa della popolazione. Rendiamogli ‘più
facile’ la sua accoglienza, moderiamone i termini, magari molta più
gente ‘entrerà nell’arca’. Intanto, ‘ritardiamo il diluvio’, ‘non c’è
fretta’”. Convenientemente ci dimentichiamo troppo spesso quel che dice
Gesù: "Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e
spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che
entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce
alla vita, e pochi sono quelli che la trovano" (Matteo 7:13-14).
Quelle
poche persone vengono salvate “attraverso l’acqua”. Perché Dio non ha
manifestato il Suo perdono indipendentemente dall’acqua del Suo
giudizio? Perché non perdona “e basta”? Perché è stato necessario che
Cristo Gesù morisse in croce perché questa salvezza potesse essere
realizzata? Perché Dio non solo è misericordioso, ma anche giusto. Non
sarebbe stato giusto se Egli avesse solo “passato un colpo di spugna”
sui nostri peccati. La Sua legge à una cosa seria e va rispettata,
come devono essere applicate le sanzioni che essa prevede per i suoi
trasgressori. Il giudizio di Dio deve cadere sul trasgressore. Esso
inevitabilmente cadrà su di te se non chiedi che valga per te
l’espiazione che Cristo ha compiuto sulla croce. Si potrebbe dire:
“Scegli: o il giudizio di Dio, quello che tu meriti, si abbatte su di
te, oppure si abbatte per te su Cristo e tu ne sarai liberato. Non vi
sono alternative: o te o Cristo. La salvezza è sempre “attraverso
l’acqua”, attraverso il giusto giudizio di Dio, e mai senza di esso.
Cristo è presente durante la paziente attesa di Dio ed è presente nell’espressione del giudizio di Dio.
Presenza nell’atto del Battesimo
La presenza del Cristo si manifesta poi nell’atto del Battesimo allorché la Parola, di cui è segno, lo accompagna. “Quest'acqua
era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal
corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva
anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo” (21).
L’acqua
del diluvio, espressione del giudizio di condanna che Dio esegue
sull’umanità ribelle di quel tempo, diventa simbolo del giudizio stesso
di Dio ed a sua volta del Battesimo cristiano.
L’acqua del
Diluvio universale purifica il mondo dall’empietà, così come un giorno
lo farà il fuoco eliminando i ribelli dalla faccia della terra.
Attraverso quell’acqua Noè e la sua famiglia vengono salvati dalla
grazia di Dio nel mezzo di salvezza che Dio ha loro provveduto, l’arca.
La lettera agli Ebrei dice: “Per fede Noè, divinamente avvertito
di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un'arca per
la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu
fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7).
Noè e la sua famiglia passano attraverso l’acqua del giudizio di Dio,
così come l’antico Israele era passato attraverso le acque del Mar Rosso
che si erano ritirate per lasciarli passare, ma in quelle stesse acque
annega Faraone ed il suo esercito. La salvezza e la vita di alcuni attraverso le acque che sono la condanna e la morte di altri.
L’acqua
del Battesimo cristiano, afferma Pietro, non ha a che fare con
l’eliminazione di sporcizia dal corpo. Essa è segno ed annuncio
dell’opera di Cristo che elimina la sporcizia morale e spirituale che ci
separa da Dio. Chi chiede il Battesimo invoca Dio che, in Cristo,
applichi alla vita sua e della sua famiglia l’efficacia purificatrice
della Sua opera affinché la loro coscienza morale e spirituale sia
ripulita dal peccato che la guasta, mettendola in grado così di
discernere ciò che è gradito a Dio e di viverlo giorno per giorno, da
quel momento in poi.
È così che il Battesimo diventa
significativo non solo per l’individuo che lo chiede, ma anche per
l’intero nostro nucleo familiare con tutti i suoi componenti. Quando il
Nuovo Testamento parla del Battesimo non si tratta tanto, infatti, di un
atto individualistico, ma include spesso l’intero nucleo familiare. Il
battesimo di famiglia è il tipo di battesimo che la Scrittura descrive
quando parla di coloro che dovrebbero essere battezzati. In Atti 16 la
famiglia sia di Lidia che del carceriere di Filippi furono battezzate da
Paolo (vv. 15, 33). Paolo parla in I Corinzi 1:16 di aver battezzato la
famiglia di Stefana. Noi leggiamo in Atti 10:48 del battesimo della
casa di Cornelio da parte di Pietro. Questo è il modello
neotestamentario del battesimo. Il battesimo di case e famiglie segue
dalla fede nel patto familiare di Dio: che Egli sovranamente,
graziosamente, ed immutabilmente promette la salvezza a famiglie e case,
promettendo di essere il Dio di credenti e dei loro figli (Genesi 17:7;
Atti 2:39). La pratica di battezzare famiglie o case, seguendo il
chiaro esempio della Scrittura stessa, ci ricorda il fatto che Dio
Stesso è una famiglia, Padre, Figlio, e Spirito Santo, e che Egli
magnifica la Sua grazia e rivela Se Stesso nel mandare la salvezza a
famiglie. Egli è, in verità, il Dio di famiglie (Salmo 107:41).
È
il Battesimo che “salva”? Alcuni pensano di sì e fanno riferimento
(mozzandolo) a ciò che dice Pietro in questo testo. Pietro però dice:
“Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo”. È
Gesù Cristo che salva, non il Battesimo. Gesù salva attraverso la
Sua opera efficace applicata dallo Spirito Santo ai credenti e che trova
nella Sua risurrezione il fondamento. Il Battesimo ne è l’espressione
simbolica in cui Cristo si compiace di manifestarsi allorché sia
accompagnato dall’annuncio dell’Evangelo. Il Battesimo di per sé stesso,
però, non ha alcuna sua potenza intrinseca che possa essere distaccato
dalla fede di chi lo riceve e dall’annuncio della Parola che lo
accompagna.
Che significa essere battezzati? Risponde molto bene la Confessione di fede elvetica che dice: “Essere
battezzato nel nome di Gesù Cristo non è altro infatti che essere
iscritto, introdotto e ricevuto nell’alleanza e nella famiglia, cioè
nell’eredità dei figli di Dio, ed essere anche chiamato fin d’ora con
il nome di Dio, cioè figlio di Dio, essendo stato purificato dalle
sozzure del peccato e dotato di diverse grazie di Dio per condurre una
vita nuova e innocente. Il battesimo quindi ci ricorda e ci rappresenta
al vivo questo grande beneficio di Dio e questa grazia inestimabile
fatta al genere umano. In effetti, noi nasciamo tutti con la macchia del
peccato e siamo figli dell’ira, ma Dio, che è ricco di misericordia
(Ef. 2:4), ci ripulisce e purifica gratuitamente dai nostri peccati
mediante il sangue del suo Figlio, adottandoci in lui per suoi figli, e
ci unisce a sé con una santa e sacra alleanza, arricchendoci di diversi
doni e grazie perché possiamo condurre una vita nuova (Ef. 1,:5). Ora
tutte queste cose vengono a noi assicurate dal battesimo. In esso, noi
siamo infatti interiormente rigenerati, purificati e rinnovati davanti a
Dio mediante lo Spirito Santo, ricevendo esteriormente un sigillo e
una testimonianza dei grandissimi doni ricevuti nell’acqua del
battesimo, mediante la quale ci vengono rappresentati e come posti
davanti agli occhi i grandissimi benefici del nostro Dio”.
Presenza alla destra di Dio
Il
coronamento della presenza del Cristo è rappresentato dall’Ascensione
di Cristo risorto alla destra della maestà di Dio. Pietro scrive: “...che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (22).
È così che il Cristo, l’eterna Parola di Dio, viene posto sul trono
accanto a Dio Padre, come autorità massima e impareggiabile. Il Cristo "svuotò
se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;
trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi
ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha
sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni
nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli,
sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il
Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:7-11).
Egli
è l’eterno Re dei re e Signore dei Signori, il nostro Signore e
Salvatore a cui nessuno può essere pari. Là su quel trono Egli è
presente per noi. Il mondo potrà anche condannarci, ma abbiamo una
certezza, insieme a tutto il popolo di Dio: “Chi li condannerà?
Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla
destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34). Egli ci
sostiene costantemente con la Sua intercessione. Non abbiamo più nulla
da temere, neanche di fronte alla sorte peggiore di cui potrebbero farci
oggetto la gente empia e ribelle di questo mondo, bugiardi ed
assassini. Possiamo portare con fierezza il nome di Cristo sulle nostre
labbra ed anche cantarlo in faccia ai nostri aguzzini. Come dice
l’apostolo Paolo: "È anche per questo motivo che soffro queste
cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono
convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel
giorno" (2 Timoteo 1:12).
di Paolo Castellina
"Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato."
(1Pietro 4:14)
"Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato."
(1Pietro 4:14)
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2015/02/presente.html
giovedì 19 febbraio 2015
Perchè Faraone si oppose alla partenza del popolo di Israele dall'Egitto?
Conoscere la risposta a questa domanda,
ci fa comprendere chiaramente come Dio ha operato nel passato, e anche
come Dio opera oggi, perché Iddio non è mutato, ma è sempre lo stesso.
Sta scritto:
«Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: Perché mi facesti così?
Sta scritto:
«E l’Eterno disse a Mosè: ‘Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare dinanzi a Faraone tutti i prodigi che t’ho dato potere di compiere; ma io gl’indurerò il cuore, ed egli non lascerà partire il popolo.» (Esodo 4:21)
L’Eterno parla a Mosè, e gli dice chiaramente che è LUI che avrebbe INDURATO il cuore di Faraone per non far partire il popolo.
«Poi l’Eterno disse a Mosè: ‘Levati di buon mattino, presentati a Faraone, e digli: Così dice l’Eterno, l’Iddio degli Ebrei: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva; poiché questa volta manderò tutte le mie piaghe sul tuo cuore, sui tuoi servitori e sul tuo popolo, affinché tu conosca che non c’è nessuno simile a me su tutta la terra. Che se ora io avessi steso la mia mano e avessi percosso di peste te e il tuo popolo, tu saresti stato sterminato di sulla terra. Ma no; io t’ho lasciato sussistere per questo: per mostrarti la mia potenza, e perché il mio nome sia divulgato per tutta la terra. E ti opponi ancora al mio popolo per non lasciarlo andare?» (Esodo 9:13-17)
Questo è l’ordine che Dio diede a Mosè e
le parole che avrebbe dovuto dire a Faraone, e così ha fatto. Ma queste
parole che Mosè ha detto a Faraone, non annullano per nessuna ragione
quello che Dio ha detto nel passo precedente a questo appena citato,
anzi, comprendiamo chiaramente che Faraone non faceva partire il popolo
d’Israele non per sua volontà, ma perché Iddio lo induriva.
Mosè aveva avuto l’ordine dall’Eterno di
dire quelle parole, ma sapeva bene, perché Iddio glielo aveva già
predetto, che non li avrebbe fatti uscire dall’Egitto in quanto Iddio
AVEVA decretato che avrebbe INDURATO il cuore di Faraone per non farli
uscire.
Ciò che abbiamo citato sopra delle
Scritture sacre, viene preso ad esempio dall’apostolo Paolo, nel
discorso che fa ai romani per spiegare e convincerli che Dio fa
misericordia a chi vuole e indura chi vuole, e che non dipende né da chi
VUOLE nè da chi corre, ma da Dio che fa misericordia, e lo fa in questa
maniera:
«Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia pubblicato per tutta la terra. Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole.» (Romani 9:17,18)
Faraone servì nell’opera di Dio affinché
Egli si facesse un nome, e per farsi un nome Iddio doveva fare tutti
quei segni e prodigi che poi sono avvenuti in Egitto, e solo dopo di ciò
Faraone ha lasciato libero il popolo di Israele, nel momento in cui
Iddio ha deciso di farlo.
Anche Salomone scrisse che i re dipendono da Dio, secondo quanto è scritto:
«Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace.» (Proverbi 21:1)
E di seguito leggiamo una ulteriore conferma che Dio opera e agisce nei cuori dei Re come Egli vuole e per lo scopo che vuole:
«Nel primo anno di Ciro, re di Persia, AFFINCHE’ S’ADEMPISSE LA PAROLA DELL’ETERNO pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno DESTO’ lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme’. » (Esdra 1:1-4)
È bene anche ricordare che anche ai giorni d’oggi Iddio opera nei cuori delle persone, infatti è scritto:
«poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza.» (Filippesi 2:13)
Anche l’apostolo Giovanni nella rivelazione ricevuta da Gesù Cristo, ci fa sapere queste cose che dovranno avvenire:
«E le dieci corna che hai vedute e la bestia odieranno la meretrice e la renderanno desolata e nuda, e mangeranno le sue carni e la consumeranno col fuoco. Poiché Iddio HA MESSO IN CUOR LORO DI ESEGUIRE IL SUO DISEGNO e di avere un medesimo pensiero e di dare il loro regno alla bestia FINCHE’ LE PAROLE DI DIO SIANO ADEMPITE.» (Apocalisse 17:16,17)
Vedete, dunque, che Dio non muta, quello
che Egli ha fatto con Faraone e con il re Ciro, lo fa anche ai giorni
nostri e nel futuro con tutti gli uomini e con tutti i re della terra,
per portare a compimento i suoi disegni.
Fratelli e sorelle nel Signore, che c’è
da dire contro il Signore se Egli salva chi vuole e indura chi vuole?
Che c’è da dire contro Iddio se Egli fa quello che vuole e l’uomo non
può da sè stesso fare nulla?
A queste domande risponde l’apostolo Paolo con queste parole:
«Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: Perché mi facesti così?
Il vasaio non ha egli potestà sull’argilla, da trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile, e un altro per uso ignobile?
E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far
conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi
d’ira preparati per la perdizione, e se, per far conoscere le ricchezze
della sua gloria verso de’ vasi di misericordia che avea già innanzi
preparati per la gloria, li ha anche chiamati (parlo di noi) non
soltanto fra i Giudei ma anche di fra i Gentili?» (Romani 9:20-24)
Cari nel Signore, Iddio ha fatto ogni
cosa per uno scopo ben preciso, secondo il beneplacito della sua
volontà, ed ha preso le sue decisioni già ab antico, e non si è
consultato con nessuno, tantomeno la SUA VOLONTA’ è asservita a quella
dell’uomo che è carne e polvere, che è un filo d’erba. Non possiamo
dunque dire che se l’uomo non vuole, Dio non può fare nulla, perché è
FALSO, è una cosa sbagliata, di conseguenza non dobbiamo dirlo. Ma
piuttosto, diciamo che Dio è sovrano e regna su tutto il suo creato, ed
Egli fa come gli piace.
Impariamo, dunque, a dare tutta la gloria
a Dio e a non trattenerci nulla per noi, perché ciò non è da Dio e non è
secondo verità.
Iddio ci ha scelti prima della fondazione
del mondo e non per opere che Dio ha visto in noi, non per una
prescienza, ma semplicemente ha tenuto conto del proponimento della SUA
ELEZIONE. Egli avendoci eletti, ci ha pure chiamati, poi ci ha salvati e
ci ha dato la vita eterna, seppure perseveriamo nella grazia di Dio
sino alla fine.
A Dio siano la gloria, l’onore e la lode nei secoli dei secoli. Amen!
Giuseppe Piredda, scelto da Dio e salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù.
tratto da: labuonastrada.wordpress.com
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lunedì 9 febbraio 2015
Microchip sulla mano destra: marchio della bestia?
La strategia aziendale ha suscitato polemiche tra i dipendenti, considerato che è una violazione palese della libertà personale quale diritto inviolabile dell’uomo.
Hannes Sjoblad, colui che ha fatto impiantare i chip ai suoi dipendenti, elogia i vantaggi del “gioiellino tecnologico” dichiarando: pensate che con il solo tocco dellamano tutte le porte si aprirebbero non avremmo più bisogno di Pin, di password di codici d’accesso quant’altro, continua “Vogliamo comprendere a fondo questa tecnologia prima che grandi aziende e governi vengano da noi e ci dicano che tutti dovrebbero essere chippati, il chip dell’ufficio delle imposte, il chip di Google e il chip di Facebook
A noi interessa valutare la notizia non da un punto di vista giuridico ovvero sotto il profilo del progresso tecnologico, ma alla luce della Parola di Dio cercando di porre in essere un interpretazione da cui trarre degli spunti di natura biblica utili al nostro essere cristiani.
Apocalisse 13:16-18
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero unmarchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.
I versi dell’apocalisse sono tra quelli della Bibbia suscettibili di una molteplicità di interpretazioni talora contrastanti tra di loro, ma apprendendo la portata di tale notizia e rapportandola agli stessi versi, non possiamo non pensare che lo Spirito dell’anticristo è presente ed è all’opera in contrapposizione allo Spirito Santo.
L’avversario, il principe dell’aria, vuole soggiogare le menti, vuole esercitare la Sua potestà su coloro che sono spiritualmente deboli e che non hanno fatto di Cristo il loro Signore, ma dobbiamo stare attenti anche noi alle situazioni che si stanno evolvendo confermando la vicinanza dei tempi del ritorno di Cristo: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. (Matteo 24:42).
Il Signore ci possa illuminare col Suo Santo Spirito per non cadere negli inganni di satana che vuole portare in perdizione più anime possibili sapendo che il “suo destino” è nello stagno di fuoco insieme a tutti coloro che non avranno accettato Gesù Cristo come personale Salvatore.
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero unmarchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.
I versi dell’apocalisse sono tra quelli della Bibbia suscettibili di una molteplicità di interpretazioni talora contrastanti tra di loro, ma apprendendo la portata di tale notizia e rapportandola agli stessi versi, non possiamo non pensare che lo Spirito dell’anticristo è presente ed è all’opera in contrapposizione allo Spirito Santo.
L’avversario, il principe dell’aria, vuole soggiogare le menti, vuole esercitare la Sua potestà su coloro che sono spiritualmente deboli e che non hanno fatto di Cristo il loro Signore, ma dobbiamo stare attenti anche noi alle situazioni che si stanno evolvendo confermando la vicinanza dei tempi del ritorno di Cristo: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. (Matteo 24:42).
Il Signore ci possa illuminare col Suo Santo Spirito per non cadere negli inganni di satana che vuole portare in perdizione più anime possibili sapendo che il “suo destino” è nello stagno di fuoco insieme a tutti coloro che non avranno accettato Gesù Cristo come personale Salvatore.
Apocalisse 14:9-11
Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome».
Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome».
Alessandro Landolina – Notizievangeliche.com
L'ornamento di un vero cristiano
I Cristiani che hanno veramente offerto la loro vita a Cristo risorto, vivono una vita nuova ed abbondante e sono, come lo furono i primi seguaci di Cristo, dei testimoni viventi della risurrezione del loro Redentore. Una confessione fatta solo con la bocca non è sufficiente. La vita cristiana non ha senso se non rispecchia anche la risurrezione del Signore.
Solo un Cristiano che è veramente nato di nuovo può fare questa esperienza divina. Paolo rammentò ai credenti di Colosse che la loro vita cristiana avrebbe dovuto essere una vita completamente rinnovata in Cristo. L’apostolo diede loro un consiglio, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo: “Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3:1).
La nascita spirituale che rinnova la persona avviene attraverso lo Spirito Santo. Affinché Cristo diventi visibile in una vita umana è necessario fare due cose: “spogliarsi” di ogni forma di peccato, e indossare il nuovo modo di vivere cristiano. E’ necessario prendere in considerazione tutti i punti negativi citati nella Bibbia, come pure tutte le istruzioni di carattere positivo.
Meditate sulle parole che si trovano al versetto 5: Fate dunque morire le vostre membra che son sulla terra… Dobbiamo far morire queste membra! Le vecchie abitudini peccaminose come fornicazione, impurità, lussuria, dobbiamo considerarle morte.
Leggiamo ancora questi versi in un’altra traduzione: “Perciò fate morire in voi gli atteggiamenti che sono propri di questo mondo: immoralità, passioni, impurità, desideri maligni e quella voglia sfrenata di possedere, che è un tipo di idolatria. Un tempo anche voi eravate così, quando la vostra vita era in mezzo a quei vizi. Adesso invece buttate via tutto: l’ira, le passioni, la cattiveria, le calunnie e le parole volgari.”
Questo significa che quando siamo nati di nuovo ed abbiamo ricevuto una nuova vita in Cristo, dobbiamo anche metter definitivamente da parte i peccati e i vizi del nostro vecchio io. Chi continua a coltivare pensieri impuri nel proprio cuore, chi si lascia trascinare dall’avidità e dalle cose carnali non potrà mai rispecchiare la persona di Cristo nella sua vita.
Se c’è amarezza oppure odio nel nostro cuore, se dalla nostra bocca escono parole cattive o poco pulite, non riusciremo mai a convincere gli altri che siamo seguaci di Gesù Cristo. La nostra vita rinnovata sia la testimonianza della nostra fede.
Per riuscire a vivere in tal modo, dobbiamo prenderci cura dei valori che il nostro nuovo io deve riflettere. Dobbiamo metterci a disposizione dello Spirito Santo in modo tale da abituarci alla Sua presenza affinché la grazia divina si renda manifesta in noi al punto da convincere anche gli scettici del grande cambiamento che è avvenuto nella nostra persona. Tutti devono poter vedere che non viviamo più secondo i principi della nostra vecchia natura, ma secondo nuovi principi che abbiamo ricevuto nel momento in cui siamo nati di nuovo nel regno dei cieli.
Siamo invitati ad indossare questi principi divini. Ascoltiamo quello che ci dice la Parola di Dio: “Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati….” a questo punto veniamo invitati ad indossare gli abiti della giustizia divina. Se li portate, coloro che vi vedono sapranno che siete Cristiani.
Quali sono questi abiti? Innanzitutto dobbiamo rivestirci di tenera compassione (Colossesi 3:12). Questa espressione ha un significato molto profondo. Letteralmente essa significa che dobbiamo avere in noi l’amore di Dio, che cerca costantemente di raggiungere gli esseri umani.
Se voi amate le persone con lo stesso amore di Dio, non potrete mai provare disprezzo per alcuno. Se vi mettete nelle situazioni degli altri, rendendovi conto che Gesù è morto per ognuno di loro, così come è morto anche per voi stessi, se desiderate toccare il cuore di questa persona perché è Dio che lo desidera, dovrete anche lasciare da parte ogni traccia di cattiveria o di amarezza nei vostri rapporti umani. Deponete dunque questi sentimenti carnali e rivestitevi di tenera compassione.
Il secondo abito da indossare e quello della benignità. La benignità è amore in azione. Non sarete sgarbati o offensivi verso persone che amate. Se questa persona si comporta con voi in modo scorretto, potete passarci sopra e soprattutto non cercare di partire all’attacco usando le sue stesse armi. Non è necessario regolare ogni situazione facendo i conti immediatamente.
Se vi abituate a reagire in modo benigno e amichevole anche quando gli altri sono sgarbati o ingiusti con voi, non mancherete di raccogliere i frutti della vostra benignità. Pensate a quello che sarebbe il mondo se gli uomini avessero la benignità cristiana nel loro cuore! Questa visione di sogno può trasformarsi in realtà per me e per voi se decidiamo di reagire con benignità in ogni occasione indossando gli abiti che ci vengono offerti da Cristo.
Il prossimo abito nella lista è quello dell’umiltà – umiltà in Cristo. Uno dei peccati più gravi della vecchia natura umana è proprio la superbia. Quante persone oggigiorno sono superbe, caparbie e arroganti. Nel momento in cui avremo messo ordine nel nostro rapporto con Dio, il nostro spirito si farà umile. Lo spirito di Cristo ci aiuta a scendere dal nostro piedistallo.
La nostra nuova nascita ci procura anche un nuovo comportamento nei riguardi del nostro prossimo. Per la grazia che m’è stata data io dico quindi a ciascuno tra voi che non abbia di sè un concetto più alto di quel che deve avere, ma abbia di sè un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha assegnato a ciascuno (Romani 12,3).
Quanto all’amor fraterno, siate pieni d’affezione gli uni per gli altri (v.10). Se ci comportiamo in questo modo come Cristiani dobbiamo anche indossare l’abito dell’umiltà.
Il prossimo abito di fattura divina è quello della dolcezza. Rivestitevi di dolcezza! Se siete circondati da gente superba che parla con odio, calunniando gli altri, non immischiatevi nei loro discorsi. La dolcezza era una delle caratteristiche di Cristo e, se la pratichiamo, possiamo far veder Cristo in noi a quelli che non lo conoscono. Il nostro comportamento cristiano viene cosi ’ messo in rilievo.
Seguendo la nostra lista siamo quindi invitati ad indossare l’abito della pazienza. Indossatelo! Pochi sono quelli che sono disposti ad attendere e a pregare!.
Mi sembra che tra tutti questi doni della grazia divina che sono a disposizione dei Cristiani, il dono della pazienza è proprio quello che dovrebbe essere maggiormente praticato. Abbiamo bisogno di tanta pazienza in questo tempo in cui tutto si muove in fretta, in mezzo a persecuzioni e preoccupazioni. Abbiamo anche bisogno di pazienza nei nostri rapporti umani, soprattutto con quelle persone che vediamo ogni giorno e con le quali i rapporti sono difficili.
La pazienza è una caratteristica dell’uomo rinnovato. Come le altre virtù, essa deve venir praticata. Il consiglio che ci viene dato in rapporto alla pazienza è di sopportarci gli uni gli altri.
Fate bene attenzione ora al prossimo abito da indossare, che è quello del perdono. …perdonandovi a vicenda come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Nessuna cosa ostacolerà la vostra testimonianza cristiana maggiormente del mancato perdono verso coloro che vi hanno ingiustamente offeso o fatto del male.
Come il Signore ci ha perdonato così anche dobbiamo perdonare. Dobbiamo farlo per amore di Cristo. Il perdono ci riempirà di una pace soprannaturale che ci aiuterà a comprendere come Cristo ha saputo perdonare coloro che gli hanno fatto del male. Se avete Gesù nel vostro cuore, potrete anche perdonare a chiunque ogni sorta di colpa commessa a vostro danno.
Sopra tutte queste cose, vestitevi della carità. Questo è per noi il punto culminante. “Sopra tutte queste cose, vestitevi della carità che è il vincolo della perfezione.”
Un’altra traduzione ci dice: “Al di sopra di tutto ci sia sempre l’amore, perché è soltanto l’amore che tiene perfettamente uniti.”
L’amore è la risposta a tutti i problemi che possiamo avere nei nostri rapporti con gli altri. L’amore farà crollare tutti i nostri preconcetti. Esso spegnerà in noi ogni rabbia, ogni cattiveria e farà svanire le cattive intenzioni e i desideri insensati. Ecco dunque le tre cose che contano, fede, speranza, amore. Ma la più grande di tutte è l’amore.
Non dobbiamo preoccuparci per il nostro comportamento se siamo pronti ad indossare questi abiti della giustizia divina e se pratichiamo l’amore di Cristo, che è il coronamento della legge di Dio. Ornati di questi doni della grazia potremo convincere ognuno della realtà della nostra fede cristiana.
In tal modo Cristo, risorto e vivente nei nostri cuori, nella nostra persona e nella nostra vita diventerà visibile in noi.
Tratto da: http://www.chiesadiroma.it/
giovedì 5 febbraio 2015
messaggio per chi si è sviato
ascoltami: ti credi un convertito... ma non sei convertito affatto
Se pensi di essere convertito, perchè allora gozzovigli davanti alla TV? o al computer? o davanti al cibo? o in giro per strada, in attesa di qualche flirt, o al lavoro, sopraffatto dalla noia e dallo stress, e lasci che la tua mente girovaghi tra l'automobile che potresti rinnovare o i vestiti nuovi da mettere? queste cose passano, non possono attirarti così tanto, pensi che sono cose che ti soddisfano, ma in realtà ne sei schiavo, perchè dove si rifugia il tuo cuore, là è il tuo dio...
Che ne pensi di una bella vacanza succosa al mare oppure di una bella fresca in montagna, in un posto dove tutti ti invidieranno nel sapere che ci sei stato? ma certo, la natura è bella, ma sii sincero, lo fai per te e per dare gloria a Dio oppure te ne vanti raccontandolo in giro? queste cose sono vanità e le pensano e le fanno quelli del mondo...
dimmi dunque, dove stà la differenza tra te e uno del mondo?
Forse, la differenza è che quasi tutte le domeniche ti vai a rifugiare alla "casa" di Dio...
un buon cristiano non può certo mancare alle comuni adunanze, e come potrà mai dire di essere cristiano se poi non hai una comunità d'appoggio, per poter proclamare "Io faccio parte della CHIESA tal dei tali"
certo, bisogna pur far finta di seguire un qualche pastore ma soprattutto si deve cercare di non mancare a troppi culti...
e naturalmente durante la settimana è buona cosa diffondere un qualche messaggio cristiano su internet, tra un passatempo e l'altro...
ascoltami bene, potrai ingannare la tua mente tramite la tua carne, ma non certo Dio, certo non puoi ingannare lo Spirito con cui sei stato inondato quando credesti... ovviamente sempre che tu abbia creduto!
hai creduto al punto da rinnegare te stesso ed offrirti a Dio riconoscendolo come Colui che ti ha donato la vita che vivi? e non solo ti ha dato vita, ma ti ha offerto anche la Sua di vita, affinchè tu ne goda per l'eternità.
Dio c'è, ma è in te? Lo fai dimorare in te? O lo tieni lontano con il tuo orgoglio e i tuoi peccati?
Sei tu con Dio? Oppure vai a fargli visita la domenica mattina oltre a domandargli aiuto quando qualcosa va storto?
Se pensi di essere convertito, perchè allora gozzovigli davanti alla TV? o al computer? o davanti al cibo? o in giro per strada, in attesa di qualche flirt, o al lavoro, sopraffatto dalla noia e dallo stress, e lasci che la tua mente girovaghi tra l'automobile che potresti rinnovare o i vestiti nuovi da mettere? queste cose passano, non possono attirarti così tanto, pensi che sono cose che ti soddisfano, ma in realtà ne sei schiavo, perchè dove si rifugia il tuo cuore, là è il tuo dio...
Che ne pensi di una bella vacanza succosa al mare oppure di una bella fresca in montagna, in un posto dove tutti ti invidieranno nel sapere che ci sei stato? ma certo, la natura è bella, ma sii sincero, lo fai per te e per dare gloria a Dio oppure te ne vanti raccontandolo in giro? queste cose sono vanità e le pensano e le fanno quelli del mondo...
dimmi dunque, dove stà la differenza tra te e uno del mondo?
Forse, la differenza è che quasi tutte le domeniche ti vai a rifugiare alla "casa" di Dio...
un buon cristiano non può certo mancare alle comuni adunanze, e come potrà mai dire di essere cristiano se poi non hai una comunità d'appoggio, per poter proclamare "Io faccio parte della CHIESA tal dei tali"
certo, bisogna pur far finta di seguire un qualche pastore ma soprattutto si deve cercare di non mancare a troppi culti...
e naturalmente durante la settimana è buona cosa diffondere un qualche messaggio cristiano su internet, tra un passatempo e l'altro...
ascoltami bene, potrai ingannare la tua mente tramite la tua carne, ma non certo Dio, certo non puoi ingannare lo Spirito con cui sei stato inondato quando credesti... ovviamente sempre che tu abbia creduto!
hai creduto al punto da rinnegare te stesso ed offrirti a Dio riconoscendolo come Colui che ti ha donato la vita che vivi? e non solo ti ha dato vita, ma ti ha offerto anche la Sua di vita, affinchè tu ne goda per l'eternità.
Dio c'è, ma è in te? Lo fai dimorare in te? O lo tieni lontano con il tuo orgoglio e i tuoi peccati?
Sei tu con Dio? Oppure vai a fargli visita la domenica mattina oltre a domandargli aiuto quando qualcosa va storto?
Sei in Lui? Costantemente? No... ecco perché: ti hanno detto che Egli viene a dimorare nel tuo cuoricino se lo accetti come personale Salvatore,
ma ti hanno ingannato, non basta per niente quello che ti hanno detto perchè Egli vuole essere riconosciuto innanzitutto come SIGNORE! Finché non avviene questo, non otterrai misericordia e salvezza.
ma ti hanno ingannato, non basta per niente quello che ti hanno detto perchè Egli vuole essere riconosciuto innanzitutto come SIGNORE! Finché non avviene questo, non otterrai misericordia e salvezza.
Rispondi sinceramente: E' Gesù il SIGNORE della tua vita? Lo fai essere PADRONE di te?
Sei disposto a fare ciò che LUI vuole che tu faccia? ANCHE DOMANI? anzi no, anche ADESSO?
Se la risposta è "no" o "non proprio" oppure "si forse, ma prima vorrei fare questo e quello..." allora amico, sappi
che NON SEI SALVATO.
Perché? Perché DEVI RAVVEDERTI, il tuo è uno stato di ribellione, e di pigrizia, e di orgoglio, e di attaccamento alla tua volontà, e ai tuoi piagnistei, e alle tue paure, e ai tuoi sogni... o peggio, di attaccamento ai tuoi piaceri.
- oh povero me, che ne sarà dei miei programmi, che ne sarà della mia reputazione, e dei miei compagni e amici, e la mia salute, e la mia abbronzatura, il fisico tonico... e che ne sarà mai dei miei soldi? mi tocca forse rinunciare a tutte le piacevolezze e al sano superfluo per aiutare qualcuno che sono venuto a conoscenza che ha veramente bisogno del necessario? ohi !! ohi !! -
e tu sei un credente. Ma credente in cosa, tu sei uno del mondo, che una volta a settimana si ricorda di Dio, con una mente protesa al mondo, il corpo ad un passo dall'inferno,
e un cuore INGANNATO.
Se non ti ravvedi perirai nei tuoi peccati. RAVVEDITI e chiedi a Dio come poterlo servire, affinché tu non renda vano il Suo amore per te.
Se la risposta è "no" o "non proprio" oppure "si forse, ma prima vorrei fare questo e quello..." allora amico, sappi
che NON SEI SALVATO.
Perché? Perché DEVI RAVVEDERTI, il tuo è uno stato di ribellione, e di pigrizia, e di orgoglio, e di attaccamento alla tua volontà, e ai tuoi piagnistei, e alle tue paure, e ai tuoi sogni... o peggio, di attaccamento ai tuoi piaceri.
- oh povero me, che ne sarà dei miei programmi, che ne sarà della mia reputazione, e dei miei compagni e amici, e la mia salute, e la mia abbronzatura, il fisico tonico... e che ne sarà mai dei miei soldi? mi tocca forse rinunciare a tutte le piacevolezze e al sano superfluo per aiutare qualcuno che sono venuto a conoscenza che ha veramente bisogno del necessario? ohi !! ohi !! -
e tu sei un credente. Ma credente in cosa, tu sei uno del mondo, che una volta a settimana si ricorda di Dio, con una mente protesa al mondo, il corpo ad un passo dall'inferno,
e un cuore INGANNATO.
Se non ti ravvedi perirai nei tuoi peccati. RAVVEDITI e chiedi a Dio come poterlo servire, affinché tu non renda vano il Suo amore per te.
Dovè il Suo volto? Lo vedi davanti ai tuoi occhi spirituali? Imprime la Sua presenza tutto il tuo essere? Hai pianto di fronte alla Sua Maestà e alla Sua Santità e Magnificenza e Perfezione? Non ti senti come mancare quando pensi a LUI?
Dov'è la tua bocca? Hai gridato al mondo l'inferno? Griderai mai a quelle anime prima che queste urlino in fondo al baratro eterno?
Se non hai gridato ancora a nessuno, non ti permettere mai più di dire che ami il tuo prossimo.
Satana ti imbottisce di sonnifero, e non te ne accorgi (difficile accorgersene nel dormiveglia)
egli ti ha convinto di PACATEZZA, in modo che arrivi troppo lentamente a chi stà annegando
egli vuole che tu aspiri alla DOLCEZZA, in modo che tu non possa essere il sale della terra
egli ti esorta al RISPETTO, in modo che tu non possa offendere qualcuno facendo presente il suo lurido peccato
egli ti spinge alla falsa UMILTA', in modo che tu non possa aspirare a cambiare qualcosa nel mondo
egli ti raccomanda il SENSO LOGICO, in modo che nessuno possa dirti di essere pazzo predicando la CROCE del Figlio di Dio
egli accarezza la tua STIMA, in modo che mai potrai soggiogarti a Dio dicendo "non più io, ma Gesù viva in me!"
egli pure è CONTRO il FANATISMO, per aiutarti a mascherare la tua mancanza di fede e la tua codardìa
egli elogia il PRAGMATISMO, in modo che tu possa sfoggiare parole d'amore anche ai porci (che sai già ti divoreranno comunque, ma intanto fai bella figura con il mondo)
egli ti affianca nell'augurare PACE nel MONDO, in modo che tu non possa impugnare la Spada dello Spirito.
Anche se una volta hai scelto Gesù perchè ti sembrava la cosa giusta da fare, o perchè vedevi in Lui l'unica àncora di salvezza dalle orrende situazioni che vivevi, o perchè ti è stato detto che quella preghierina che ti proponevano era capace di farti scampare l'inferno, sappi che se non ti ravvedi dei tuoi peccati, perirai con essi.
- ma il mio peccato è troppo piacevole da poterlo abbandonare -
vedi che sei un comune peccatore piuttosto che un figlio di Dio?
pensi più alla tua soddisfazione piuttosto che occuparti di chi ti circonda, di tua moglie, di tuo marito, dei tuoi figli, tutte persone che Egli ti ha affidato in primis.
- ma dài che sei esagerato! tu torni alla legge! e dovè la grazia di Dio? -
ma certo che torno alla Legge, ma è perché hai scambiato la libertà in Cristo in libertinaggio!! ILLUSO!
Il peccato, nessuno sà più cosa sia perchè nessuno più parla della Legge che lo mostra, e la Grazia sovrabbonda dove c'è la confessione di esso con l'intento di abbandonarlo, non certo dove viene lasciato pascere.
La parola santificazione è scomparsa dalle Chiese, e il timor di Dio è un optional,
ma lo Spirito di Dio ha detto: Impegnatevi a procacciare la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore; vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio (Ebrei 12:14 e seguenti) e se lo dice Iddio, è bene porvi attenzione.
IMPEGNATI A PROCACCIARE LA SANTIFICAZIONE, se non lo fai, perirai per sempre.
Da solo non ti santificherai certo, sarà impossibile per te e per me e per chiuque altro, ma a Dio tutto è possibile, affidiamoci a LUI, ed Egli opererà nella Sua GRAZIA e IMMENSA POTENZA.
COMBATTI allora!! CHIEDI A DIO!
Non sai che essere cristiano vuol dire essere in una continua guerra? E non ti è stato detto che il peggior nostro nemico è proprio la nostra stessa carne? Se pensi di riuscire di tenerla a bada per non fargli soffocare il tuo spirito, sappi che comunque essa nel frattempo alimenta la tua tiepidezza, e sai bene che a motivo della tiepidezza molti saranno vomitati da Gesù.
COMBATTI allora!! CHIEDI A DIO!
Non sai che essere cristiano vuol dire essere in una continua guerra? E non ti è stato detto che il peggior nostro nemico è proprio la nostra stessa carne? Se pensi di riuscire di tenerla a bada per non fargli soffocare il tuo spirito, sappi che comunque essa nel frattempo alimenta la tua tiepidezza, e sai bene che a motivo della tiepidezza molti saranno vomitati da Gesù.
Fa in modo che Egli non ti trovi tiepido, mai!
Se il tuo torpore ha prevalso, piegati e ravvediti di fronte a Dio, abbassati, pentiti e cerca il Suo perdono, immergiti nella Sua Parola, confessa la tua debolezza e fatti aiutare dai tuoi fratelli, e combatti con Dio! La corona è per chi entra nella battaglia, non certo per chi se ne stà a guardare inerme.
Se Dio ti dirà di aprir bocca, aprila, e proclama quello che Lui ha insegnato nella Sua PAROLA, senza perder tempo in considerazioni umane che non cambiano la vita a nessuno, ma proclama la Sua Verità! Annuncia la Sua Persona!
Se il tuo torpore ha prevalso, piegati e ravvediti di fronte a Dio, abbassati, pentiti e cerca il Suo perdono, immergiti nella Sua Parola, confessa la tua debolezza e fatti aiutare dai tuoi fratelli, e combatti con Dio! La corona è per chi entra nella battaglia, non certo per chi se ne stà a guardare inerme.
Se Dio ti dirà di aprir bocca, aprila, e proclama quello che Lui ha insegnato nella Sua PAROLA, senza perder tempo in considerazioni umane che non cambiano la vita a nessuno, ma proclama la Sua Verità! Annuncia la Sua Persona!
A prescindere che ti ascoltino o no, o se quello che dici piaccia o no a chi ascolta, non guardare ai numeri o ai consensi, ma servi il Signore come LUI vuole, e vedrai che Egli aprirà gli occhi e cambierà il cuore deiSuoi amati. Prima o poi, li aprirà, stanne certo.
La gioia e la potenza del Signore sia con tutti quelli che lo desiderano con tutto se stessi. Pace.
La gioia e la potenza del Signore sia con tutti quelli che lo desiderano con tutto se stessi. Pace.
http://vocechegrida.ning.com/profiles/blogs/messaggio-per-chi-si-e-sviato
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lunedì 26 gennaio 2015
La vittoria della Croce di Cristo
Era la notte prima della crocifissione di Cristo. Gesù aveva riunito i suoi discepoli in una sala posta in alto per prepararli alla sua dipartita dalla terra; dopo aver condiviso insieme la cena, il Signore prese un asciugatoio e si mise a lavare i loro piedi.
Quella sera Gesù disse a questi devoti seguaci che stava per essere “innalzato” (intendendo crocifisso) dalle mani di uomini malvagi. Quando lo disse loro, Egli stava preavvisandoli di quanto stava per accadere.
Gesù terminò questo messaggio, diretto a loro, dicendo; “Io son proceduto dal Padre, e son venuto nel mondo; di nuovo io lascio il mondo, e vo al Padre.” (Giovanni 16:28).
A questo i discepoli risposero: “Ecco, tu parli ora apertamente, e non dici alcuna similitudine. Or noi sappiamo che tu sai ogni cosa, e non hai bisogno che alcun ti domandi; perciò crediamo che tu sei proceduto da Dio.” (Giovanni 16:29-30).
I discepoli volevano far sapere a Gesù che avevano compreso chiaramente quanto egli aveva detto loro. Ma più significativamente, prendete nota delle loro parole nell’ultimo verso: “Or noi sappiamo … perciò crediamo …”.
Sembra che una grande fede abbia preso posto nelle loro anime; questi uomini stavano dichiarando a Gesù: “Ora vediamo, Gesù. Ora sappiamo. Ora crediamo!”
Tutto ciò sembra suggerire che i discepoli erano pronti per i dolorosi e cruenti giorni che sarebbero venuti.
Gesù rispose ai suoi discepoli con una domanda: “Ora credete voi?” (Giovanni 16:31).Quando Cristo fece questa domanda, in altre parole stava chiedendo ai suoi discepoli:
“Comprendete ora cosa avete davanti a voi? Sarete capaci di bere dalla coppa che io sto per bere? Siete pronti a credere, quando domani mi vedrete pendere dalla croce come se fossi indifeso?”
“Crederete ancora quando sembrerà che Io non abbia alcun potere sugli uomini o sul diavolo? La vostra fede rimarrà stabile quando vedrete mio Padre lasciarmi nelle mani dei nemici per un tempo? La vostra fede rimarrà incrollabile in quel momento?”
“La vostra fede sopporterà di vedere il mio viso sfigurato in modo da non essere riconosciuto? Cosa accadrà alla vostra fede in quell’ora quando il vostro Salvatore sembrerà non avere alcun potere da salvare nemmeno sé stesso?”
“Ditemi, credete ora? Veramente credete?”
“Ecco, l’ora viene, e già è venuta, che sarete dispersi, ciascuno in casa sua, e mi lascerete solo …” (Giovanni 16:32).
L’ora della prova è venuta.Questa è l’ora della prova, che segue molte dolci ore di amorevole comunione. Pensate a questo: soltanto qualche ora prima Gesù aveva teneramente lavato i piedi ai suoi discepoli, appena poche ore prima li aveva avvisati della sofferenza e del dolore che lo aspettavano con la sua crocifissione.
Ma durante l’ora della prova divenne subito chiaro che i discepoli non avevano compreso quello che Gesù aveva insegnato loro. Che gioia deve esserci stata nell’inferno quando quest’ora arrivò; in un tempo brevissimo , Pietro passò dal vantarsi della propria fede a rinnegare Cristo e maledirlo. Tutti i discepoli abbandonarono Gesù, proprio come aveva predetto: “… sarete dispersi, ciascuno in casa sua…” (Giovanni 16:32), fuggendo verso un rifugio.
Comunque prima di giudicare questi uomini, immaginatevi di essere stati vicini a quella croce in que giorno; cosa avreste fatto udendo Gesù gridare: “Padre perché mi hai abbandonato?”. Quali pensieri sarebbero passati nella vostra mente? Sospetto che avreste avuto gli stessi pensieri che ebbero i discepoli; come loro anche voi vi sareste chiesti:
“Dov’è la mano di Dio in tutta questa sofferenza e dolore? Dov’è ora il Padre? Perché permette che accada una così terribile cosa, dopo che Gesù ha promesso ogni cosa per il Suo regno?”
Furono questi tipi di pensieri che portarono i discepoli diritti in una fossa di disperazione, devono aver tremato, pensando: “Pensavamo che fosse la nostra speranza”. Ora vedevano la loro speranza frantumata davanti a loro.
È in questa ora di apparente perdita di speranza che vediamo una fugace visione della vittoria della croce.Satana probabilmente si sentiva soddisfatto in quel momento; deve aver pensato che stava vedendo un schema di comportamento, a suo vantaggio, in mezzo al popolo di Dio. Lo immagino mentre pensa: “Questa è un quadro di quanto verrà in seguito; i seguaci di Cristo si piegheranno quando dovranno sopportare dolore e sofferenza; cadranno non appena i problemi li colpiranno, quando dovranno prendere la loro croce, rigetteranno la loro fede”.
Infatti la scena al Calvario non sembrava certo una vittoria; ma in quel giorno qualcosa era all’opera, di cui Satana non sapeva nulla. Era qualcosa che il diavolo non capirà mai sul nostro benedetto Salvatore; sto parlando dell’incommensurabile misericordia di Dio in Cristo!
Qualcosa di incredibile accade quando una persona riceve Gesù come Signore. Una volta che abbandona il mondo per seguirlo, sono per sempre legati al Signore con corde d’amore. Considerate la descrizione di Paolo della sua incommensurabile misericordia:
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? …Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35,38-39).
Malgrado il vergognoso fallimento dei discepoli, la misericordia di Dio era interamente all’opera in loro attraverso lo Spirito Santo; quella misericordia determinò la vittoria dopo gli oscuri giorni della croce. Un seme di fede era stato piantato nei seguaci di Gesù e le loro case erano state costruite sulla roccia. Esse erano state scosse, ovviamente, da una tempesta satanica contro le loro mura e poderose onde colpivano le fondamenta, ma quando la tempesta passò queste case erano ancora in piedi.
Il seme di fede non era morto, era completamente vivo! Le preghiere di Gesù avevano prevalso; la fede di questi seguaci non era crollata.
Vorrei focalizzarmi su una delle molte vittorie della croce.Nessuno può enumerare le compassioni di Cristo e le molte benedizioni del Suo sangue versato; ma voglio particolarmente glorificarLo in una vittoria: il perdono di tutti i peccati passati.
“Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. … Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Giovanni 1:7,9).
È imperativo che ogni seguace di Gesù dimori in questa gloriosa verità; appropriarsi di questo ha a che fare se riusciremo a mantenere una fede vittoriosa nel mezzo di terribili afflizioni. In verità, in tempi di incertezza il problema di rimanere nel perdono di Cristo è cruciale.
Molti di noi che per anni hanno servito Gesù fedelmente, sono cresciuti confidando che la nostra fede può resistere a qualunque fornace ardente. Come i discepoli, testimoniamo : “Ora vedo, Signore. Ora credo”. Ringraziamo Dio che Cristo ha aperto i nostri occhi al Suo scopo eterno.
Spesso inaspettatamente dobbiamo affrontare una crisi tremenda, sopraffacente. Realizziamo di essere entrati in una fornace arroventata sette volte di più di quanto nessuno di noi abbia saputo. Siamo arrivati al faccia a faccia con una battaglia così dolorosa, un combattimento così logorante che la nostra casa comincia a tremare, per essere subito inondata da paure e problemi.
Considerate la testimonianza di un retto predicatore Puritano della storia.Questo predicatore aveva avuto una grande esperienza di sofferenza nella propria vita; egli parlò per una moltitudine di cristiani quando scrisse: “La prima cosa che molti chiedono è: ‘Cosa ho fatto? Dio, ho sbagliato verso di te?’”
Ciò è illustrato anche da una lettera che ho ricevuto da una cara sorella in Cristo. Mi ha scritto quanto segue della sua grande sofferenza:
“Sembra che le prove non cessino mai, neanche per un periodo di riposo; non comprendo se questo è il castigo del Signore.”
“Mi sono chiesta se i problemi della mia famiglia siano dovuti alla mia vita prima di essere salvata; me lo chiedo sempre. Ho chiesto al Padre più e più volte se fosse questa la causa, perché proprio non lo so.”
“A volte mi sento che se questo è il mio castigo, la punizione è più di quanto possa sopportare. Preferirei che la pena della punizione per i miei precedenti peccati facesse soffrire solo me invece che anche i membri della mia famiglia”.
“Amo il Signore e sviarmi da Lui non è qualcosa che possa considerare. Egli è la mia vita, ma recentemente mi sentivo che sarebbe stato meglio se non fossi mai nata, così i miei figli non sarebbero stati qui a soffrire”.
“Certe volte ho anche sentito dentro me che sarei voluto andare a stare con Gesù. Ma questo è egoistico, perché i miei figli hanno bisogno di me”.
“Per favore se hai da darmi qualche spiegazione che possa chiarirmi la mente, lo apprezzerei moltissimo”.
Vi dico la stessa cosa che dissi a questa donna: Ascoltate le parole dell’apostolo Paolo. Egli scrive: “Ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza[pazienza] verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:24-25, il corsivo è mio).
Attraverso la fede nel sangue sparso di Cristo, tutti i peccati passati sono coperti.Siamo resi puri agli occhi di Dio attraverso il suo perdono immeritato. Tutta la colpa, paura e condanna sono tolti, tutti i carichi passati sono spazzati via!
In breve, Dio non tiene più conto contro di voi dei vecchi peccati; Egli vi ha riconciliato a Se Stesso, senza alcuna alienazione da parte Sua. Sorprendentemente il Signore ha previsto tale riconciliazione mentre eravate ancora nel peccato. Vi chiedo, quanto di più ancora questa riconciliazione può applicarsi adesso rispetto al momento in cui avevate creduto nella vittoria della croce?
Secondo Paolo: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:10).
Alla fine Paolo ci dice: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Il peccato ha perso ogni suo potere per condannare; ciò è accaduto alla croce di Cristo.
Il problema è che rimangono delle conseguenze al peccato.Alcune conseguenze del peccato possono essere causate da passate abitudini; allo stesso modo le correzioni del Signore spesso accompagnano il peccato. Ma come figlio di Dio devi fissare nella mente una volta per tutte: Dio non corregge i Suoi figlioli nell’ira.
“Perché il Signore corregge quelli che egli ama,e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga?” (Ebrei 12:6-7).
Non sarete mai così amati rispetto a quando siete puniti o corretti dal Signore, infatti l’intero processo della correzione ha a che fare con il desiderio di Dio per voi; ogni cosa è diretta per farvi afferrare la conoscenza e la gloria Sua.
Ma non errate: la Bibbia chiama dolorosi questi periodi, non ci troverete gioia in nessuna maniera. “È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia …” (Ebrei 12:11). Nondimeno ci viene detto: “… in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa.” (stesso verso).
Nel corso degli anni ho dovuto spegnere molte frecce e bugie di Satana. Oggi io proclamo con certezza: “Dio non è adirato con me e, cari seguaci di Gesù, non lo è neanche con voi. Perciò zittite tutto quello che invece il diavolo dice!”.
Questa è la vittoria della croce: pace con Dio e la reale pace di Dio.Alla croce, la misericordia e la pace prendono un volto, è il volto di un uomo, Gesù Cristo. Nella storia ogni volta che un figlio di Dio ha pienamente creduto nella potenza purificante e guarente del sangue di Cristo, gli è stata promessa pace. Essa è la pace di Cristo, quella pace che regna nel paradiso.
Le parole di Paolo su questo argomento sono rivolte affinché ogni credente le applichi nel suo cammino
“E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.” (Colossesi 3:15, il corsivo è mio).
Cari santi questa è la nostra speranza in tutte le nostre battaglie: che la pace regni nei vostri cuori, riposando nelle promesse di Dio. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.” (2Tessalonicesi 3:16).
Possa la seguente preghiera di Paolo diventare nostra in questi giorni di incertezza:
“Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13).
Grazie a Dio per la Sua gioia e pace! Amen.
da: w.w.w.notizievangeliche.com
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ciao
per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere
